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Trattenute malattia dipendenti privati

13 Gennaio 2019


Trattenute malattia dipendenti privati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Gennaio 2019



Il lavoratore che si ammala ha diritto ad assentarsi dal lavoro e a ricevere comunque la retribuzione. Ci sono però dei limiti che possono comportare delle trattenute sullo stipendio.

I dipendenti hanno tutto il diritto di ammalarsi e di starsene a casa durante la malattia. La malattia, da questo punto di vista, è una di quelle cause che consente al dipendente di assentarsi in maniera giustificata presentando il dovuto certificato di malattia. Dal punto di vista economico, tuttavia, la situazione non è del tutto a favore del dipendente. Trattenute malattia dipendenti privati: cosa sono? Il lavoratore in malattia infatti ha diritto a percepire una apposita indennità dall’Inps che, però, non è del tutto uguale allo stipendio che il lavoratore avrebbe preso se si fosse recato al lavoro. Inoltre, durante la malattia il dipendente ha degli specifici obblighi di reperibilità per le cosiddette visite fiscali. Se non li rispetta rischia pesanti sanzioni. In questo articolo cercheremo di darti maggiori informazioni.

Cos’è la malattia?

Il diritto alla salute è uno dei principali diritti della persona riconosciuto dalla stessa Costituzione repubblicana [1].

La salute è un diritto così importante che, nell’ambito del rapporto di lavoro, l’eventuale sopraggiungere di una malattia del dipendente lo esonera dall’obbligo di recarsi al lavoro. Inoltre, oltre alla possibilità di assentarsi, lo Stato, attraverso l’Inps, sostiene economicamente il dipendente in malattia versandogli una indennità di malattia. Si vuole infatti evitare che il dipendente malato perda lo stipendio. Se così fosse, infatti, il diritto di assentarsi dal lavoro sarebbe solo teorico posto che, per paura di perdere lo stipendio, nessuno si assenterebbe pur essendo malato.

La malattia è qualsiasi alterazione fisico-psichica, qualsiasi evento morboso, che non consente al dipendente di recarsi al lavoro.

Cos’è l’indennità di malattia?

L’indennità di malatia una indennità che viene riconosciuta dall’Inps ai lavoratori in tutti i casi in cui si verifica un evento morboso, o malattia che ne determina l’incapacità lavorativa.

Non tutte le categorie di lavoratori hanno diritto all’indennità di malattia Inps.

Infatti questa indennità è riconosciuta a:

  • operai che operano nel settore industriale;
  • operai ed impiegati che operano nel settore terziario e nei servizi;
  • lavoratori addetti all’agricoltura;
  • lavoratori apprendisti;
  • disoccupati;
  • lavoratori che siano stati sospesi dal lavoro;
  • lavoratori che operano nell’ambito dello spettacolo;
  • lavoratori marittimi;
  • lavoratori iscritti, dal punto di vista previdenziale, alla gestione separata Inps [2].

Sono esclusi dal campo di applicazione dell’indennità di malattia Inps le seguenti categorie di lavoratori:

  • collaboratori domestici, ossia le colf e le badanti;
  • impiegati che operano nel settore dell’industria;
  • quadri (sia relativi al settore dell’industria che a quello dell’artigianato);
  • dirigenti;
  • portieri;
  • lavoratori autonomi (ossia con contratto di prestazione d’opera professionale).

L’elencazione delle categorie di lavoratori incluse ed escluse dall’indennità di malattia non è tassativa ma solo indicativa.

Cosa spetta al dipendente in malattia?

Per la gran parte dei lavoratori a tempo indeterminato che hanno diritto a percepirla, l’indennità di malattia Inps viene pagata per tutti i giorni che siano coperti da certificazione medica idonea e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

Per quanto concerne i lavoratori a tempo determinato, invece, l’indennità di malattia Inps viene corrisposta per tutti i giorni coperti da idonea certificazione medica e per un numero massimo di giorni pari a quelli lavorati nei 12 mesi immediatamente precedenti l’inizio della malattia da un minimo di 30 giorni ad un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

Il diritto a percepire l’indennità di malattia Inps viene meno in concomitanza con la cessazione del rapporto di lavoro anche se avvenuta prima dello scadere del contratto. Il datore di lavoro non può corrispondere l’indennità per un numero di giornate superiore a quelle effettuate dal lavoratore alle proprie dipendenze; le restanti giornate sono indennizzate direttamente dall’Inps.

Come fare domanda per la malattia Inps?

Per ricevere il pagamento dell’indennità di malattia Inps il lavoratore deve recarsi innanzitutto dal proprio medico curante al fine di farsi rilasciare il certificato di malattia.

A questo punto è lo stesso medico, che ha le credenziali per farlo, a trasmetterlo telematicamente all’Inps.

Da quando è stata introdotta la trasmissione telematica del certificato il lavoratore non deve più provvedere a comunicare la certificazione medica al datore di lavoro.

Infatti, il datore di lavoro potrà utilizzare direttamente i servizi messi a disposizione dall’Inps per visualizzare o ricevere la certificazione medica attestante la malattia. Ricordiamo che il certificato visualizzato dall’azienda indica solo i giorni concessi dal medico per la malattia, ma non comunica la patologia che ha colpito il lavoratore, anche per tutelarne la privacy.

L’indennità Inps copre tutto il periodo di malattia?

Il diritto a ricevere l’indennità di malattia Inps non matura sin dal primo giorno di malattia, ma decorre dal 4° giorno successivo all’inizio dell’evento morboso. I primi 3 giorni sono infatti privi di pagamento e sono detti anche “periodo di carenza”.

Teoricamente, dunque, per una malattia di tre giorni il dipendente ha diritto a stare a casa, ma non riceve nemmeno un euro dall’Inps.

Proprio per questo sono intervenuti i contratti collettivi nazionali di lavoro che prevedono, quasi tutti, che il periodo di carenza sia pagato, in tutto o in parte, dal datore di lavoro a totale carico dell’azienda.

Rientra nel periodo di malattia anche l’eventuale ricovero sia in regime ordinario che in regime di day hospital a condizione che la relativa certificazione contenga una diagnosi specifica.

Inoltre, come già detto, la malattia spetta per un massimo di 180 giorni nell’anno solare.

Cosa sono le fasce di reperibilità?

La malattia è stata, da sempre, oggetto di abusi da parte dei dipendenti che potrebbero essere tentati di farsi attestare lo stato morboso solo per starsene a casa essendo comunque pagati dall’Inps. Proprio per frenare queste possibili condotte fraudolente sono state istituite le cosiddette visite fiscali.

Il lavoratore in malattia, infatti, ha l’onere di rendersi reperibile al proprio domicilio per essere sottoposto, nelle fasce di reperibilità previste dalla legge, a controlli che hanno come scopo quello di verificare l’effettiva temporanea incapacità lavorativa del lavoratore.

La visita fiscale, in realtà, non entra nel merito. Il personale ispettivo si limita a verificare che il dipendente stia a casa a riposo ma non effettua un controllo sulla salute del dipendente con visite, etc.

Le fasce di reperibilità, ossia i momenti della giornata in cui il dipendente in malattia deve farsi trovare a casa poichè potrebbe ricevere la visita degli ispettori dell’Inps che potrebbero sottoporlo alla visita medica di controllo domiciliare sono, per tutti i giorni che ricadono nella certificazione di malattia:

  • dalle ore 10,00 alle ore 12,00 del mattino;
  • dalle ore 17,00 alle ore 19,00 del pomeriggio.

Se, senza una valida giustificazione, il lavoratore è assente alla visita medica di controllo rischia che gli vengano applicate delle sanzioni.

In particolare, le sanzioni consistono nella non indennizzabilità delle giornate di malattia nel seguente modo:

  • in caso di prima assenza non giustificata alla visita di controllo potranno essere non indennizzate un massimo di 10 giornate di calendario, dall’inizio dell’evento;
  • in caso di seconda assenza non giustificata alla visita di controllo potrà essere non indennizzato il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia;
  • dalla data della terza assenza non giustificata alla visita di controllo potrà essere non indennizzato il 100% dell’indennità.

A quanto ammonta l’indennità di malattia Inps?

L’indennità di malattia Inps ha la funzione di compensare, in parte, la retribuzione che il dipendente in malattia perde non recandosi al lavoro. In ogni caso, il suo ammontare non è tale da raggiungere il 100% dello stipendio che il dipendente avrebbe percepito se avesse regolarmente lavorato.

Al lavoratore in malattia spetta un’indennità Inps pari a:

  • il 50% della retribuzione media giornaliera dal 4° al 20° giorno di malattia;
  • il 66,66% della retribuzione media giornaliera dal 21° al 180° giorno di malattia.

Può dunque accadere che se al rapporto di lavoro non si applica nessun contratto collettivo di lavoro, al dipendente spetti solo l’indennità Inps e dunque, non gli spetti nulla nei primi 3 giorni e gli spettino gli importi appena esaminati dopo il 4° giorno.

Nella gran parte dei casi, tuttavia, il rapporto di lavoro è assoggettato ad un contratto collettivo di lavoro. I più importanti CCNL prevedono sia la copertura dei tre giorni di carenza sia una integrazione a carico dell’azienda nei giorni successivi al quarto. L’obiettivo è di consentire al dipendente, cumulando indennità Inps e quota a carico dell’azienda, di avvicinarsi il più possibile al 100% dello stipendio che il dipendente avrebbe percepito se avesse regolarmente lavorato.

Cosa sono le trattenute malattia dipendenti privati?

Dal punto di vista pratico è il datore di lavoro ad anticipare l’indennità di malattia Inps mettendola direttamente nella busta paga del dipendente salvo poi compensarla con le somme che l’azienda deve versare all’Inps per il pagamento dei contributi previdenziali.

Come abbiamo detto, in ogni caso, la retribuzione percepita dal dipendente durante la malattia non è identica alla retribuzione ordinaria che viene percepita dal dipendente che si reca normalmente al lavoro. Infatti, nei primi tre giorni di carenza l’indennità di malattia Inps non spetta e nei giorni successivi spetta solo una quota della retribuzione ordinaria.

Inoltre, il lavoratore potrebbe essere risultato assente alle visite di controllo e quindi potrebbe essere necessario applicargli le sanzioni che abbiamo visto prima.

Tutti questi scostamenti tra la retribuzione percepita durante la malattia e la retribuzione ordinaria a cui ha diritto il dipendente danno luogo a delle trattenute in busta paga che in particolare derivano da:

  • assenza dell’indennità di malattia Inps nei primi 3 giorni di malattia (periodo di carenza);
  • misura dell’indennità Inps nei giorni successivi al quarto inferiore al 100% della retribuzione ordinaria del dipendente;
  • decurtazione di 10 giornate di indennità di malattia Inps, oppure del 50% dell’indennitò di malattia Inps relativa al periodo di malattia oppure del 100% dell’indennità di malattia Inps relativa al periodo di malattia in caso di assenza del dipendente (a seconda che sia la prima, la seconda o la terza assenza non giustificata) alle visite fiscali di controllo.

Da questo deriva la presenza in busta paga della voce trattenute malattia. Infatti, nella busta paga in alto viene inserita la paga base mensile.

Tuttavia, per le ragioni dette, nel periodo di malattia il dipendente non ha diritto all’intera paga base ma solo ad una quota (che varia come visto al variare del giorno di malattia e con l’eventuale applicazione delle sanzioni in caso di assenza alle visite fiscali).

La differenza tra la paga base e la paga spettante al dipendente in malattia verrà dunque inserita sotto forma di trattenuta malattia e cioè verrà sottratta alla paga base mensile.

Come abbiamo visto, in caso di numerose assenze alle visite fiscali, la paga durante la malattia potrebbe anche azzerarsi.

Sottraendo alla paga base mensile le trattenute malattia si otterrà (dopo aver applicato tutte le altre competenze e trattenute di legge) il netto a cui ha diritto il dipendente.

In questo senso a fare la differenza è il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro: se il CCNL prevede una integrazione a carico dell’azienda del trattamento di malattia che porta la retribuzione al 100% le trattenute malattia si azzerano. Se al contrario il CCNL prevede una compensazione solo parziale della retribuzione persa le trattenute malattia ci saranno e saranno più o meno pesanti.

Occorre anche tenere conto che l’assenza del dipendente in malattia alle visite fiscali potrebbe anche essere considerato dal datore di lavoro una infrazione dei doveri disciplinari che incombono sul dipendente e potrebbero dunque esporre il lavoratore al rischio di subire un procedimento disciplinare. E’ dunque fondamentale da questo punto di vista che il dipendente si accerti, quando si reca dal medico per farsi fare il certificato, che siano inseriti i propri dati di domicilio corretti per le visite fiscali altrimenti potrebbe risultare assente non per una sua reale negligenza, ma gli ispettori si recano in un domicilio sbagliato, dove il dipendente non è più presente.

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note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Art. 2 co. 26 L. n. 335/95.


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