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Maternità facoltativa: spetta alle lavoratrici autonome?

16 Gennaio 2019 | Autore: Sabrina Mirabelli


Maternità facoltativa: spetta alle lavoratrici autonome?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



La maternità facoltativa o congedo parentale è un’indennità riconosciuta dallo Stato anche alle lavoratrici autonome. Quando spetta? Come presentare la domanda? Qual è la sua retribuzione?

Sei una commerciante che vuole beneficiare del congedo parentale ma non sai se ti spetta? Hai adottato da poco un bambino e lavorando nell’azienda agricola di tua proprietà, non pensi di potere fruire della maternità facoltativa? Sei un’artigiana e vuoi godere del congedo parentale ad ore anche se non hai idea di come funziona? La maternità facoltativa: spetta alle lavoratrici autonome? Questa è una piccola guida in materia di congedo parentale e di congedo parentale ad ore, che spiega in cosa consistono questi due tipi di astensione facoltativa dal lavoro, come se ne può fruire e le modalità per la richiesta con particolare riguardo alle lavoratrici autonome. In generale il congedo parentale altrimenti detto maternità o astensione facoltativa è un’indennità riconosciuta dallo Stato ai genitori affinché sia garantito il diritto del bambino ad un’adeguata assistenza. Svolge quindi, la funzione di assicurare la presenza dei genitori accanto al bambino nei primi anni di vita per prendersi cura di lui e soddisfare i suoi bisogni affettivi e relazionali. Dopo il periodo di astensione obbligatorio, la lavoratrice può fare domanda di congedo parentale. La fruizione di tale periodo è quindi, subordinata alla richiesta della madre o del padre, non essendo una prestazione riconosciuta automaticamente. Quest’astensione può essere fruita dai genitori fino al compimento del 12° anno di età del bambino ed è retribuita, anche se in percentuale inferiore rispetto al congedo obbligatorio. E’ inoltre, flessibile nel senso che può essere utilizzata anche non necessariamente dopo il periodo di astensione obbligatoria e con modalità differenti da lavoratrice a lavoratrice. Ad esempio, una lavoratrice può decidere di goderne per sei mesi ininterrotti ed un’altra può decidere di fruirne in maniera frazionata, utilizzando due mesi alla volta suddivisi in tre distinti periodi di tempo. Nel primo caso la lavoratrice dovrà presentare un’unica domanda di congedo parentale al proprio datore di lavoro e nel secondo dovrà effettuare tante domande quanti sono i periodi di astensione di cui vuole godere.

A quali lavoratori spetta il congedo parentale?

La maternità facoltativa spetta ai lavoratori dipendenti pubblici ma non solo poiché ne possono godere anche:

  • i lavoratori e le lavoratrici dipendenti del settore privato come apprendisti, operai, impiegati, dirigenti, titolari di 1 o più rapporti di lavoro in corso, con l’obbligo di prestare l’attività lavorativa;
  • le lavoratrici e i lavoratori agricoli con contratto a tempo determinato, ma a specifiche condizioni, nel senso che devono avere maturato almeno 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente la nascita del bambino;
  • le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps, come ad esempio i liberi professionisti che non sono iscritti a una cassa previdenziale privata o i lavoratori parasubordinati, intendendo per tali i collaboratori occasionali, cioè quelli che lavorano per almeno 30 giorni in un anno in maniera continuativa per lo stesso datore e i lavoratori a progetto. Anche in questo caso sono richieste determinate condizioni, come 3 mesi di effettiva contribuzione nei 12 mesi presi a riferimento per il calcolo dell’assegno di maternità;
  • le lavoratrici autonome.

Il congedo parentale non spetta invece, a lavoratrici/lavoratori disoccupati o sospesi ed a lavoratrici/lavoratori con rapporto di lavoro domestico (colf o badanti).

Quando si interrompe il congedo parentale?

Il congedo parentale si interrompe automaticamente nel caso in cui si perde il lavoro all’inizio o durante il periodo di congedo.

Il congedo parentale previsto per i genitori naturali

Nel caso di genitori naturali il padre e la madre dipendenti potranno assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente, per un periodo massimo di 10 mesi fino ad un’età massima del bambino di 12 anni.

Se il padre si astiene dal lavoro per almeno 3 mesi, il periodo di astensione combinato concesso ai genitori sale a 11 mesi. Tale periodo inoltre, è frazionabile in mesi, settimane o giorni ed a ore. Se il genitore è uno solo, il massimo del congedo è di 10 mesi.

Il congedo parentale previsto per i genitori adottivi/affidatari

I genitori adottivi o affidatari possono godere del congedo parentale entro i primi 12 anni dall’ingresso del bambino in famiglia a prescindere dall’età del bambino e comunque non oltre la maggiore età. Le modalità sono quelle già viste per i genitori naturali.

Il congedo parentale per i lavoratori iscritti alla gestione separata

I lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps possono usufruirne per massimo 3 mesi entro il primo anno di vita del bambino a fronte di almeno 3 mesi di contributi versati o, in caso di adozione o affidamento, entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore che non abbia compiuto i 12 anni di età.

Esempi pratici di congedo parentale

Prendiamo il caso di 2 genitori lavoratori dipendenti. La mamma potrà fruire di 6 mesi di congedo parentale ed il padre di 7 mesi. Se la mamma è casalinga, non potrà godere del congedo parentale, mentre il padre, se dipendente, potrà fruirne per 7 mesi.

Altra ipotesi è quella della madre, lavoratrice autonoma, e del padre lavoratore dipendente: alla madre spetteranno 3 mesi di congedo parentale e al padre 7 mesi. Infine se la madre è dipendente ed il padre è un lavoratore autonomo, la prima potrà godere di 6 mesi di congedo parentale mentre al padre non spetterà alcun congedo parentale.

Congedo parentale per il padre

Il padre può godere del congedo parentale solo in presenza di determinati requisiti cioè la madre deve essere morta o gravemente inferma, il figlio deve essere stato abbandonato o affidato in via esclusiva al padre. Egli poi, può goderne in caso di adozione o affidamento non esclusivi se la madre non ne fa richiesta.

La retribuzione del congedo parentale

Per i dipendenti privati che fruiscono del congedo parentale, esistono tre livelli retributivi a seconda dell’età del bambino; in generale fino ai 6 anni spetta un importo pari al 30% della retribuzione media giornaliera calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo; dai 6 agli 8 anni il congedo viene retribuito al 30% solo nel caso in cui si dimostri un forte disagio economico del lavoratore; dagli 8 ai 12 anni del bambino non spetta alcuna retribuzione.

Per i lavoratori iscritti alla gestione separata dell’Inps il congedo parentale è retribuito al 30% del reddito preso in considerazione dall’Inps per accertare il requisito contributivo.

Nel pubblico impiego, invece, la contrattazione collettiva nazionale prevede che i primi 30 giorni siano interamente retribuiti.

Il congedo parentale per le lavoratrici autonome

Fatta questa premessa di carattere generale sul congedo parentale, parliamo adesso dell’astensione facoltativa riconosciuta alle lavoratrici autonome, intendendo per tali:

  • le coltivatrici dirette: coloro che si dedicano direttamente e abitualmente alla manuale coltivazione dei terreni, in qualità di proprietarie, affittuarie, usufruttuarie, enfiteuta, e/o all’allevamento del bestiame ed attività connesse. Le coltivatrici dirette, inoltre, conducono la propria attività lavorativa da sole o aiutate dalla propria famiglia e non hanno operai;
  • le imprenditrici agricole a titolo principale ovvero quelle lavoratrici che esercitano un’attività diretta alla coltivazione del fondo, alla selvicoltura, all’allevamento di bestiame e attività connesse, in modo diretto o come socie, per almeno il 50% del loro tempo di lavoro e ricavano da queste attività almeno il 50% del proprio reddito. Le imprenditrici agricole non svolgono direttamente l’attività lavorativa ma hanno degli operai alle loro dipendenze;
  • le artigiane che svolgono un’attività manuale per proprio conto e in locali propri (si pensi ad una sarta, una parrucchiera, ecc.);
  • le commercianti che svolgono un’attività consistente nell’acquistare delle merci per poi rivenderle, con lo scopo di realizzare, da tale attività, un profitto (ad esempio una giornalaia, una tabaccaia, ecc.).

Il congedo parentale e i lavoratori autonomi

Al padre lavoratore autonomo, anche se affidatario o adottivo, non spetta l’astensione facoltativa dal lavoro, diversamente dai lavoratori dipendenti.

Regolarità contributiva e congedo parentale per le lavoratrici autonome

Per godere del congedo parentale o maternità facoltativa, le lavoratrici autonome devono essere in regola col versamento dei contributi nella gestione previdenziale di riferimento. Devono cioè avere effettuato il versamento di contributi relativi al mese precedente a quello in cui ha inizio il congedo (o frazione di esso) e devono effettivamente astenersi dall’attività lavorativa né possono intraprenderne una nuova sia essa dipendente, parasubordinata o autonoma.

Quando spetta il congedo parentale alle lavoratrici autonome

Per le lavoratrici autonome il congedo parentale spetta per un massimo di tre mesi entro il primo anno di vita del bambino.

In caso di adozione e affidamento sia nazionale che internazionale, il congedo parentale è riconoscibile per massimo tre mesi entro un anno dall’ingresso del minore nella famiglia.

Nel caso di parto, adozione o affidamento plurimo il diritto al congedo parentale è previsto per ogni bambino alle condizioni sopra indicate.

Quanto spetta alle lavoratrici autonome a titolo di congedo parentale

L’indennità corrisposta alle lavoratrici autonome è pari al 30% della retribuzione convenzionale prevista per l’anno di inizio del congedo stesso.

I tempi della domanda di astensione facoltativa

La lavoratrice autonoma deve inoltrare la domanda di astensione facoltativa prima dell’inizio del periodo di congedo richiesto. Se viene presentata dopo, saranno indennizzati solo i giorni di congedo successivi alla data di presentazione della domanda.

A chi va inoltrata la domanda di congedo parentale

Le lavoratrici autonome devono inoltrare la domanda per il congedo parentale all’Inps telematicamente, prima dell’inizio del periodo di congedo.

Esistono 3 possibilità:

  • accedendo direttamente ai servizi on line dedicati al cittadino sul sito dell’Inps; in particolare una volta effettuato l’acceso tramite il PIN (la richiesta del PIN può essere fatta nella sezione sul portale Inps “richiedi Pin”), si devono selezionare le voci “Invio Domande di prestazioni a Sostegno del reddito”, “Maternità”, e “Acquisizione domanda”; oppure la trasmissione della domanda può essere effettuata tramite le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale);
  • telefonando al contact center Inps ai numeri 803164 gratuito da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento secondo la tariffa del proprio gestore telefonico;
  • tramite patronati o intermediari abilitati.

Chi paga il congedo parentale alle lavoratrici autonome

Per l’indennità di congedo parentale per le lavoratrici autonome è previsto il pagamento diretto da parte dell’Inps.

Le modalità di pagamento dell’indennità di congedo parentale

Le lavoratrici autonome devono indicare sulla domanda una delle seguenti modalità di pagamento:

  • con bonifico su conto corrente bancario o postale; in questo caso dovranno essere  indicate le coordinate bancarie o postali (codice IBAN);
  • allo sportello di un qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale localizzato per CAP, previo accertamento dell’identità della lavoratrice mediante la presentazione del documento di riconoscimento in corso di validità o del codice fiscale oppure mediante la consegna dell’originale della lettera di avviso della disponibilità del pagamento trasmessa all’interessata via Postel con posta prioritaria.

Il congedo parentale ad ore

Il godimento del congedo da parte delle lavoratrici autonome può essere anche frazionato ad ore. La legge infatti, ha previsto la possibilità di assentarsi dal lavoro per alcune ore quando non c’è necessità di mancare per l’intera giornata. Si pensi al caso in cui si debba accompagnare il bambino dal medico o al caso in cui ci sia un altro evento che non richiede di assentarsi dal lavoro per l’intera giornata.

La domanda per il congedo parentale ad ore

La domanda di congedo parentale su base oraria deve essere presentata all’Inps telematicamente attraverso gli stessi canali (web – contact center – patronato) del congedo parentale fruito in modalità continuativa, giornaliera o mensile, ma mediante un’apposita domanda.

Maternità facoltativa o bonus babysitter

Un’alternativa al congedo parentale di tipo economico, è rappresentata dal bonus babysitter o asili nido Inps, che consiste in un contributo erogato dall’Inps per il pagamento delle rette di asili nido o per il pagamento della babysitter ai genitori che scelgono di non fruire dell’astensione facoltativa.

Per le lavoratrici autonome l’importo del bonus è pari a 300 euro al mese per un massimo di 3 mesi.


Di Sabrina Mirabelli


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