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Appalti: cos’è il DUVRI?

7 Febbraio 2019
Appalti: cos’è il DUVRI?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2019



La legge tutela in vari modi la salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Quando in un determinato ambiente di lavoro operano aziende diverse è previsto un particolare documento che deve essere redatto per tutelare la sicurezza.

Nonostante se ne parli tutti i giorni nei telegiornali, nonostante gli appelli di politici e sindacalisti, nonostante le numerose leggi che si sono succedute nel corso del tempo, la sicurezza sul lavoro resta un tema caldo e scottante nel nostro Paese dove ogni giorno si verificano decine e decine di infortuni sul lavoro di cui molti mortali. A questi devono essere aggiunte le numerose malattie professionali contratte dai dipendenti a causa della non salubrità degli ambienti di lavoro in cui hanno operato e dell’esposizione prolungata ad agenti cancerogeni e patogeni. Proprio per tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro sono previsti numerosi obblighi a carico dei datori di lavoro. Tra questi obblighi si segnala la predisposizione di documenti che analizzano quali sono i rischi specifici che caratterizzano l’attività lavorativa dell’azienda. Nelle aziende in cui operano diverse imprese, ad esempio perché ci sono degli appalti, è previsto l’obbligo di redigere un ulteriore documento che si chiama DUVRI. Appalti: cos’è il DUVRI?Cerchiamo di capirlo insieme. Continua a leggere questo articolo.

Che cos’è il DUVRI?

Nel 2008 è stata approvata dal Parlamento una legge organica [1] che raccoglie in un unico provvedimento normativo tutti gli obblighi inerenti alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro denominata “Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Il Testo Unico prevede tutta una serie di obblighi per le aziende al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti, elencando tutta una serie di adempimenti e prevedendo per le aziende che non si adeguano pesanti sanzioni.

La riforma del 2008 mette al centro di tutta la materia due principi fondamentali:

  • la programmazione della sicurezza: significa che, oltre a mettere a disposizione i dispositivi antinfortunistici, etc. l’azienda deve innanzitutto programmare la sicurezza, fare una profonda analisi delle proprie attività per capire dove può inserirsi il rischio per la sicurezza del dipendente. Programmare significa prevenire;
  • il coinvolgimento dei dipendenti: la riforma parte dall’idea che il lavoratore non deve subire passivamente le norme sulla sicurezza ma debba farsene protagonista.

Con riferimento alla programmazione della sicurezza, l’obbligo fondamentale delle imprese è la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (detto comunemente DVR) in cui si esprime proprio l’analisi delle lavorazioni effettuate e dei rischi specifici connessi a tali processi.

Per alcune aziende all’obbligo di redigere il DVR si aggiunge anche l’obbligo di redigere il DUVRI.

La parola DUVRI è l’acronimo di Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza. L’obbligo di predisporre il DUVRI non incombe su tutte le aziende ma solo su quelle aziende che hanno appaltato determinati servizi ad altre società e si assiste, dunque, nel luogo di lavoro ad una interferenza tra il personale della società ed il personale assunto dalle imprese appaltatrici che gestiscono determinati servizi o processi.

Dovrà redigere il DUVRI, dunque, il datore di lavoro committente. L’obbligo di redazione del DUVRI non è stato introdotto immediatamente nel Testo Unico ma è stato inserito successivamente, a partire dal 2009 [2]. Per capire qual è il campo di applicazione di questo obbligo è opportuno fare un passo indietro e chiederci che cos’è un appalto.

Che cos’è l’appalto?

L’appalto è un contratto attraverso il quale un soggetto imprenditore, detto committente affida ad un altro soggetto imprenditoriale, detto appaltatore, l’esecuzione di un’opera o di un servizio a fronte dell’erogazione di un corrispettivo in denaro.

Il contratto di appalto è sempre più diffuso perché le aziende tendono a concentrarsi sulla loro attività caratterizzante e affidare a soggetti terzi le attività accessorie che non intendono svolgere direttamente.

Facciamo un esempio. Un’industria alimentare produce biscotti e non vuole più occuparsi direttamente e con il proprio personale di tutta una serie di attività accessorie, ma vuole concentrarsi sulla produzione degli alimenti.

Ecco dunque che potrà appaltare a delle società esterne una serie di servizi che corrispondono ad attività accessorie come, ad esempio:

  • la pulizia dei locali;
  • i servizi di portierato, di vigilanza e di accoglienza;
  • i servizi informatici;
  • la gestione della mensa aziendale;
  • la gestione del magazzino e delle merci in entrata ed in uscita;
  • la gestione delle paghe dei dipendenti.

L’elencazione è solo esemplificativa ma fa emerge una realtà molto chiara. Nella stessa azienda possono coesistere molte imprese diverse, oltre all’industria alimentare, ciascuna chiamata a realizzare uno specifico servizio. In questi casi si parla di appalti endo-aziendali nel senso che il servizio deve essere svolto direttamente dentro i locali aziendali e non fuori.

A cosa serve il DUVRI?

La dinamica degli appalti endo-aziendali appena illustrata ci aiuta a comprendere meglio la funzione del DUVRI.

Il fatto che nella stessa realtà aziendale si trovino ad operare aziende diverse e dipendenti di società distinte fa emergere con evidenza che tale commistione e sovrapposizione potrebbe produrre confusione e da queste continue interferenze potrebbero nascere problemi per la sicurezza dei dipendenti.

Infatti, in prima battuta, è il datore di lavoro responsabile della salute e sicurezza dei propri dipendenti [3] e, dunque, dovrebbe essere solo l’appaltatore a preoccuparsi della salute e sicurezza dei propri lavoratori. Tuttavia quei dipendenti lavorano stabilmente in un luogo che è di proprietà del committente e l’appaltatore potrebbe non sapere, ad esempio, che quel luogo di lavoro presenta alcuni possibili rischi, etc.

Il DUVRI serve, allora, a rendere noti all’impresa appaltatrice, incaricata di svolgere all’interno della proprietà aziendale i lavori ed i servizi oggetto del contratto di appalto, quali sono i rischi per i lavoratori presenti e quali sono le misure di prevenzione e protezione dei lavoratori da adottare per ridurli.

In quali casi il DUVRI non è obbligatorio?

In alcuni casi la legge consente al committente di omettere la redazione del DUVRI. Ciò è possibile in particolare quando:

  • il contratto di appalto ha ad oggetto servizi di natura intellettuale;
  • il contratto ha ad oggetto mere forniture di materiali o attrezzature;
  • i lavori o i servizi da eseguire hanno una durata che non sia superiore a 5 uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti da rischio incendio elevato, o dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI del Testo Unico;
  • il contratto prevede l’esecuzione di attività che presentano un basso rischio d’infortunio sia per il committente che per l’impresa affidataria oppure se viene affidato l’incarico di sorveglianza o di coordinamento dei lavori ad un individuo (il cosiddetto preposto) che sia in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali adeguate e specifiche in relazione all’incarico conferito, nonché si sia sottoposto ad un periodico aggiornamento e conosca direttamente l’ambiente di lavoro. In questo caso tale incarico deve essere specificato nel contratto d’appalto;
  • l’appalto ha ad oggetto lavori in cantiere ed è stato elaborato il piano di sicurezza in fase di coordinamento.

Qual è il contenuto del DUVRI?

La redazione del DUVRI nasce necessariamente dalla cooperazione tra il datore di lavoro dell’impresa committente e quella appaltatrice. Nel DUVRI devono essere indicate le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze.

Il fine ultimo del DUVRI, quindi, è ridurre al minimo i rischi da interferenze. Il DUVRI viene allegato al contratto d’appalto e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture.

Cosa succede in caso di mancata adozione del DUVRI?

L’obbligo di redigere il DUVRI è rafforzato dalla previsione di pesanti sanzioni a carico dell’impresa che non rispetta tale obbligo.

In caso di mancata valutazione dei rischi ed elaborazione del DUVRI sono previste sanzioni a carico del datore di lavoro a partire da 2.500 fino ad arrivare a 6.400 euro, nei casi più gravi è previsto l’arresto e la detenzione da 3 a 6 mesi.

Occorre anche considerare che se il dipendente dovesse riportare un infortunio sul lavoro e la società non ha correttamente adempiuto ai suoi obblighi in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, tra i quali rientra l’elaborazione del DUVRI, l’infortunato potrebbe:

  • chiedere al datore di lavoro il pagamento del cosiddetto danno differenziale, ossia la differenza tra il danno liquidatogli dall’Inail e il danno complessivamente subito a causa dell’infortunio;
  • denunciare penalmente il datore di lavoro. In ogni caso l’azione penale potrebbe anche partire d’ufficio e il datore di lavoro inadempiente rischia di essere perseguito per lesioni oppure, se l’infortunato dovesse morire, per omicidio colposo.

Si consideri che il committente, su cui grava l’obbligo di redigere il DUVRI non potrebbe trasferire questa responsabilità all’appaltatore nel contratto di appalto.

Infatti, la Corte di Cassazione [4], dopo aver analizzato le previsioni del Testo Unico in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro relative al DUVRI, ha affermato che la condotta di omessa elaborazione del Documento di Valutazione dei Rischi, in precedenza denominato dalla legge quale piano di sicurezza e coordinamento, debba essere oggi ritenuto un reato proprio del “datore di lavoro committente”, senza possibilità di estensione del medesimo, pena, diversamente, la violazione del principio di tassatività della legge penale, al datore di lavoro appaltatore.

note

[1] D. Lgs. n. 81/2008.

[2] Art. 26 co. 3 D. Lgs 81/2008 introdotto dal D. Lgs. n 106 del 3.08.2009.

[3] Art. 2087 cod. civ. e art. 2 D. Lgs. n. 81/2008.

[4] Cass. sez. II pen. n.2285 del 16.01.2013.


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