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Blocco della prescrizione: ecco cosa si rischia

9 Dicembre 2018 | Autore:
Blocco della prescrizione: ecco cosa si rischia

Cosa accadrà con la riforma della prescrizione? Qual è il rischio per gli imputati? Quando terminerà un processo con il blocco della prescrizione?

La Costituzione italiana, in una delle sue disposizioni, recita così: «L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Si tratta della celeberrima presunzione di innocenza, per la quale chiunque è imputato in un procedimento penale si presume estraneo ai fatti fino a sentenza definitiva che affermi il contrario. Ebbene, devi sapere che questo principio rischia di essere messo seriamente a repentaglio dalla nuova riforma della prescrizione. Di cosa si tratta? Il disegno di legge, se approvato, comporterà il blocco della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza di primo grado: in pratica, sia che tu venga condannato, sia che tu venga assolto, non ci sarà più la possibilità che il processo termini con la prescrizione. Questo significa che, se avrai la sfortuna di essere imputato in un processo penale, davanti a te si prospetterà concreta l’ipotesi di un procedimento infinito. Il problema è che il blocco della prescrizione non soltanto renderà interminabili i processi, ma si applicherà indistintamente sia a chi è stato assolto che a chi è stato riconosciuto colpevole in primo grado. Quindi, anche l’innocente riconosciuto tale dovrà attendere anni e anni nel caso in cui il pubblico ministero proponga appello, sottoponendosi così ad un’attesa assolutamente ingiusta per chi, come detto, è stato dichiarato estraneo ai fatti contestati. Il pasticcio è dietro l’angolo, insomma, considerato anche che solamente un anno fa era stata approvata un’altra riforma della prescrizione (la famosa riforma Orlando) che aveva già provveduto a sospendere la prescrizione tra il primo e il secondo grado di giudizio e tra il secondo e il terzo. Se quello che ti ho detto finora ti interessa, allora ti consiglio di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò cosa si rischia con il blocco della prescrizione.

Blocco della prescrizione: a cosa serve?

Il blocco della prescrizione mira ad evitare che gli imputati possano farla franca attraverso tattiche dilatorie volte a rallentare il processo a favore del raggiungimento della soglia prescrittiva. Ora, non neghiamolo: il difensore di fiducia, quando ne ha la possibilità, è favorevole a porre in essere una serie di mosse (tipo il mancato consenso all’utilizzabilità degli atti nel caso di cambio di giudicante) idonee a rallentare l’iter processuale, a tutto vantaggio dell’imputato.

Ciò che spesso si dimentica, però, è che questo comportamento è posto in essere nel pieno rispetto delle norme di legge, le quali consentono all’avvocato e al suo assistito, in determinate occasioni, di guadagnare tempo. Erra quindi chi pensa e sostiene, a volte anche a gran voce e in maniera poco opportuna, che il blocco della prescrizione serva a punire gli avvocati furbetti che, anziché difendere i propri assistiti, si rifugiano nella prescrizione, vero e proprio refugium peccatorum. Si tratta solamente di un pregiudizio, un po’ come quello secondo il quale chi ricorre al rito abbreviato ammette sostanzialmente la propria colpevolezza.

Prescrizione: a cosa serve?

La riforma che prevede il blocco della prescrizione rischia di snaturare un istituto giuridico vecchio quanto il diritto stesso, rievocando le vecchie teorie della funzione retributiva della pena che sembravano essere superate dalla Costituzione, la quale ha abbracciato in maniera lapalissiana la teoria rieducativa della sanzione penale.

A cosa serve la prescrizione? È da questa domanda che si dovrebbe partire. Nel diritto penale, la prescrizione serve ad evitare che una persona imputata di un crimine possa trascinarsi per tutta la vita un’accusa sulla quale non si riesce a pervenire ad una soluzione univoca e definitiva. D’altronde, non esiste ramo del diritto (civile, tributario, amministrativo, ecc.) che non conosca la prescrizione: ciò perché l’ordinamento giuridico, da che mondo è mondo, non tollera i rapporti perpetui, indefiniti e imperituri. Nel diritto c’è bisogno di fluidità, non di immobilità.

Perché i reati si prescrivono?

Per comprendere il senso di una riforma della prescrizione (anche diversa da quella che ne prevede il blocco) bisogna porsi ancora un’altra domanda: perché i reati si prescrivono? O meglio: quali sono le cause più comuni della prescrizione? Ebbene, è presto detto: oggi i reati si prescrivono principalmente a causa della lentezza di quella grossa, imponente e farraginosa macchina denominata giustizia. Un po’ come il castello errante di un noto film di Miyazaki, la giustizia si muove lentamente, a volte goffamente, su gambe non sempre ben solide. È questa la causa principale della prescrizione dei reati, non la strategia “furba” degli avvocati azzeccagarbugli! È vero: in udienza, gli avvocati, quando ne hanno occasione, ci mettono del loro, ma la maggior parte delle volte non fanno altro che dare il colpo di grazia ad un processo già “morto” (in gergo forense, un processo morto è un processo andato prescritto), cioè già sulla via dell’inevitabile prescrizione. Esistono reati che giungono alla prima udienza in giudizio dopo quattro – cinque anni dalla commissione del fatto. Tutto ciò è imputabile agli avvocati?

Prescrizione: come funziona oggi?

La riforma della prescrizione è davvero necessaria? Il blocco della prescrizione è indispensabile? Ebbene, c’è da dire che se è vero che, allo stato, molti reati vanno prescritti, è altrettanto indubitabile che la scure della prescrizione cala con maggiore frequenza solamente sui cosiddetti reati bagatellari, cioè su quelli di minore rilevanza. Un reato grave come può essere quello di estorsione, rapina o violenza sessuale difficilmente andrà prescritto. Per non parlare delle ipotesi in cui sono contestate le aggravanti speciali: una su tutte, la recidiva reiterata. I reati puniti con l’ergastolo, poi, sono addirittura imprescrittibili.

Una riforma della prescrizione sarebbe inutile (se non deleteria) solamente se si considera che è trascorso appena un anno dall’ultimo intervento in materia: la riforma Orlando, tra le altre cose, ha inciso sulla prescrizione introducendo un’importante disposizione. Ad oggi, la prescrizione può rimanere sospesa per il termine massimo di diciotto mesi nel passaggio da un grado di giudizio all’altro, ma solamente in caso di sentenza di condanna. In pratica, chi viene condannato in primo grado si vede bloccare la prescrizione per un massimo di un anno e mezzo in attesa dell’appello. Lo stesso accade tra il secondo e il terzo grado.

Partendo proprio da quest’ultima riforma della prescrizione è possibile fare delle considerazioni circa il grado di pericolosità che il blocco della prescrizione potrebbe avere sulla presunzione di innocenza.

La presunzione di innocenza è morta?

Il blocco della prescrizione rischia di incidere in maniera dirompente anche sulla presunzione di innocenza. In che modo? È presto detto. A differenza della riforma Orlando sopracitata, la quale prevede la sospensione della prescrizione per un periodo massimo di diciotto mesi solamente nel caso di sentenza di condanna, il blocco della prescrizione paventato dall’attuale governo rischierebbe di incatenare in un eterno limbo anche l’imputato dichiarato innocente in primo grado. Perché la persona assolta dovrebbe essere assoggettata ad una procedura che la obbligherebbe a vivere con il patema d’animo (che solo chi ha conosciuto i complessi ingranaggi della giustizia può comprendere) derivante dall’attesa di un giudizio che, a questo punto, potrebbe essere celebrato dopo anni e anni?

La persona dichiarata innocente (più di quella riconosciuta colpevole) vive il processo come un sopruso; è quindi più che giusto garantirgli che, superato un certo limite, il procedimento cesserà. Resterà poi la possibilità di rinunciare alla prescrizione; ma sarà una sua libera scelta. Eliminare la prescrizione anche per chi è stato riconosciuto innocente significa cancellare dal suo orizzonte la certezza che, presto o tardi, potrà finalmente uscire dalla procedura. Il blocco della prescrizione, applicato indiscriminatamente, causerebbe una vera e propria presunzione di colpevolezza: la persona assolta verrebbe posta in stand-by in attesa di processo oramai interminabile.

D’altronde, quanto detto emerge anche dal confronto con la riforma Orlando: questa ha previsto la sospensione della prescrizione solamente in caso di sentenza di condanna, evidentemente consapevole del fatto che sospendere il termine prescrizionale anche a chi è stato dichiarato innocente rappresenterebbe un vero controsenso.

Blocco della prescrizione: ergastolo del processo?

Nel mondo giuridico, quando si fa riferimento all’ergastolo si utilizza una particolare locuzione: fine pena mai. Con il blocco della prescrizione il rischio è che si giunga ad un equivalente “fine processo mai”; in buona sostanza, il blocco della prescrizione potrebbe tramutarsi nell’ergastolo del processo. Ovviamente, la terminologia è impropria ma rende bene l’idea di quello che potrebbe accadere: se la riforma dovesse essere approvata senza alcuna mitigazione, allora gli imputati potrebbero trovarsi a dover affrontare un processo dai contorni decisamente kafkiani, il cui lungo (interminabile?) percorso rappresenterebbe già un’anticipazione della pena, soprattutto per chi è stato dichiarato innocente in primo grado.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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5 Commenti

  1. Certamente allungare i termini della prescrizione è deleterio per l’imputato che si vede allungare i tempi del processo ma la soluzione non è quella di ridurre al massimo anche in modo indegno i termini della prescrizione ma è quella di dare giudici personale e mezzi per poter fare i processi in modo veloce anche con la buona volontà degli avvocati difensori i quali quindi non devono tirare le cause alla lunga così da poter lucrare più soldi dai loro clienti!!!
    E chi non si è mai preoccupato di dare uomini e mezzi ai Tribunali ed aule di giustizia? E chi ha sgovernato per tanti anni in questo modo???
    Fatalità hanno sgovernato il paese molti delinquenti naturali come Berlusconi i quali hanno fatto di tutto comprese leggi ad personam per usufruire delle prescrizioni brevi e poi non venite a scrivere che tutto ciò è colpa dei magistrati o del baion perchè la responsabilità è solo dei vari governi che non hanno fatto mai nulla in questo campo perchè sempre pieni zeppi di delinquenti naturali ladri ladroni corrotti corruttori mafiosi frodatori ed evasori fiscali !!!
    Meditate gente meditate!!!

  2. Sono d’accordo con Rinaldin. Lo strumento della prescrizione penale non deve essere utilizzato come metodo di proscioglimento indebito. Certamente la giustizia è lenta, ma le cause di tale lentezza, normativa processuale farraginosa e intricata, spaventosa carenza di personale (soprattutto cancellieri, che vanno in pensione e non vengono rimpiazzati, facendo disperare quelli che rimangono in servizio), non sono da addebitare all’apparato della giustizia, bensì a tutti coloro che non hanno interesse a che la giustizia funzioni, politici e non politici. Ai cittadini onesti interessa una legge penale che tuteli le vittime dei reati e non delle normative cialtronesche finalizzate a proteggere i delinquenti. Una autentica fandonia, che viene spacciata per verità nei mas media, è quella per cui, nel processo penale, la difesa degli imputati si troverebbe in una condizione di inferiorità rispetto all’ accusa, cioè rispetto all’azione del pubblico ministero. Non solo il pubblico ministero ha l’ obbligo istituzionale di agire a favore, oltre che contro, l’indagato (cosa che non vale per la difesa), ma altresì il numero dei pubblici ministeri è di gran lunga inferiore agli avvocati: Come si può facilmente riscontrare in una qualsiasi aula penale di un tribunale di media grandezza, in giornata di udienza, si noterà che un singolo pubblico ministero avrà a che fare con decine di fascicoli processuali, e quindi con altrettanti avvocati, baldanzosi e agguerriti, armati dei più sofisticati e funambuleschi cavilli procedurali. Una vera riforma della giustizia sarebbe l’eliminazione del patrocinio a spese dello stato: Con le enormi risorse finanziarie che si libererebbero, si potrebbe riorganizzare al meglio l’apparato della giustizia e si potrebbero assumere più magistrati e personale delle cancellerie, con dei concorsi pubblici riservati, se del caso, in parte, agli ordini forensi.
    Un saluto a tutti, Piero Angius, 3-12-19

    1. Noi cittadini vorremmo che ci si chiarissero le idee, e non aggiornare un articolo di oltre un anno fa non aiuta. Poi, chiunque abbia incrociato la giustizia si è trovato di fronte avvocati furbetti come quelli ricordati da Angius.
      -Cancellieri: lo hanno detto al Ministero che esiste la posta elettronica, anche certificata? Serve il galoppino? Basta scrivere tutti i procedimenti in fomato elettronico, gli avvocati ce l’hanno la posta.
      -Responsabilità dei magistrati: dopo due tre cazzate vuol dire che o il magistrato è un incapace o peggio
      -Una norma del tipo “Contempt of Court”: se l’avvocato o l’imputato vogliono convincere il giudice che gli asini volano si beccano una denuncia. Avvocati e imputato.

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