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In che mese aprire la partita Iva?

11 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Dicembre 2018



Conviene avviare l’attività come autonomo all’inizio o alla fine dell’anno? Ecco le pratiche da seguire ed i moduli da scaricare.

Stai pensando di aprire un’attività in proprio come professionista o come piccolo imprenditore e sai che dovrai aprire la partita Iva. Si tratta di un passaggio essenziale per poter svolgere un lavoro autonomo, per vendere o per acquistare un servizio o un bene dipendendo soltanto da te stesso. Ed è proprio per questo che vuoi lavorare per conto tuo. Forse finora lo hai fatto per un altro, come dipendente. Hai acquisito nel tempo esperienza e professionalità sufficienti per provare a staccarti dall’azienda e per camminare con le tue gambe. Ed è quello che hai deciso di fare. Quando, però? Un progetto ce l’hai, le condizioni ci sono. Ma per iniziare l’attività è meglio aspettare l’inizio dell’anno oppure qualsiasi momento è buono? Decidere in che mese aprire la partita Iva può farti risparmiare un po’ di soldi?

Sicuramente sì, almeno il primo anno. Per questo devi valutare bene quando partire con la tua attività. Considera, infatti, che sarai tenuto a presentare una serie di dichiarazioni al Fisco, da quella dei redditi alle dichiarazioni Iva e Irpef. Ci sono le comunicazioni trimestrali sulle fatture in entrata ed in uscita (il cosiddetto spesometro) e quella sulla liquidazione dell’imposta detratta sugli acquisti e addebitata sulle vendite. Insomma, a meno di aderire al regime forfettario, che semplifica parecchio le procedure, ci sono un po’ di incartamenti da presentare e di tasse da versare. E, cosa più importante, è da fare che tu lavori o meno. Ecco perché, per risparmiare soldi e fatica, è importante capire in che mese aprire la partita Iva.

Altro aspetto da tenere in considerazione: la durata del regime forfettario che abbiamo appena citato. La legge l’ha fissata in 5 anni. Si tratta di 5 anni solari o di 5 anni effettivi? Cioè, se inizio a giugno 2019 il primo anno si conclude a giugno del 2020 oppure a dicembre 2019 con la fine del periodo di imposta? Anche questo potrà condizionare la tua scelta quando pensi in che mese aprire la partita Iva.

Partita Iva: che cos’è?

Tecnicamente, la partita Iva è una serie di 11 numeri che identificano un professionista o una società. Le prime 7 cifre corrispondono al titolare della partita Iva, le 3 successive sono quelle relative al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultima cifra ha una funzione di controllo. Questa sequenza resta uguale per tutta la vita lavorativa del professionista o del titolare della società, a meno che la partita Iva venga chiusa.

Si tratta, dunque, di un regime fiscale obbligatorio per chi esercita un’attività autonoma o imprenditoriale. Questi soggetti si impegnano, all’atto di apertura della partita Iva ad emettere fattura e a versare le tasse ed i contributi previdenziali sotto forma di imposta del valore aggiunto.

Partita Iva: chi è obbligato ad aprirla?

Come accennato, è tenuto ad aprire la partita Iva chi svolge un’attività autonoma. Parliamo, quindi, di liberi professionisti (l’avvocato, il giornalista freelance, il musicista, il consulente finanziario, ecc.) o di titolari di imprese di beni o servizi che devono rispettare gli obblighi fiscali attraverso l’imposizione indiretta.

Non deve aprire la partita Iva chi non è un lavoratore dipendente a, anche se titolare di reddito di impresa, non supera il reddito annuale di 5.000 euro.

Chi decide di aprire la partita Iva deve stare molto attento al tipo di rapporto che ha con i clienti. Nel senso che non dovrebbe accettare, ad esempio, degli orari fissi o di lavorare sempre durante le stesse giornate: in questo modo potrebbe far pensare al Fisco che ci sia una «falsa partita Iva» per lavorare senza un contratto di assunzione (quindi senza assicurazione né contributi previdenziali) pur sottostando ai vincoli di un dipendente.

Partita Iva: la scelta del regime

Quando si decide di avviare un’attività in proprio bisogna scegliere il tipo di regime fiscale a cui si vuole aderire, e questo potrà aiutarti anche a capire in che mese aprire la partita Iva.

Il professionista o l’imprenditore possono optare per il regime ordinario oppure per il regime forfettario. Il primo è quello che, almeno sulla carta, appare meno conveniente, anche se a volte si rende obbligatorio verso chi non ha i requisiti per aderire al secondo.

Il regime ordinario prevede il pagamento di queste imposte e di questi costi ordinari:

  • il costo del diritto camerale, cioè di ciò che bisogna versare alla Camera di Commercio (non lo deve fare chi svolge un’attività professionale e tecnica che esclude l’iscrizione al Registro delle imprese);
  • l’Irpef;
  • l’Irap;
  • la gestione separata dell’Inps o della propria cassa professionale (ad esempio l’Inpgi2 per i giornalisti, l’Enpals per musicisti o attori, ecc.);
  • l’Iva sull’imponibile di ogni fattura.

Proprio per quanto riguarda l’Iva, ogni 3 mesi occorre dichiarare il cosiddetto «spesometro», cioè tutte le fatture in entrata ed in uscita. Insieme allo spesometro occorre comunicare la liquidazione Iva, vale a dire l’imposta detratta dagli acquisti e quella addebitata sulle vendite. È esonerato da spesometro e comunicazione chi trasmette tutte le fatture elettronicamente attraverso il sistema dell’Agenzia delle Entrate.

Il regime forfettario, invece, è quello entrato in vigore grazie alla Legge di Stabilità del 2015 [1] per sostituire il vecchio regime dei minimi quando si decide di aprire una partita Iva. Prevede per chi ha i requisiti la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni e del 15% dal sesto anno in poi. Inoltre, c’è da versare il 27,72% sul reddito di impresa in qualità di contributi previdenziali. Anche se c’è la possibilità di adottare un regime Inps agevolato con un minimale ridotto del 35% da pagare in tre rate trimestrali.

Per beneficiare di questo regime fiscale occorre:

  • non avere dei compensi dell’anno precedente superiori alla soglia massima annua di ricavi;
  • non avere nell’anno precedente delle spese relative al lavoro dipendente superiori a 5mila euro;
  • avere un costo complessivo dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio precedente inferiore ai 20mila euro al lordo degli ammortamenti.

Chi beneficia della tassazione al 5% dovrà avere, inoltre, questi requisiti:

  • l’attività avviata non deve essere una continuazione di un’attività precedente svolta anche come lavoro subordinato;
  • non deve aver aperto una partita Iva negli ultimi 3 anni.

Per ulteriori informazioni sul regime forfettario per professionisti, consulta la nostra guida.

Partita Iva: come aprirla?

Prima ancora di decidere in che mese aprire la partita Iva vuoi conoscere gli aspetti più burocratici, cioè come si apre una partita Iva, quali moduli devi compilare, quanto ci vuole per averla in mano e quanto costa.

Intanto, devi sapere che per aprire una partita Iva basta una connessione ad Internet: devi collegarti al sito dell’Agenzia delle Entrate e comunicare l’inizio della tua attività entro 30 giorni da quando l’hai avviata.

Se intendi diventare un libero professionista, dovrai compilare questo modulo e iscriverti alla gestione separata dell’Inps, cioè quella dedicata ai lavoratori autonomi e ai parasubordinati oppure alla cassa di previdenza relativa alla tua professione (Inpgi2 se sei un giornalista, Enpals se sei un artista, ecc.).

Se, invece, vuoi mettere in piedi una ditta individuale devi compilare quest’altro modulo ed iscriverti al Registro delle imprese della Camera di Commercio. Hai, comunque, la possibilità di fare una comunicazione unica e di iscriverti in contemporanea all’Inps, alla Camera di Commercio, all’Inail e richiedere, allo stesso tempo, codice fiscale e partita Iva.

Altro passaggio necessario per aprire la partita Iva è quello di scegliere il codice Ateco, cioè il codice relativo all’attività economica e che, quindi, identifica la professione da svolgere. Per ottenerlo, basta andare sul sito ateco.infocamere.it, cliccare su «ricerca attività» e scrivere la tua professione. Ti verrà indicato il relativo codice.

Quanto tempo ci vuole per tutte queste procedure? Meno di quanto tu possa immaginare. Consegnata la documentazione, se vuoi fare il professionista avrai la ricevuta di assegnazione con il tuo numero di partita Iva entro 24 ore. Per la ditta individuale, ci vuole anche il tempo di iscrizione al Registro delle imprese e la comunicazione al Comune dell’avvio dell’attività.

Partita Iva: quando aprirla?

Tutte queste informazioni ci sono utili per capire in che mese aprire la partita Iva. Come abbiamo visto, infatti, ci sono diversi adempimenti da rispettare, soprattutto in termini di tasse e di contributi da versare, indipendentemente da quanto si lavora e da quanto si fattura. Ciò significa che non avrà molto senso aprire una partita Iva verso la fine dell’anno. Se lo fai, ad esempio, a ottobre o a novembre, dovrai pagare per tutto l’anno anche se in realtà svolgi la tua attività solo per un paio di mesi. Per assurdo, se apri la partita Iva al 31 dicembre 2019, nel 2020 devi fare la dichiarazione Iva, la dichiarazione dei redditi, la comunicazione trimestrale e lo spesometro come se avessi lavorato per tutto il 2019. Non ha senso. Anche perché avresti già perso per niente uno dei 5 anni di regime forfettario, nel caso avessi fatto questa scelta.

Sarebbe sconsigliato farlo anche mei mesi di giugno o luglio. Oltre a sprecare metà anno, infatti, si va incontro al mese di agosto in cui, a causa della pausa estiva, molte aziende si fermano e chiudono i battenti. Significa non lavorare, o lavorare molto poco, e, pertanto, non guadagnare ma pagare, comunque, le tasse.

A questo punto, appare evidente che il periodo migliore dell’anno per aprire la partita Iva sia quello dell’inizio dell’anni, cioè nei mesi da gennaio a marzo. In questo modo potrai rispettare tutti gli adempimenti in modo graduale senza dover fare tutto di un colpo alla fine dell’anno e per di più – come appena detto – senza avere lavorato molto.

note

[1] Legge n. 190/2014.


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