Diritto e Fisco | Articoli

Permessi dal lavoro per assistere un familiare disabile

9 Dicembre 2018


Permessi dal lavoro per assistere un familiare disabile

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2018



Come assistere un familiare disabile e prendere permessi dal lavoro: la legge 104 e la legge 151 sui permessi retribuiti per chi ha un familiare portatore di handicap.

Chi ha un familiare disabile può fruire di una serie di agevolazioni previste dall’attuale normativa. Lo scopo è quello di garantire, ai portatori di handicap, un’assistenza continuativa al di là dell’eventuale (e tutt’altro che scontato) “accompagnamento” (quest’ultimo previsto solo in favore di chi ha, oltre all’invalidità del 100%, anche un’accertata incapacità a compiere gli atti quotidiani della propria vita). Del resto è la stessa Costituzione che tutela il diritto alla salute e all’assistenza, tentando di rimediare alle situazioni di diversità e di disabilità che possono verificarsi, specie nelle fasce di reddito più basse. Sicuramente avrai sentito parlare della famosa legge 104 e della legge 151: si tratta di due normative che consentono ai lavoratori dipendenti di ottenere permessi retribuiti entro determinate condizioni e limiti temporali. Vediamo dunque quali sono i permessi dal lavoro per assistere un familiare disabile.

Permessi legge 104

La legge 104 del 1992 dà diritto a ogni lavoratore che assiste un familiare con una accertata invalidità, di fruire di tre giorni di permesso retribuito al mese. In via generale, possono beneficiare di permessi retribuiti, se sono lavoratori dipendenti, i genitori (naturali, adottivi ed affidatari) e determinati familiari del disabile che indicheremo a breve.

I permessi possono essere accordati ad un unico lavoratore per assistere lo stesso disabile (cosiddetto referente unico).

Non bisogna essere necessariamente convivente con il disabile per ottenere i giorni di permesso. Anche se quest’ultimo vive già con un’altra persona che, in teoria, potrebbe occuparsi di lui, i permessi possono essere fruiti da un altro familiare (si pensi al figlio che vive presso la madre ma non può o non vuole occuparsi di lei e così lascia il compito alla sorella che invece vive da sola).

Leggi anche:

I permessi spettano a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno (per le intere 24 ore) presso strutture ospedaliere o simili (pubbliche o private) che assicurino assistenza sanitaria continuativa.

Tuttavia, i permessi vanno concessi in caso di ricovero a tempo pieno:

  • del minore disabile, se i sanitari certificano il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare;
  • del disabile in stato vegetativo persistente e/o con prognosi infausta a breve termine.

Il diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza dello stesso disabile. Pertanto, il familiare disabile deve presentare all’Inps un’autodichiarazione in cui risulta la scelta del lavoratore suo familiare da cui vuole essere assistito.

Se il disabile assume il domicilio, anche solo per un determinato periodo di tempo, presso la residenza di diversi parenti (entro il 2° grado), è necessario che ciascun avente diritto presenti, di volta in volta, l’istanza per ottenere il riconoscimento dei permessi retribuiti per prestare legittimamente la dovuta assistenza.

Il diritto ai permessi retribuiti è concesso anche se:

  • nel nucleo familiare del disabile si trovano familiari conviventi non lavoratori idonei a prestare assistenza;
  • sono presenti altre forme di assistenza pubblica o privata (ricorso alle strutture pubbliche, al cosiddetto “no profit” e al personale badante).

Leggi la nostra guida sui Permessi legge 104.

Vediamo ora a chi spettano i giorni di permesso della legge 104.

Se il disabile è un bambino fino a 3 anni, i genitori possono scegliere tra:

  • prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo (comprensivo dei periodi di normale congedo parentale) non superiore a 3 anni, da godere entro il compimento del 12° anno di vita del bambino;
  • 2 ore di permesso giornaliero
  • 3 giorni mensili, anche continuativi.

Lo stesso genitore può fruire sia dei permessi orari per un figlio disabile di età inferiore a 3 anni che dei permessi per allattamento.

Se il disabile è un bambino da 3 a 12 anni, i genitori possono scegliere tra:

  • prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo (comprensivo dei periodi di normale congedo parentale) non superiore a 3 anni, da godere entro il compimento del 12° anno di vita del bambino;
  • 3 giorni mensili, anche continuativi.

A prescindere dall’età del disabile, e quindi in tutti i casi, possono fruire di tre giorni al mese retribuiti i seguenti soggetti:

  • coniuge;
  • convivente;
  • parenti e affini entro il 2° grado.

Per ottenere i permessi della legge 104 è necessario fare domanda all’Inps in modalità solo telematica, allegando i documenti comprovanti la disabilità.

Il lavoratore deve comunicare tempestivamente (in ogni caso nel termine di 30 giorni) le eventuali variazioni delle notizie o delle situazioni inizialmente dichiarate.

Il datore di lavoro deve verificare in concreto l’esistenza dei presupposti di legge per la concessione delle agevolazioni, rispetto alla quale non ha alcuna ulteriore discrezionalità.

Generalmente il permesso può essere utilizzato per l’assistenza di una sola persona disabile. Tuttavia, uno stesso lavoratore ha diritto ad assistere più persone disabili, e dunque di cumulare i relativi permessi, a condizione che si tratti del coniuge (o della parte dell’unione civile o del convivente) o di un parente o affine entro il 1° grado (o entro il 2° grado qualora i genitori o il coniuge  – o la parte dell’unione civile o il convivente – del disabile abbiano compiuto i 65 anni, oppure siano affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti).

Congedo straordinario per assistenza ai familiari disabili

Oltre ai permessi della legge 104 è possibile ottenere un congedo straordinario dal lavoro di massimo due anni in presenza di un familiare affetto da una grave disabilità (riconosciuta in base alla legge 104). Il congedo è retribuito in base all’ultima busta paga. L’indennità viene corrisposta dal datore di lavoro che la recupera a sua volta dall’Inps.

La legge individua una lista di soggetti che hanno diritto all’indennità secondo un ordine di priorità (se l’avente diritto in via prioritaria manca, è deceduto o è portatore di handicap, il diritto spetta al soggetto rientrante nella categoria successiva):

  • il coniuge (o parte dell’unione civile), solo a condizione che questi sia convivente;
  • i genitori (naturali, adottivi o affidatari) ma solo se il figlio non è sposato o il coniuge è deceduto o è portatore anche lui di handicap;
  • il figlio ma – diceva la legge ora modificata dalla Corte Costituzionale (v. dopo) – solo se convivente e sempre che i genitori non siano più in vita o siano anche loro disabili;
  • i fratelli o le sorelle, ma solo se conviventi e sempre che non vi siano figli o siano deceduti o siano anche loro disabili;
  • i parenti o affini entro il 3° grado, ma solo se conviventi e sempre che non vi siano fratelli/sorelle o siano deceduti o siano anche loro disabili.

Il congedo spetta a condizione che la persona assistita non sia ricoverata a tempo pieno presso istituti specializzati.

Il limite dei due anni di congedo viene conteggiato nell’arco della vita lavorativa dello stesso soggetto: tale limite è complessivo fra tutti gli aventi diritto per ogni disabile grave. Pertanto chi ha più di un familiare disabile può beneficiare del congedo per ciascuno di essi, ma non potrà comunque mai superare i due anni. Infatti, non è previsto il cosiddetto “raddoppio”.

Il congedo è frazionabile anche a giorni.

Di recente la Corte Costituzionale [1] ha ritenuto che il congedo straordinario spetti anche ai figli non conviventi per assistere i genitori. Non c’è quindi bisogno che questi dimorino, alla data della richiesta del permesso, con il padre o con la madre. Ma ciò solo a condizione che, a partire dall’inizio del congedo, instaurino con il disabile un rapporto di convivenza.


note

[1] C. Cost. sent. n. 232/18.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI