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Come farsi licenziare da un contratto a tempo determinato

11 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Dicembre 2018



Licenziamento disciplinare, la via d’uscita da un contratto a termine prima della scadenza senza costi e senza perdere la NASpI 

Stai lavorando con contratto a tempo determinato, ma si tratta di un lavoro che ti crea problemi fisici, non ti consente di dedicarti alla famiglia, i colleghi sono insopportabili. Insomma, non riesci nemmeno ad attendere la scadenza del contratto, vorresti lasciare subito l’azienda, ma sai che, così facendo, rischi di dover risarcire il datore e perderesti la NASpI. Ti domandi allora se ci sia un modo per recedere anticipatamente dal rapporto senza correre rischi. Forse non sai che la soluzione ai tuoi problemi sarebbe farti licenziare: con il licenziamento avresti diritto alla NASpI e nulla dovresti al tuo datore. Vediamo allora in questa breve guida come farsi licenziare da un contratto a tempo determinato e quale motivazione deve avere il licenziamento per essere legittimo.

Il contratto a termine

Il contratto a termine è quel contratto la cui durata è limitata nel tempo. Nel contratto, lavoratore e azienda prevedono infatti che il rapporto cesserà senza preavviso e salvo rinnovo ad una determinata scadenza, decorsa la quale il rapporto si intenderà concluso.

Avendo una durata prestabilita, il contratto a tempo determinato non può essere risolto né dal lavoratore, né dal datore prima della scadenza del termine, salvo ricorra una giusta causa, oppure un’impossibilità sopravvenuta della prestazione lavorativa, ossia si verifichi un fatto di gravità tale da non rendere possibile la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro.

In mancanza di giusta causa o sopravvenuta impossibilità, dunque, il recesso dal contratto è illegittimo e la parte che lo subisce avrà dunque diritto al pagamento di un risarcimento pari alle retribuzioni che sarebbero maturate dal momento del licenziamento o delle dimissioni, fino alla naturale scadenza del rapporto.

Dunque, se non sussiste una giusta causa che ti consenta di rassegnare le dimissioni (ad esempio il datore non ti paga la retribuzione, non sei vittima di mobbing, non sei stato demansionato, ecc…), l’unica soluzione per recedere anticipatamente e legittimamente dal contratto a termine è farti licenziare per giusta causa.

Nel rapporto a termine, infatti, il datore non ti può licenziare per motivi economici aziendali, ma solo per motivi disciplinari.

Il licenziamento per giusta causa 

Il licenziamento per giusta causa è un licenziamento disciplinare, che si giustifica per condotte del dipendente talmente gravi da non consentire la prosecuzione nemmeno temporanea del rapporto di lavoro; perciò di parla di licenziamento in tronco e senza preavviso.

Nel licenziamento per giusta causa è richiesta una pregnante verifica della gravità dell’inadempimento: è necessario che questo sia idoneo a ledere il rapporto fiduciario tra le parti. La «giusta causa» che non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro è ravvisabile anche in fatti e comportamenti che, oltre a costituire inadempimento contrattuale, producano effetti riflessi nell’ambiente di lavoro e siano tali da far venir meno la fiducia che impronta di sé il detto rapporto.

Trattandosi di licenziamento disciplinare e venendo dunque irrogato come massima sanzione disciplinare, esso deve essere proporzionato alla gravità del fatto commesso dal lavoratore.

La sanzione disciplinare deve infatti essere proporzionata alla gravità del fatto commesso dal dipendente.

Di conseguenza se la tua intenzione è quella di farti licenziare per giusta causa, dovrai, ad esempio, restare assente ingiustificato dal lavoro per più giorni, rifiutarti di prendere servizio dopo la malattia, avere un atteggiamento di grave insubordinazione nei confronti del tuo datore.

Il procedimento disciplinare

Trattandosi di una sanzione disciplinare, il licenziamento dovrà essere preceduto dall’apertura nei tuoi confronti di un procedimento disciplinare.

Tale procedimento consta di tre fasi:

  • lettera di contestazione al dipendente: deve essere effettuata nell’immediatezza della violazione o non appena il datore ne viene a conoscenza e deve essere precisa nell’addebito, non potendo poi essere modificata;
  • termine di 5 giorni lasciato al dipendente per presentare le proprie giustificazioni per iscritto o oralmente in un’apposita convocazione a cui ha diritto di partecipare accompagnato da un sindacalista
  • comunicazione dell’esito del procedimento disciplinare ed eventuale irrogazione della sanzione disciplinare.

La NASpI

Una volta licenziato per giust causa, potrai presentare domanda di disoccupazione (o NASpI).

La NASpI è una misura economica a sostegno del reddito per quelle persone che, involontariamente, restano disoccupate.
Chi richiede la NASpI deve trovarsi in stato di disoccupazione ossia deve aver perso l’impiego involontariamente ed aver reso la dichiarazione d’immediata disponibilità (al lavoro ed agli interventi di politiche attive del lavoro: formazione, orientamento, riqualificazione), all’Inps (online o tramite patronato), al centro per l’impiego o presso il portale Anpal.
Per poter accedere alla NASpI sono necessarie almeno 13 settimane di contributi versate negli ultimi 4 anni (purché non abbiano già dato luogo a un periodo di disoccupazione indennizzata) e 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

La domanda Naspi deve essere presentata entro 68 giorni dalla perdita dell’impiego o personalmente, accedendo con le proprie credenziali al sito internet dell’Inps, oppure recandosi ad un patronato ed affidando a loro la relativa incombenza.


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1 Commento

  1. ma come si fa a pubblicare un articolo che è finalizzato ad ottenere un aiuto dello stato, truffando lo stato!

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