Diritto e Fisco | Articoli

Inps: domanda di revisione invalidità e accertamento tecnico preventivo

18 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Gennaio 2019



In seguito ad un tumore alla tiroide di cui ho subito l’asportazione e sono ancora in cura ho fatto richiesta nel dicembre 2015 dell’assegno di invalidità. Essendomi stato riconosciuto dopo una visita in commissione il  67% di invalidità mi è stato riconosciuto l’assegno per una durata di 3 anni. Preciso che nel 1995 ho subito un incidente stradale che mi ha riconosciuto una invalidità agli arti inferiori INAIL del 60% con relativa rendita. A 6 mesi dalla scadenza dell’assegno come di prassi ho fatto domanda per la conferma dello stesso, sono stato chiamato a visita medico legale e in commissione mi è stato detto che essendosi ridotta l’invalidità al 50% mi era stato tolto l’assegno. Ho richiesto di fare ricorso ed ho la visita medica tra pochi giorni. I problemi deambulatori e di tumore che sicuramente andranno a peggiorare con gli anni a venire mi porteranno sempre a non coincidere con un’invalidità civile complessiva? Inoltre nel 2016 l’azienda per cui lavoravo ha voluto decentrare in altra località l’ufficio dove lavoravo e così ora mi trovo con 58 anni circa 38 anni di lavoro senza futuro. 

Qualora la diagnosi indicata nel verbale riporti un grado di invalidità o di handicap minore rispetto a quello da cui si ritiene di essere affetti e si voglia contestare una valutazione di maggiore gravità, è possibile percorrere due vie: 

1. presentare la domanda di revisione (via che ha scelto il lettore); 

2. o chiedere l’accertamento tecnico preventivo. 

La domanda di revisione è quella domanda con cui si chiede all’INPS di essere sottoposti a nuova visita al fine di accertare il peggioramento o il miglioramento delle patologie psico-fisiche. Quindi non si può chiedere la revisione se le condizioni di salute del paziente non sono cambiate rispetto alla precedente visita che ha dato diniego al riconoscimento dell’invalidità. 

In occasione della visita all’INPS, si consiglia al lettore di produrre una documentazione sanitaria completa e soprattutto aggiornata. Ad esempio, i sanitari INPS non possono valutare favorevolmente una cardiopatia il cui ultimo esame risale a tre anni prima oppure un diabete di cui non si producano né certificazioni né esami ematochimici. 

Dunque, in occasione di una nuova visita per un negato riconoscimento, è indispensabile produrre ulteriore documentazione specialistica rispetto a quella prodotta in prima istanza, per permettere al medico INPS che esamina il ricorso di giustificare serenamente l’eventuale cambio di giudizio. È quindi necessario  per il lettore dimostrare con i documenti che gli rilascerà lo specialista che lo segue che le sue condizioni sanitarie andranno sempre a peggiore. Saranno senz’altro questi documenti a fare la differenza sul cambio di giudizio. 

Laddove anche quest’ultima visita di controllo non risulterà sufficiente a riconoscere al lettore il 67% dell’invalidità civile, questi potrà chiedere l’accertamento tecnico preventivo obbligatorio, entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Infatti, l’art. 445-bis del Codice di Procedura Civile prevede che la persona che intende proporre ricorso deve depositare, presso la Cancelleria del Tribunale della provincia di residenza, un’istanza di accertamento tecnico per la verifica preventiva delle condizioni sanitarie legittimanti la pretesa che intende far valere davanti al giudice; tale istanza rappresenta atto interruttivo della prescrizione. 

La richiesta di accertamento tecnico preventivo va fatta dal cittadino che intende impugnare un verbale sanitario, prima di dare inizio al contenzioso giudiziale. L’accertamento viene affidato dal giudice ad un consulente tecnico d’ufficio (CTU), che viene assistito nelle operazioni peritali da un medico legale dell’Inps. Una volta terminata la consulenza tecnica, il giudice fissa un termine perentorio (non superiore a 30 giorni) entro il quale le parti devono dichiarare se intendono contestare o meno le conclusioni del consulente. 

In assenza di contestazioni, il giudice predispone il decreto di omologazione dell’accertamento, che non è più impugnabile né modificabile. Se invece una delle parti dichiara di voler contestare le conclusioni del CTU, si apre il giudizio con il deposito del ricorso introduttivo nel quale, a pena di inammissibilità, vanno indicati i motivi della contestazione. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA