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Diritto di recesso non presente in contratto: che succede?

9 Dicembre 2018


Diritto di recesso non presente in contratto: che succede?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2018



Diritto di ripensamento nei 14 giorni: che dice la legge se il contratto non indica la possibilità riconosciuta all’acquirente di sciogliersi dall’accordo?

Tempo fa hai trovato la pubblicità di un’azienda su internet che ti ha incuriosito. Hai chiesto di poter essere contattato e subito una segretaria ti ha telefonato per proporti i loro servizi. L’affare ti è sembrato conveniente; così hai deciso di aderire all’offerta. Per email ti sono stati mandati dei moduli da firmare e rispedire. Dopo aver formalizzato il contratto, però, hai scoperto che esistono società più valide sul mercato, che praticano prezzi più convenienti. A riconsiderare tutta la vicenda, ritieni di aver agito frettolosamente e vorresti perciò recedere. Senonché, riprendendo in mano il contratto, ti accorgi che non vi è alcun riferimento al diritto di ripensamento, quello cioè che ti dà la possibilità di scioglierti dal vincolo entro un certo periodo. Ciò nonostante invii comunque la lettera di disdetta all’azienda, la quale però rispedisce al mittente ogni richiesta: «sono scaduti i 14 giorni previsti dalla legge per il recesso» ti dice,«e pertanto devi pagare ugualmente il prezzo concordato». Fai loro notare che il modulo non conteneva alcuna indicazione sull’esercizio del diritto di ripensamento, sicché il contratto deve considerarsi privo di un elemento essenziale. È davvero così? Diritto di recesso non presente in contratto: che succede? È quello che scopriremo qui di seguito.

Cos’è il diritto di recesso?

Il diritto di recesso, o diritto di ripensamento, è un diritto che consente, al consumatore, di recedere dal contratto senza dover motivare la propria scelta. Alla base del suo ripensamento può esserci dunque qualsiasi motivo, anche un semplice capriccio. Chi esercita il recesso ha diritto a ottenere la restituzione di tutti i soldi eventualmente già versati, né può essere costretto a corrispondere penali. Insomma, una volta che il contratto si è sciolto, le parti devono restituire le rispettive prestazioni e sono libere da ogni obbligo.

Il diritto di recesso vale sempre?

Il diritto di recesso non vale sempre ma solo in determinate situazioni.

Innanzitutto vale solo per il consumatore. Quindi se acquisti una radio con la tua partita Iva e chiedi la fattura, intervenendo nella vendita come professionista, non hai diritto al recesso nei 14 giorni.

In secondo luogo vale solo per le vendite o i contratti firmati fuori «dai locali commerciali». I locali commerciali sono quelli dell’azienda. Il che significa che vi rientrano tutti i contratti sottoscritti al telefono, per email, su internet, per strada nel corso di una fiera.

Sono poi previste una serie di ipotesi in cui il diritto di recesso non può mai essere rivendicato. Eccole:

  • contratti per servizi già completamente eseguiti, con l’accordo espresso del consumatore, ed iniziati prima del decorso del termine di 14 giorni per il recesso; è necessaria l’accettazione da parte del consumatore della perdita del diritto. Si pensi a un videocorso di lezioni online di cinque giorni;
  • la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso;
  • la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati (si pensi all’acquisto di una t-shirt con un nome stampato sul petto);
  • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni;
  • la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo trenta giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista;
  • i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione; la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni;
  • i contratti conclusi in occasione di un’asta pubblica;
  • la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici;
  • la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso.

Che succede se il contratto non indica il diritto di recesso?

Ogni contratto concluso fuori dai locali commerciali deve necessariamente riportare il diritto di recesso per il consumatore, spiegandogli come si esercita e il termine entro cui attivarsi per il ripensamento, termine che, come detto, è sempre di 14 giorni.

Ma che succede se il fornitore dimentica di indicare il diritto di recesso? In tal caso il consumatore ha 1 anno e 14 giorni di tempo per esercitare il recesso.

Come si esercita il recesso

Il termine di 14 giorni decorre:

  1. in caso di acquisto di servizi, dal giorno della conclusione del contratto;
  2. in caso di acquisto di beni, dal giorno in cui il consumatore (o un terzo da questi designato, diverso dal vettore) ne viene in possesso.

Il recesso si esercita inviando all’azienda una raccomandata a/r (in questo caso fa fede la data di spedizione che deve essere entro i 14 giorni).

È possibile anche anticiparla con mail, fax o telegramma entro le 48 ore precedenti, ma poi è necessario formalizzare la comunicazione con l’invio della raccomandata.

In alternativa alla raccomandata si può optare per una Pec che ogni ditta o società deve obbligatoriamente avere.

GUARDA IL VIDEO


Fac-simile comunicazione di recesso.

Oggetto: esercizio del diritto di recesso

……………., lì ……………………

Il sottoscritto (nome e cognome e recapito di chi ha sottoscritto il contratto) intende avvalersi, in base al D. Lgs. 206/2005 art.52 e seg., del diritto di recesso in merito al contratto (o nota d’ordine) n. ……… sottoscritto in data ………..attraverso il Vostro sito (o presso l’hotel….., a casa propria, per strada, etc.).

Si richiede inoltre la restituzione della somma di euro …….., pagata in acconto (o a titolo di caparra) con le seguenti modalità (accredito bancario, vaglia, o restituzione degli effetti cambiari) entro 14 giorni dal ricevimento della presente.

In fede,

(firma)………………………………….


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