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Le politiche di investimento sostenibile e responsabile delle Casse di previdenza

6 dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 dicembre 2018



Il MEFOP SpA è la Società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, fondata nel 1999 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne detiene la maggioranza assoluta delle azioni.

Al suo interno vede la partecipazione, a diverso titolo, di un ampio panorama di fondi pensione, Casse di previdenza, fondi sanitari e soggetti di mercato (SGR, banche depositarie, compagnie di assicurazioni, società di servizi).
Il MFOP in questi giorni ha pubblicato la IV edizione dell’indagine sugli investimenti sostenibili e responsabili degli operatori previdenziali italiani.
Per “investimento sostenibile e responsabile” (acronimo SRI dall’inglese Sustainable Responsible Investment) si intende una strategia di investimento orientata al medio – lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso.
L’analisi ha preso in considerazione le Casse di previdenza, i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti, i piani individuali pensionistici e i fondi pensioni preesistenti per una massa gestita pari a 168.864 milioni di euro.
L’analisi ha riguardato la governance, la politica di investimento, l’attuazione della politica di investimento, la trasparenza.
La media aritmetica dei punteggi finali per categoria è stata la seguente:

Risulta evidente che le Casse di previdenza sono le meno sensibili alle politiche di investimento sostenibile e responsabile e, addirittura, hanno peggiorato la performance rispetto al 2017.
A mio giudizio questo è il risultato della mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Regolamento per gli investimenti del quale, invece, da anni dispongono i Fondi pensione.
La cosa è particolarmente grave perché le Casse di previdenza dei professionisti gestiscono la previdenza obbligatoria di primo pilastro mentre i Fondi pensione si occupano della previdenza complementare su base volontaria.
Possibile che i Ministeri Vigilanti non si rendano conto della situazione dopo aver commissionato questo studio?
Come coniugare quindi adeguatezza, appropriatezza e positive ricadute economico sociali? Ci sono oggi ampi margini di crescita per gli investimenti a sostegno del sociale e dell’economia reale del Paese in termini di adeguatezza e appropriatezza e si possono fare:
– correlandoli ai rendimenti minimi da offrire sulle prestazioni pensionistiche e alle proprie platee di iscritti sulla base delle età anagrafiche e dei requisiti maturati (ALM, LDI);
– applicando ad esempio i criteri ESG ricercando il profitto ma con una attenzione anche alla coesione sociale delle proprie platee e adottando scelte di investimento responsabili (SRI) che premino un nuovo modo di fare finanza ed impresa;
– innovando le prestazioni anche con interventi a impatto sociale;
– sostituendo la ricerca di performance di breve periodo con una visione di periodo correlata ai propri obiettivi;
– proponendo anche azioni di riduzione della povertà educativa e sociale, e l’ampliamento delle occasioni di lavoro in luogo della mera assistenza (Itinerari previdenziali, Convegno di fine anno del 28 novembre 2018).
Non a caso si fa riferimento agli investimenti responsabili.
Una distinzione doverosa poiché l’integrazione della tradizionale analisi finanziaria con i vincoli basati sui parametri ESG, strategie SRI e investimenti a impatto sociale rende più performanti i portafogli nel lungo periodo. I dati parlano chiaro: una ricerca effettuata dal Politecnico di Milano in collaborazione con una nota Sim, riporta come in dieci anni l’indice MSCI World SRI abbia performato di circa dieci punti percentuali meglio dell’indice “tradizionale”. Inoltre il mercato europeo vale da solo circa la metà dell’universo SRI, testimonianza di come l’attenzione alla sostenibilità trovi nel Vecchio Continente un terreno fertile per crescere. I tempi sono dunque maturi per un cambio di approccio in cui una certa “finanza tradizionale”, soggetta spesso a logiche speculative con view di rendimento di breve periodo, lascia il passo a una “finanza nuova e responsabile”.(Niccolò de Rossi)
Il Ministero del lavoro svolge attività di vigilanza sulla previdenza obbligatoria gestita dagli enti previdenziali di diritto privato (associazioni e fondazioni) di cui al d.lgs. n. 509 del 30 giugno 1996 e al d.lgs. n. 103 del 10 febbraio 1996, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Ministero della Giustizia, limitatamente alla Cassa di Previdenza Forense e alla Cassa del Notariato.
Sotto il profilo giuridico-amministrativo, il Ministero, tramite la Direzione Generale per le politiche previdenziali e assicurative, esamina e approva le delibere, adottate dagli enti, in materia di contributi e prestazioni, di modifica degli statuti e dei regolamenti di organizzazione e dei regolamenti elettorali. Verifica, inoltre, la sostenibilità e adeguatezza delle prestazioni previdenziali, interagendo con COVIP nel controllo sulle politiche di investimento e sulla composizione del patrimonio degli enti. Svolge i procedimenti finalizzati all’emanazione dei Decreti di commissariamento degli Enti, in presenza delle condizioni previste dalla normativa di riferimento. Esprime le linee di indirizzo su organizzazione e funzionamento degli Enti, anche nei confronti dei rappresentanti ministeriali negli organi statutari. La Direzione Generale per le politiche previdenziali e assicurative cura altresì la tenuta e l’aggiornamento dell’albo delle associazioni e delle fondazioni che gestiscono attività di previdenza e assistenza e predispone i decreti di nomina dei componenti degli organi degli enti  privati e privatizzati e dei componenti.
Per quanto riguarda la vigilanza tecnico-finanziaria sui medesimi enti di previdenza privati, la Direzione esamina i bilanci preventivi, le note di variazione e i bilanci consuntivi, formulando eventuali osservazioni e rilievi. Effettua inoltre l’analisi dei bilanci tecnico-attuariali, finalizzata alla verifica della sostenibilità finanziaria e dell’adeguatezza delle prestazioni previdenziali. Approva i regolamenti di contabilità e amministrazione e verifica la legittimità e congruità dei piani triennali di investimento degli enti previdenziali finalizzata al rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica.
Ricordo che l’omessa vigilanza determina il risarcimento del danno all’investitore (Cass. Civ., I Sez., n. 23418 del 17/11/2016).
Errantibus, non dormientibus, iura succurrunt.

note

Fonte Diritto e Giustizia, per gentile concessione dell’autore


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