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La visita medica di cessazione rapporto è obbligatoria?

16 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



La pubblica amministrazione può chiedere una visita medica per il dipendente pubblico per accertare la sua i(ni)doneità alla professione.

Un rapporto di lavoro può finire per varie ragioni come, ad esempio, per illeciti commessi dal lavoratore come nel caso del licenziamento disciplinare; ma un’amministrazione può decidere di rescindere il rapporto di lavoro stesso con un suo dipendente pubblico anche per altri motivi, legati soprattutto alle condizioni psico-fisiche del lavoratore medesimo, che rendano impossibile la continuazione del rapporto di lavoro stesso. Dunque il lavoratore verrà ritenuto non idoneo o inidoneo a proseguire. Inidoneità permanente, che può essere assoluta o relativa, e che dovrà essere ‘diagnosticata’ tramite visita medica, su richiesta appunto del datore di lavoro stesso. Dunque ci si potrebbe chiedere: la visita medica di cessazione rapporto è obbligatoria? La risposta allora è sì, se la causa della fine del rapporto di lavoro è per gravi problemi fisici e/o mentali del dipendente pubblico, per sua grave malattia per così dire; ma no in tutti gli altri casi, ovvero quelli per ragioni disciplinari o penali. Vediamo, però, di capire meglio quando scatta l’inidoneità psicofisica permanente.

Inidoneità psicofisica permanente assoluta o relativa

Cominciamo dall’inizio con la premessa, come noto, che un dipendente pubblico in caso di malattia ha a disposizione ben 18 mesi all’anno. Per gravi motivi di salute, questi 18 possono raddoppiare e diventare 36 (con diritto alla conservazione del posto), ossia l’amministrazione può decidere di concederne altrettanti dopo il primo ciclo di 18 mesi iniziali. Durante tale periodo, come noto, il lavoratore sarà sottoposto a visita medica fiscale. Superato tale arco di tempo, se lo stato di malattia del dipendente persiste, l’amministrazione pubblica può decidere di agire in due modi: o di rescindere direttamente il contratto elargendo al lavoratore la cosiddetta indennità sostitutiva di preavviso che gli spetta; oppure può richiedere una visita medica di accertamento delle sue reali ed effettive condizioni fisiche e mentali, al fine di valutarne l’idoneità o meno alla sua professione. L’esito che ne potrà scaturire, potrà essere una condizione invalidante in termini assoluti o relativi a determinati ambiti o lavori. Pertanto si potrà arrivare a certificare, tramite la visita medica appunto, un’inidoneità psicofisica permanente assoluta o relativa. Sarà il medico stesso a refertare tale condizione; ma vediamo bene nel dettaglio in cosa consistono entrambi gli stati e le conseguenze che hanno e comportano all’interno del rapporto di lavoro stesso tra dipendente pubblico ed amministrazione nello specifico.

Come facilmente intuibile, l’inidoneità psicofisica permanente assoluta è quella condizione fisica e mentale del lavoratore, talmente invalidante, perenne e cronica (non passeggera o temporanea, né limitata), totale (assoluta appunto), che porta alla sua complessiva incapacità di poter continuare a lavorare ed a svolgere non solo la sua normale attività, ma qualsiasi tipo di mansione o mestiere; dunque assoluta inabilità al lavoro; pensiamo, ad esempio, a una forma molto grave di infermità, di (semi)paresi, per citare un possibile caso emblematico in tale ambito.

L’inidoneità psicofisica permanente relativa, invece, al contrario è uno stato fisico che porta all’impossibilità di svolgere determinate mansioni, per un handicap fisico ad esempio, che limita le attività che il lavoratore può effettuare. Pertanto l’atteggiamento che terrà l’amministrazione pubblica sarà differente nelle due circostanze.

Conseguenze per il lavoratore a seguito di inidoneità permanente assoluta o relativa

Prima di vedere quali saranno le conseguenze per il lavoratore, a seconda che gli venga riconosciuta (e diagnosticata a tutti gli effetti) un’inidoneità psicofisica permanente assoluta o relativa, facciamo due precisazioni. Innanzitutto, che tale stato di inidoneità psicofisica permanente, se può riguardare tanto limiti fisici quanto mentali, è altrettanto vero che può concernente sia il dipendente pubblico quanto i dirigenti. Un po’ come alla stessa maniera per cui è previsto il licenziamento disciplinare a seguito della responsabilità disciplinare dirigenziale a carico del dirigente (proprio così come avveniva per il dipendente pubblico) appunto (poichè deve garantire l’efficienza dell’attività amministrativa). Inoltre, per lo più si tratta di misure rivolte a personale delle amministrazioni pubbliche, dello Stato anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici non economici, di enti di ricerca, delle università e delle agenzie fiscali (come l’Agenzia delle entrate).

Detto questo, con tali premesse necessarie, procediamo a vedere le misure conseguenti della pubblica amministrazione, a seguito di inidoneità psicofisica permanente assoluta o relativa. Nel primo caso, potrà procedere con la rescissione del rapporto di lavoro elargendo l’indennità sostitutiva di preavviso. Nel secondo, invece, potrà comportarsi in maniera diversa: o limiterà gli incarichi al lavoratore (a seconda delle sue possibilità fisiche e mentali), sempre nell’ambito della sua area, o lo trasferirà di livello per permettergli di assolvere mansioni per le quali è più idoneo, o lo trasferirà di settore, in un’altra struttura e campo. Quindi c’è la possibilità che decida di contemperare l’inidoneità psicofisica con un passaggio di categoria o con una dequalifica del suo inquadramento professionale.

Qui urge una puntualizzazione. Ebbene, abbiamo detto che la diminuzione di livello professionale può essere dovuto a limiti fisici; ma ciò vale tanto più per problemi psichici e mentali. Infatti, come anche nel caso del licenziamento disciplinare, diversi, gravi e ripetuti disturbi comportamentali, atteggiamenti ‘caratteriali’ per così dire, rivolti ad altri colleghi, a superiori o agli utenti, possono portare prima alla sospensione cautelare (temporanea), quindi ad allontanare dal lavoro per un breve periodo; oppure al trasferimento di ruolo e mansione oppure d’ufficio, o di sede addirittura, o persino alla radiazione da luoghi di pubblico impiego. Così, alla stessa maniera, l’eventuale certificazione di inidoneità psicofisica permanente, può comportare l’interruzione del rapporto di lavoro anche immediata e il rischio dell’impossibilità perenne di continuare a lavorare, laddove i disturbi psichici siano talmente gravi da impossibilitare il suo inserimento professionale anche in altro ambito.

Quando richiedere la visita medica di accertamento per il dipendente

Dunque ora ci si potrebbe chiedere. Bene, a seguito di visita medica, pertanto, il rapporto di lavoro può interrompersi e cessare, soprattutto in particolare se è attestata un’inidoneità psicofisica permanente grave. Dunque, poi, abbiamo appurato che la visita medica risulta così obbligatoria, nel senso di necessaria per appurare uno stato di fatto presunto. Infatti, in tale circostanza, non ci si può basare su delle supposizioni, ma occorrono certezze: ossia che lo stato di inabilità in questo caso sia certificato e messo per iscritto da un medico qualificato, preparato e specializzato; per quanto tutto possa partire da delle illazioni, delle intuizioni. Alloras è giusto chiedersi: quando richiedere la visita medica di accertamento? Precisiamo meglio. In sintesi, una visita medica può essere richiesta, da un datore di lavoro e dall’amministrazione pubblica nello specifico, se si suppone uno stato patologico del lavoratore che possa essere ostativo a livello professionale. Dunque se si notano delle anomalie negli atteggiamenti del dipendente pubblico, si potrà decidere di intervenire richiedendo la visita medica. E si deve agire, al fine di tutelare e salvaguardare tanto l’immagine quanto la sicurezza dell’amministrazione e del suo personale. Pertanto la visita medica di accertamento può e deve essere richiesta in tre casi:

  • Dopo un’assenza prolungata, successiva alla mancanza dal lavoro per malattia, oltre il periodo concesso e previsto per legge dei 18 mesi;
  • Se si notano disturbi del comportamento gravi, ripetuti e palesi, come atti ingiuriosi e violenti, verbali o fisici denigratori, ai danni tanto di colleghi, che di altri membri del personale amministrativo, che dell’utenza;
  • Se si evidenziano, man mano, chiari disagi fisici e condizioni fisiche che limitino il dipendente pubblico nel regolare svolgimento della sua attività professionale.

Pertanto risulta ovvio che, soprattutto negli ultimi due casi citati, si presuppone una possibile inidoneità psicofisica permanente assoluta o relativa da accertare o scongiurare. Nel primo caso, invece, prima di concedere ulteriori 18 mesi di malattia, l’amministrazione può richiedere la visita medica: se essa attesterà un’inidoneità psicofisica permanente, soprattutto se assoluta, l’amministrazione potrà procedere entro 30 giorni alla risoluzione del contratto di lavoro, previa ricezione del verbale di accertamento medico che la attesti, con relativa indennità di preavviso; se essa non sarà rilevata, il lavoratore potrà essere reinserito oppure l’amministrazione può decidere comunque di risolvere il rapporto di lavoro; anche perché, in base alla norma dei contratti collettivi di lavoro, superata la soglia massima di assenza per malattia non si ha più diritto alla conservazione del posto di lavoro, così come della retribuzione, che verrà decurtata man mano progressivamente.

Tuttavia restano certe due cose: che il dipendente pubblico dovrà sempre ricevere previa comunicazione scritta della richiesta di visita medica a suo carico. Inoltre, in via opzionale, durante la fase di accertamento dell’inidoneità psicofisica permanente (assoluta o relativa), l’amministrazione può decidere di procedere con la sospensione cautelare  temporanea del dipendente pubblico, la quale, comunque, non dovrà superare i 180 giorni circa al massimo; sempre al fine di tutelare e garantire la sicurezza e l’incolumità di tutti: del lavoratore medesimo in primis, poi anche degli altri suoi colleghi e ‘capi’ e, infine, persino degli utenti dell’amministrazione pubblica.

note

Autore Immagine: Pixabay.com


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