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Causa di lavoro agente commercio, azioni di rivalsa e revocatoria fallimentare

29 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Dicembre 2018



Sono agente di commercio ed ho una causa con il rito del lavoro contro la mia preponente che entro massimo 6 mesi dovrebbe arrivare a sentenza. Essendo la stessa con indennizzo da 500.000 euro fino a 1.000.000 euro ho saputo che la preponente sta cercando di chiudere l’attività, ma non avendo attivato al registro imprese una apertura di liquidazione, cercando di dismettere i beni aziendali e incassando i crediti. L’azienda ha gli ultimi bilanci (2015-2016-2017) con notevoli utili e riserve pari a 3.000.000 euro non prelevati e il 2018 non dovrebbe avere perdite. Nel caso in cui arrivati a sentenza l’azienda dovesse avere già chiuso con prelievo di tutti i crediti e depositi bancari da parte degli amministratori (tentativo per non pagare nel momento della sentenza), ho delle tutele e possibili rivalse (anche successivamente alla mia istanza di fallimento contro la società) qualora dovesse subentrare una procedura fallimentare? Se non sono disponibili attività e crediti verso clienti perchè gli amministratori hanno liquidato e incassato tutto nel momento di pagare con la sentenza, mi posso rivalere sugli stessi amministratori e soci? L’eventuale curatore può mettere in atto azioni di responsabilità contro i soci e azioni di revocatoria?

Con riguardo alla possibilità per il creditore di agire direttamente nei confronti degli amministratori, tale azione dipenderà dalla forma societaria adottata dalla preponente del lettore. 

Se essa è costituita sotto forma di società di capitali (s.r.l. o s.p.a.), allora non si potrà agire nei confronti del patrimonio personale dei singoli amministratori/soci, poiché questi risponderanno solo con il capitale conferito all’interno della società. In questo caso, occorrerà fare istanza di fallimento e procedere con le eventuali azioni a tutela del proprio credito (v. sotto).

Diversamente, nel caso in cui la Preponente fosse costituita sotto forma di società di persone (società semplice, in accomandita, in nome collettivo, ditta individuale) allora il lettore potrà agire – dopo aver costatato l’incapacità delle casse societarie (beneficio di preventiva escussione) – nei confronti degli amministratori e dei singoli soci, attaccando il loro patrimonio personale. 

In merito all’eventuale procedura concorsuale (fallimento), il curatore fallimentare è legittimato a esercitare l’azione di responsabilità contro gli amministratori della società fallita, i quali abbiano eseguito pagamenti preferenziali in una situazione di manifesta crisi dell’impresa in violazione della « par condicio creditorum » (Cassazione civile, sez. un., 23/01/2017, n. 1641). 

In questo caso, infatti, si tratterebbe non solo di un illecito civile, ma anche di bancarotta preferenziale commessa mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori. 

Tale azione potrebbe essere intentata sotto l’impulso dei creditori che, con specifica istanza, darebbero il via per un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori. 

Inoltre, nel caso in cui questi beni dovessero essere dismessi prima del conseguimento della sentenza attesa, il lettore potrebbe comunque fare ricorso allo strumento giudiziale della revocazione con il quale porre nel nulla gli atti di disposizione nel mentre compiuti dalla società debitrice. 

Tale azione potrebbe essere avanzata anche nel caso in cui tale dismissione dovesse intervenire a procedura fallimentare iniziata: in questo caso prenderebbe il nome di revocatoria fallimentare. 

Ad ogni modo, quello che a parere dello scrivente si consiglia al lettore – una volta ricevuta la sentenza – è di trascrivere il provvedimento nei confronti del patrimonio immobiliare della società (se esistente), o di quello mobiliare (quote societarie, se ancora sostanzialmente esistente), in modo da evitare che eventuali condotte fraudolente degli amministratori (quali, debiti inventati in favore di creditori inesistenti) possano compromettere la sua posizione creditoria. 

Se tali azioni saranno già state eseguite (questo il lettore lo potrà sapere con delle visure camerali al momento della sentenza), non resterà che agire con l’azione revocatoria e concorsuale, ferme restando le tutele improntate dal legislatore nel caso in cui la società debitrice sia strutturata come “di persone” e non “di capitali”. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla 


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