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Debiti con Agenzia Entrate Riscossione: che fare se non si può pagare?

7 dicembre 2018


Debiti con Agenzia Entrate Riscossione: che fare se non si può pagare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 dicembre 2018



Cartelle di pagamento: le soluzioni per evitare il pignoramento da parte dell’esattore.

Chi non può pagare una cartella esattoriale non può sperare in un saldo e stralcio o in un accordo con l’Agenzia Entrate Riscossione: i mezzi per estinguere il debito, infatti, non possono mai essere fatti “su misura” e personalizzati alle esigenze del singolo contribuente. È solo la legge che può stabilire che fare se non si può pagare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione. Ciò nonostante esistono delle soluzioni che, se sapute scegliere e calibrare, consentono di ottenere, nella peggiore delle ipotesi, una boccata di ossigeno. Alcune di queste, però, per quanto consigliate da avventati consulenti, sono estremamente pericolose e rischiano di compromettere il futuro del debitore, con pesanti ripercussioni sotto il profilo penale.

Qui di seguito ti daremo alcune indicazioni su come non pagare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione distinguendo le strade giuste da quelle pregiudizievoli.

Cosa rischia chi è nullatenente in caso di debiti con Agenzia Entrate Riscossione?

In generale, la domanda più ricorrente che ci si pone è cosa rischia un nullatenente che non ha alcun bene intestato ed è disoccupato in caso di debiti con Agenzia Entrate Riscossione. La risposta è scontata: non rischia nulla. Non esistono infatti sanzioni per chi non riesce a onorare i debiti tributari. L’unico strumento che ha l’esattore per recuperare i propri crediti è il pignoramento e, chiaramente, se il contribuente non ha una casa, un conto corrente, un’auto o uno stipendio non ci può essere nulla da espropriare.

È chiaro però che tanto è più giovane il debitore, tanto superiori (e auspicabili per lui) sono le possibilità che questi, in futuro, modifichi le sue condizioni patrimoniali. Ad esempio potrebbe ereditare la casa dei genitori o ricevere una proposta di assunzione o percepire una pensione di reversibilità oppure ottenere una donazione da un parente. Se, nel frattempo, il debito con Agenzia Entrate Riscossione non si è prescritto, egli potrà allora subire il pignoramento sui beni appena ricevuti. Non dimenticare infatti che l’esattore ha dei poteri di indagine che gli consentono di conoscere, in tempo reale, le condizioni reddituali dei cittadini. 

Ci sono dei beni che, seppur astrattamente pignorabili, non lo sono nella pratica. Si pensi a un’auto cointestata o a una quota minima di un immobile. In tali casi, la difficoltà al recupero dell’importo rende improbabile (ma non giuridicamente impossibile) l’azione dell’esattore. 

Quando vanno pagati i debiti con Agenzia Entrate Riscossione?

Prima di spiegare che fare se non si può pagare un debito con Agenzia Entrate Riscossione, ricordiamo che le cartelle esattoriali vanno onorate entro il termine di 60 giorni. Seppur già dal sessantunesimo giorno potrebbero partire le azioni esecutive (pignoramenti) o cautelari (fermo e ipoteca) ciò non avviene quasi mai. L’agente della riscossione lascia trascorrere molto tempo prima di passare alle vie di fatto. Anzi, a volte il tempo è così ampio che, nel frattempo, il debito si prescrive. 

La prescrizione delle cartelle non è sempre uguale: varia a seconda del tipo di debito in essa riscosso. Così avremo che:

  • per debiti relativi a imposte dovute allo Stato come Iva, Irpef, Irap, imposta di bollo, di registro, canone Rai, accertamenti effettuati dall’Agenzia delle Entrate, ecc. la prescrizione è di 10 anni (molte sentenze di giudici di primo e secondo grado, tuttavia, ritengono che la prescrizione dell’Irpef sia di 5 anni);
  • per debiti relativi a imposte dovute alla Regione o al Comune la prescrizione è di 5 anni (Imu, Ici, Tasi, Tari, ecc.);
  • per debiti relativi a sanzioni amministrative e contravvenzioni per violazioni del codice della strada la prescrizione è di 5 anni;
  • per contributi dovuti all’Inps e all’Inail la prescrizione è di 5 anni;
  • per debiti derivanti da sentenze del tribunale la prescrizione è di 10 anni;
  • per debiti derivanti dall’omesso versamento del bollo auto la prescrizione è di 3 anni (che decorrono a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’imposta andava versata).

Come dilazionare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione

Sicuramente il modo più semplice per prendere tempo e non pagare la cartella in un’unica soluzione è quello di chiedere la rateazione (da molti chiamata anche “rateizzazione” o “dilazione”). Per debiti fino a 60mila euro si può ottenere la rateazione a 72 rate (6 anni) con una semplice domanda, senza bisogno di depositare documenti che dimostrino la difficoltà economica. Negli altri casi bisognerà corredare la domanda con la documentazione richiesta dalla legge (Isee). 

Per sapere come procedere puoi leggere la nostra guida Rateizzazione cartelle di pagamento.

I vantaggi di questa soluzione sono:

  • vengono interrotti i pignoramenti in corso;
  • non vengono intrapresi altri pignoramenti;
  • non possono essere iscritte ipoteche o fermi auto;
  • il fermo auto già iscritto può essere sospeso dopo il versamento della prima rata (bisogna portare la ricevuta di pagamento allo sportello dell’esattore che consegna una liberatoria da depositare al Pra). L’ipoteca, al contrario, resta fino al versamento dell’ultima rata;
  • si decade dalla rateazione solo dopo l’omesso versamento di cinque rate (anche non consecutive). Ciò consente al contribuente di avere 5 mesi di tempo durante i quali qualsiasi azione esecutiva è sospesa.

Proroga della rateizzazione

Se, nel corso della rateizzazione, le tue condizioni economiche dovessero cambiare (ad esempio perdi il lavoro o ti viene ridotto lo stipendio) e non riesci più a far fronte alla rata, puoi sempre chiedere la cosiddetta proroga della rateizzazione. Con la richiesta di proroga, ti verrà modificato il piano di rimborso e le singole rate: avrai, in altre parole, più tempo per pagare il debito. Puoi richiedere una proroga ordinaria o straordinaria e puoi allungare il pagamento fino a un massimo di 120 rate. Naturalmente dovrai dimostrare, con dei documenti, la tua situazione di sopraggiunta incapacità economica.

In particolare, in caso di comprovato peggioramento della situazione di obiettiva difficoltà (temporanea o grave), il contribuente può richiedere, in relazione alla rateazione (ordinaria o straordinaria) già concessa, la proroga per un ulteriore periodo ordinario di 72 rate o straordinario di 120 rate, se ricorrono le condizioni individuate per le rispettive rateazioni.

La proroga può essere richiesta una volta sola. A seconda che sia ordinaria o straordinaria, le rate possono essere, rispettivamente, costanti/crescenti oppure solo costanti.

Se non è accolta la richiesta di proroga straordinaria, il debitore può comunque richiedere quella ordinaria. Il mancato accoglimento deve essere comunicato dall’esattore. Nel caso di altri carichi scaduti, non interessati da precedenti provvedimenti di rateazione di cui è chiesta la proroga, l’istanza non può essere concessa se non dietro il pagamento o la rateazione di tali cartelle.

Nel caso invece di eventuali carichi non scaduti, l’esattore informa il contribuente della possibilità (senza effetti vincolanti) di presentare apposita istanza di rateazione.

Il debito da rateizzare è comprensivo degli eventuali interessi di mora maturati e degli oneri della riscossione nella misura massima.

L’istanza va presentata seguendo le modalità previste per la concessione della rateazione. Vanno allegati i documenti che attestano il peggioramento della situazione di obiettiva difficoltà.

I modelli sono reperibili sul sito o presso gli uffici dell’Agenzia Entrate Riscossione.

Come non farsi pignorare il conto corrente da Agenzia Entrate Riscossione

Se stai percependo uno stipendio o una pensione e stai pensando di farti accreditare gli importi sul conto corrente di un parente per non subire il pignoramento, sappi che stai per commettere una mossa sbagliata. L’esattore infatti può accedere all’anagrafe tributaria e conoscere i tuoi redditi; potrà quindi sapere se percepisci delle somme da terzi e pignorarle direttamente in capo a questi.

Se tuttavia non vuoi farti pignorare il conto corrente, sarà meglio non lasciarvi depositati molti soldi in modo che, quando arriverà l’atto di pignoramento, la procedura si dovrà estinguere per assenza di somme. 

Se però sul conto viene accreditato lo stipendio o la pensione, vigono altre regole. Se, infatti, nella generalità dei casi il conto può essere pignorato interamente, quando su di esso confluiscono redditi di lavoro dipendente o di natura previdenziale, il pignoramento può avvenire nei seguenti limiti:

  • per le somme già depositate all’atto della notifica del pignoramento, solo l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale (circa 1.450 euro); 
  • per le somme che saranno depositate nelle mensilità successive alla notifica del pignoramento, nei limiti di un decimo (per somme fino a 2.500 euro mensili), un settimo (per somme fino a 5.000 euro mensili), un quinto (per somme oltre 5.000 euro mensili).

Come ricorrere alla legge sul sovraindebitamento per non pagare i debiti con Agenzia Entrate Riscossione

La legge detta “salvasuicidi” consente, a chi non ha le disponibilità economiche e patrimoniali sufficienti a coprire i debiti, di rivolgersi al tribunale per chiedere un saldo e stralcio delle cartelle. Questa procedura, che può essere attivata anche con un solo creditore (nella specie l’Agenzia Entrate Riscossione) non richiede neanche il consenso del creditore se i debiti sono di natura privata (cosiddetto piano del consumatore); se invece i debiti derivano dall’esercizio di un’attività lavorativa, c’è necessità del consenso dell’esattore (cosiddetto accordo del debitore). 

Il contribuente deve farsi assistere da un organismo di composizione della crisi che potrebbe essere anche un professionista di fiducia. Nel caso del piano del consumatore, il giudice autorizza la decurtazione del debito con percentuali che possono arrivare anche all’80% (in pratica ci si libera dal debito versando solo il 20%).

Come annullare i debiti prescritti con Agenzia Entrate Riscossione

Nella pratica, quando si riceve una cartella di pagamento, molti degli importi sono prescritti. Tuttavia è assai improbabile ottenere dall’esattore una cancellazione automatica dei debiti non più dovuti per decorso del termine. Fermo restando che, per verificare se davvero si è realizzata la prescrizione, bisogna conservare tutte le cartelle e i solleciti ricevuti e accertarsi che, dall’ultima raccomandata, siano decorsi i termini che abbiamo indicato sopra, la mossa più semplice è quella di presentare un’istanza in autotutela, ossia un ricorso diretto all’Ente titolare del credito (l’amministrazione come l’Inps, l’Agenzia delle Entrate, il Comune, ecc.) mettendo in copia anche l’esattore. Il più delle volte non si ottiene risposta. A questo punto, se non sono decorsi 60 giorni dalla cartella o dall’intimazione di pagamento, ci si può rivolgere al giudice per farlo annullare. Se però non si vuol spendere soldi per un giudizio o sono trascorsi i 60 giorni, si può anche attendere che l’agente della riscossione faccia la successiva mossa (ad esempio un pignoramento o un fermo) e poi agire contro quest’ultimo atto. Potrebbe anche succedere che nessuna azione esecutiva venga più intrapresa proprio per la consapevolezza dell’intervenuta prescrizione. Il debito allora resterà solo “formalmente” riportato nei computer, ma non avrà alcun valore.

Leggi anche Cartelle esattoriali non pagate: cosa succede?

Vendere o donare i propri beni

Se stai pensando di intestare la casa a tua moglie o a tuo figlio, con una donazione, sappi che stai per commettere un grave errore. Difatti quest’atto può essere revocato entro cinque anni se viene dimostrato che non hai altri beni da pignorare. In più questo comportamento costituisce reato (sottrazione al pagamento delle imposte) se il debito attiene alle imposte sui redditi e supera 50mila euro.

Una mossa più conveniente potrebbe essere la vendita del bene che tuttavia non può essere simulata; per cui necessita della prova del passaggio di denaro. La revocatoria, in questo caso, richiede la prova della conoscenza, da parte del terzo, della tua condizione debitoria (prova che invece non è richiesta in caso di donazione). Resta però fermo il reato per sottrazione al pagamento delle imposte per debiti superiori a 50mila euro relativi a imposte sui redditi.

Inserire gli immobili in un fondo patrimoniale non ti aiuta poiché la giurisprudenza ha ritenuto che tale garanzia non opera per debiti tributari. Lo stesso dicasi per il trust.

Come evitare il fermo auto

Se hai un’auto e temi che arrivi il fermo auto potresti intestarla a un altro familiare convivente. Secondo alcuni giudici è sufficiente la cointestazione del mezzo per evitare il fermo. 

Come evitare l’ipoteca sulla casa

L’ipoteca sulla casa viene posta solo per debiti a partire da 20mila euro. Nulla vieta al contribuente di pagare solo una parte del debito per portarlo al di sotto di tale soglia e non subire l’ipoteca.

Come evitare il pignoramento della casa

A differenza dell’ipoteca, il pignoramento avviene solo per debiti a partire da 120mila euro e sempre a condizione che l’immobile non rientri nei requisiti della cosiddetta “prima casa”. Anche in tale ipotesi si può pagare solo una parte del debito per ricondurlo sotto soglia. 

Se l’immobile è cointestato il pignoramento avviene sull’intero bene ma il ricavato della eventuale vendita forzata dovrà essere restituito ai comproprietari secondo le rispettive quote.

Non si può pignorare l’immobile adibito a propria residenza, quindi destinato a civile abitazione, se non è di lusso e se il contribuente non possiede altri immobili. Qualora questi dovesse quindi ricevere una casa da una eredità o da una donazione o decidesse di acquistarla, entrambi gli immobili sarebbero pignorabili solo se il debito è superiore a 120mila euro e se la somma del valore di entrambi è superiore a 120mila euro.

Questa circostanza porta molti contribuenti a rifiutare eventuali successioni o donazioni per lasciare intatto il vincolo di impignorabilità della prima casa.


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