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Cosa succede se non si va a lavorare?

14 Gennaio 2019
Cosa succede se non si va a lavorare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gennaio 2019



Il lavoratore deve recarsi con puntualità al lavoro, nell’orario stabilito dal contratto di lavoro, altrimenti rischia di subire conseguenze disciplinari.

L’orario di lavoro è uno degli elementi essenziali di ogni contratto di lavoro. Il dipendente, infatti, a differenza del lavoratore autonomo che è libero di decidere quando e come lavorare, dovendo solo rispettare la scadenza finale per la consegna dell’opera o del servizio, deve rispettare rigidamente l’orario di lavoro fissato nel contratto di lavoro o nelle successive comunicazioni del datore di lavoro. Non è consentito al dipendente ritardare arbitrariamente l’inizio della prestazione di lavoro né, tanto meno, gli è concesso di non presentarsi al lavoro senza una valida giustificazione. Cosa succede se non si va a lavorare? Le conseguenze possono essere molto negative per il dipendente e possono portare fino al licenziamento.

Cos’è l’orario di lavoro?

Quando il datore di lavoro ed il dipendente firmano il contratto di lavoro, in questo documento indicano quando il lavoratore deve recarsi al lavoro. L’orario di lavoro è, dunque, la collocazione temporale della prestazione lavorativa, il momento storico in cui il lavoratore deve recarsi in azienda per svolgere le mansioni per le quali è stato assunto.

Nel contratto di lavoro verrà indicato l’orario di lavoro con espressa previsione dei giorni di lavoro (ad esempio, dal lunedì al venerdì) e dell’orario di lavoro da seguire nei diversi giorni di lavoro. Si potrebbe prevedere che il dipendente svolga tutti i giorni lo stesso orario oppure orari diversi per ogni giorno, fermo restando l’obbligo di rimanere all’interno dell’orario massimo di lavoro previsto dalla legge, che è fissato in 40 ore settimanali.

Facciamo subito un esempio. L’orario di lavoro di Tizio è dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 17.

L’azienda potrebbe decidere, e spesso viene fatto, di concedere una certa flessibilità e prevedere dunque che l’inizio della prestazione possa avvenire tra le ore 8 e le ore 8.30. In questo caso il dipendente dovrà recuperare a fine giornata il tempo perso al mattino. Ciò significa che se è entrato al lavoro alle 8.30 uscirà alle 17.30 recuperando così la mezz’ora di flessibilità di cui ha usufruito al mattino.

Stabilire l’orario di lavoro è importante perché oltre tale limite si ricade nel ritardo, se il dipendente arriva al lavoro dopo l’orario massimo consentito (e cioè nel nostro esempio dopo le 8.30) o addirittura nell’assenza, se il dipendente non si presenta al lavoro per l’intera giornata.

Cos’è l’assenza ingiustificata?

Il dipendente è obbligato a recarsi al lavoro nell’orario prestabilito. Il lavoratore può assentarsi solo in presenza di una causa di giustificazione legittima. In tutti gli altri casi l’assenza sarà ingiustificata.

L’assenza è legittima quando:

  • il dipendente è in malattia e produce, nei termini di legge e di contratto collettivo di lavoro, la certificazione medica che attesta la malattia e indica per quanti giorni il lavoratore può rimanere a casa;
  • il dipendente è in ferie, debitamente richieste ed autorizzate dal datore di lavoro;
  • il lavoratore è in permesso retribuito o non retribuito, debitamente richiesto ed autorizzato dal datore di lavoro;
  • in tutti gli altri casi in cui la legge o il contratto collettivo di lavoro prevedono il diritto del dipendente ad assentarsi (es. permessi 104, congedo parentale, assenza per motivi di studio, etc.).

Quindi possiamo distinguere subito due casi in cui il dipendente non va a lavorare:

  • il lavoratore non va a lavorare in presenza di una valida giustificazione ossia di uno di quei casi in cui la legge o il contratto collettivo lo autorizzano ad assentarsi dal lavoro;
  • il lavoratore non va a lavorare senza motivo e senza avvertire della sua assenza.

In questo secondo caso si parla di assenza ingiustificata.

Cosa rischia il lavoratore in caso di assenza ingiustificata?

Come abbiamo già accennato in premessa, mentre il lavoratore autonomo è libero di decidere quando e come lavorare, dovendo solo rispettare il termine finale previsto dal contratto per la consegna dell’opera o del servizio che si è impegnato a realizzare per il committente, nel lavoro subordinato la situazione è del tutto differente.

Il lavoratore subordinato, infatti, come dice il nome stesso, deve eseguire le direttive e gli ordini che gli vengono impartiti dal datore di lavoro e non ha autonomia nel decidere quando e come lavorare. Deve lavorare nell’orario prescritto e nel modo prescritto.

Il lavoratore subordinato è infatti assoggettato al potere direttivo del datore di lavoro [1] e deve eseguire le indicazioni ricevute. Da ciò consegue che il dipendente, salvo giustificazioni oggettive, deve recarsi al lavoro nell’orario e nei giorni prescritti nel contratto di lavoro o in successivi accordi o comunicazioni dell’azienda.

Il datore di lavoro ha uno strumento che può essere utilizzato se il dipendente non rispetta gli obblighi e gli impegni che ha assunto firmando il contratto di lavoro. Questo strumento è il potere disciplinare. In sostanza, l’azienda, di fronte ad un inadempimento del dipendente, può sanzionarlo sul piano disciplinare, infliggergli una “punizione”.

Per fare questo, però, al fine di tutelare il diritto di difendersi del dipendente, il datore di lavoro deve seguire un determinato procedimento detto procedimento disciplinare.

Il lavoratore che non va a lavorare rischia quindi di subire un procedimento disciplinare e, alla fine del procedimento, di ricevere una sanzione disciplinare.

Come si svolge il procedimento disciplinare?

Torniamo al nostro esempio. Tizio non si reca al lavoro e non invia al datore di lavoro alcuna comunicazione. Siamo in presenza di una vera  e propria assenza ingiustificata.

A questo punto il datore di lavoro avvia il procedimento disciplinare. Per farlo deve inviare a Tizio una comunicazione con cui gli contesta il fatto commesso che viene considerato dall’azienda un illecito disciplinare, ossia un comportamento contrario ai doveri ed agli obblighi del lavoratore verso l’azienda.

La comunicazione dovrà contenere la descrizione del fatto contestato che, in questo caso, sarà abbastanza semplice. Basterà infatti dire che il dipendente, in data XXX, non si è recato al lavoro senza inviare alcuna comunicazione ed è stato pertanto assente senza giustificazione.

La lettera di contestazione disciplinare deve chiudersi dando al dipendente un lasso di tempo per rassegnare le proprie giustificazioni scritte oppure per chiedere di essere ascoltato oralmente. Il tempo a disposizione del dipendente è di cinque giorni in base alla legge [2] oppure un termine maggiore se previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro.

A questo punto il dipendente, nei cinque giorni o nel termine maggiore previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro, potrà inviare una lettera al datore di lavoro con cui si giustifica e spiega le motivazioni che sono alla base del comportamento contestato.

Ricevute le giustificazioni del dipendente l’azienda dovrà valutare se accoglierle o meno. Se le accoglie il procedimento si chiude. Se non le accoglie l’azienda può punire il dipendente, applicandogli una sanzione disciplinare.

Quale sanzione disciplinare rischia chi non va a lavorare?

Il datore di lavoro non può decidere autonomamente come punire il dipendente ma può applicargli solo una delle sanzioni disciplinari previste dalla legge che sono:

  • il rimprovero verbale: il datore di lavoro si limita ad una “lavata di testa” verbale al dipendente;
  • il rimprovero scritto: la “lavata di testa” in questo caso viene messa per iscritto;
  • la multa: il datore di lavoro trattiene dalla busta paga del dipendente un importo pari al massimo a cinque ore di retribuzione;
  • la sospensione dal servizio e dalla retribuzione: il datore di lavoro intima al lavoratore di starsene a casa fino ad un massimo di dieci giorni senza prendere lo stipendio;
  • il licenziamento con preavviso (giustificato motivo soggettivo): il dipendente viene licenziato ma ha diritto al preavviso previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro o alla relativa indennità sostitutiva;
  • il licenziamento senza preavviso (giusta causa): il dipendente viene licenziato in tronco. L’ha fatta talmente grossa che l’azienda non può tollerare nemmeno un minuto in più la sua presenza al lavoro e dunque non ha diritto nemmeno al preavviso previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro né alla relativa indennità sostitutiva.

Nello scegliere quale sanzione, tra quelle descritte, applicare al dipendente che non è andato a lavorare il datore di lavoro deve applicare un principio di proporzionalità [3]. E’ chiaro che per un ritardi di 3 minuti sarebbe eccessivo licenziare in tronco un dipendente. Più è grave l’infrazione, più potrà essere pesante la sanzione.

Per orientarsi sono utili le indicazioni del contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro. I CCNL infatti spesso indicano quale sanzione disciplina applicare in caso di assenza ingiustificata e di solito danno valore al numero di giorni di assenza. Vediamo alcuni esempi.

Il CCNL Commercio prevede che l’azienda possa licenziare il dipendente in caso di assenza ingiustificata oltre tre giorni nell’anno solare oppure in caso di recidiva nei ritardi ingiustificati oltre la quinta volta nell’anno solare, dopo formale diffida per iscritto.

Il CCNL Industria Metalmeccanica prevede che il datore di lavoro possa licenziare il dipendente in caso di assenze ingiustificate prolungate oltre quattro giorni consecutivi o assenze ripetute per tre volte in un anno nel giorno seguente alle festività o alle ferie.

Se l’assenza è meno grave, ossia il dipendente non si presenta al lavoro o abbandona il proprio posto di lavoro senza giustificato motivo oppure non giustifica l’assenza entro il giorno successivo a quello dell’inizio dell’assenza stessa salvo il caso d’impedimento giustificato, il CCNL Industria Metalmeccanica prevede le sanzioni minori di di ammonizione scritta, multa o sospensione.

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note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 7 L. n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).

[3] Art. 2106 cod. civ.


2 Commenti

  1. Succede che ti becchi un bel licenziamento o una bella sanzione disciplinare. Gli altri che si svegliano all’alba o lavorano fino a notte fonda per assicurare una perfetta organizzazione all’interno dell’azienda sono fessi? E tu magari stai stravaccato sul divano o in giro con gli amici in bar o per locali anziché recarti al lavoro e ti prendi ugualmente un bello stipendio. C’è pieno di gente che vorrebbe un posto di lavoro al giorno d’oggi per raggiungere l’indipendenza economica e tu stai a gongolare. Ma che gente c’è in giro? Voglia di lavorare saltami addosso! E molti si fanno in quattro per cercare un lavoro. Ah no, forse era così un tempo. Adesso c’è anche il reddito di cittadinanza per i fannulloni!

    1. Il rispetto prima di tutto se nell’azienda manca questo non vedo perché debba andarci a lavoro scusa eh

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