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Buoni pasti giornalieri e indennità sostitutiva di mensa

29 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Dicembre 2018



Con riguardo ai buoni pasto, l’azienda per cui lavoro mi ha riconosciuto dal 2008 ad aprile 2011 un buono pasto giornaliero di 7,50 euro. Poi dal maggio 2011 senza dare alcuna comunicazione non ha più consegnato buoni pasto cartacei fino ad ottobre 2013, data in cui sulla busta paga è comparsa un’indennità sostitutiva di mensa di 1,81, con arretrati di 450 euro lordi. Ciò fino ad aprile 2015. Da allora fino ad oggi è stato riconosciuto un buono pasto di 7 euro. Ho diritto agli arretrati? La società doveva informarmi? 

Il datore di lavoro può mettere a disposizione dei suoi dipendenti un “servizio mensa“ o in alternativa riconoscergli una “indennità economica sostitutiva della mensa” per le spese del pasto. 

I buoni pasto (anche detti tickets) cartacei o elettronici, danno al loro possessore il diritto di ottenere, dagli esercizi convenzionati con la società di emissione dei buoni stessi, la somministrazione di alimenti e bevande e la cessione di prodotti di gastronomia pronti per il consumo. 

Mentre l’indennità sostitutiva di mensa fa parte della retribuzione erogata al dipendente ed è soggetta, per legge, sia alla “contribuzione previdenziale che a quella fiscale”. Tale indennità è attribuita sia ai lavoratori a tempo pieno e sia ai lavoratori a tempo parziale. 

Quindi, per i datori di lavoro che non possono o non vogliono provvedere a istituire un servizio di mensa aziendale (gestito direttamente o appaltato a terzi) è comunque possibile garantire la somministrazione dei pasti ai propri dipendenti attraverso: 

1. il rilascio di buoni pasto; 

2. il riconoscimento di un’indennità di mensa, più precisamente chiamata “indennità sostitutiva del servizio di mensa”. 

I buoni pasto in particolare: 

– non sono cedibili, non sarà quindi possibile cedere buoni pasto a “colleghi”; 

– non sono commercializzabili, non è possibile dunque venderli ottenendo la corrispondente somma di denaro; 

– non sono cumulabili oltre il limite di otto buoni, quindi non se ne possono utilizzare contemporaneamente più di otto; 

– sono utilizzabili solo dal titolare non sarà possibile quindi far utilizzare i buoni pasto a soggetti diversi dal titolare, nemmeno a familiari; 

– sono utilizzabili esclusivamente per l’intero valore facciale. 

Per quanto riguarda invece il trattamento fiscale e contributivo in capo ai lavoratori i buoni pasto non sono imponibili fino ad euro 5,29 euro al giorno, o ad euro 7 euro se resi in forma elettronica. Pertanto, solo i ticket con importi superiori a tali soglie sono soggetti a tassazione e contribuzione previdenziale sulla quota eccedente il valore facciale del buono. 

Detto ciò, nel caso in cui l’azienda opti per riconoscere al dipendente in busta paga l’indennità sostitutiva di mensa, l’importo deve essere uguale al valore del buono pasto. L’indennità sostitutiva di mensa sarà esente da tassazione in capo al dipendente solamente dove ricorrano le seguenti condizioni (come precisato anche nella R.M. 41/E/2000): 

– orario di lavoro che comprenda la pausa per il pranzo; 

– lavoro stabile presso un’unità produttiva; 

– unità produttiva che non consente di recarsi, senza utilizzare mezzi di trasporto, al più vicino luogo di ristorazione. 

Al di fuori di tali delimitate casistiche di esenzione l’indennità sostitutiva fa parte della retribuzione erogata al dipendente e sarà soggetta a contribuzione previdenziale e fiscale. 

Dunque, qualora in busta paga sia stato riconosciuto al lettore un’indennità sostitutiva di mensa che non corrisponda al valore del buono cartaceo che gli veniva riconosciuto in precedenza, questi può chiedere i corrispondenti arretrati. Certamente sarebbe stato più opportuno da parte dell’azienda informare i propri dipendenti in merito alle nuove direttive per quanto riguarda all’erogazione dei buoni pasto. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


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