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Cisterna di gasolio: risarcimento per bonifica andata male

19 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Gennaio 2019



Con riguardo ad una prestazione di bonifica di una cisterna di gasolio interrata andata male, il cui ripristino mi costerà circa 20.000 euro, ho diritto ad un risarcimento del danno? Se si, come posso fare per ottenerlo?

La prova di tenuta è un obbligo normativo/contrattuale posto a carico dell’azienda controllante.

L’art.1453 del codice civile stabilisce che quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

Questo significa che il lettore, sulla base dei dati da lui forniti in allegato, potrebbe agire in giudizio sia per costringere l’azienda ad adempiere ai suoi obblighi di riparazione, sia per la risoluzione del contratto chiedendo la restituzione delle somme pagate e il risarcimento per i danni subiti dal malfunzionamento della cisterna.

Tra l’altro, il lettore – per colpa della poca professionalità dei dipendenti dell’azienda – ha rischiato anche delle sanzioni amministrative previste in caso di fuoriuscita e sversamento di gasolio; sanzioni previste in capo al proprietario, quale custode del serbatoio contenente detto idrocarburo, quando ometta di adottare le misure di sicurezza nella tenuta del serbatoio e, per negligenza, non si attivi per adottare le dovute cautele e per impedire l’ulteriore fuoriuscita del materiale inquinante nel corso d’acqua, una volta posto in condizione di conoscere il fatto dello sversamento, anche se lo stesso dipenda da comportamenti riferibili a terzi (Cassazione civile, sez. II, 22/12/2011, n. 28382).

In quel caso, il lettore avrebbe dovuto rivalersi nei confronti dell’azienda di tutto quanto pagato per responsabilità del loro inadempimento.

Quello che si consiglia al lettore, prima di agire con il ripristino della situazione precedente, è di far eseguire la prova di tenuta della cisterna, al fine di appurare i vizi dell’intervento precedente.

Anzi, se già con l’intervento di un ingegnere si è appurata (con certezza) la perdita della cisterna, sarebbe utile (allo stesso prezzo, circa!) introdurre un giudizio di accertamento tecnico preventivo (giudizio breve) con il quale – una volta che il Giudice abbia nominato un consulente tecnico d’ufficio – vengano verificate quelle perdite, il responsabile e la quantificazione dei danni subiti; tutto in contraddittorio con l’azienda convenuta.

In questo modo, la relazione del CTU formerebbe una prova legale (con immediatezza) e permetterebbe al lettore di agire in giudizio per la sola liquidazione dei danni con in faretra un elemento probatorio fondamentale per ottenere quanto voluto.

Ovviamente, questo non vorrà dire che la sostituzione della cisterna dovrà essere posta solo a carico dell’azienda; a meno che non si provi che tale sostituzione sia stata necessitata dall’intervento dell’azienda che ha aggravato le condizioni della cisterna, provocando l’irreparabilità del bene.

Diversamente, l’azienda potrà essere condannata solo alla restituzione delle somme ricevute e al risarcimento dei danni patiti dai giorni trascorsi senza impianto di riscaldamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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