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Ho un tumore: potrò avere dei figli?

17 Gennaio 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 17 Gennaio 2019



Le conquiste della medicina consentono a chi riceve una diagnosi di tumore di non rinunciare al desiderio di procreazione.

Sapere di essere ammalati di tumore rappresenta, a qualunque età, uno stravolgimento della propria esistenza. Molteplici interrogativi riguardanti la propria vita futura si affacciano alla mente di chi affronta una prova simile e certamente può essere di conforto psicologico sapere che esiste la possibilità di diventare genitori una volta superata la malattia. I tumori possono portare a una riduzione della capacità riproduttiva sia in quanto colpiscono gli organi deputati alla riproduzione (utero, ovaie, testicoli) sia per le terapie (chemioterapia e/o radioterapia) necessarie per la loro cura. Il miglioramento della prognosi delle malattie oncologiche è conseguente ai protocolli terapeutici sempre più efficaci ma talvolta anche più tossici pertanto, nel programmare la terapia, non si può prescindere dalla qualità della vita a lungo termine e dare prospettive future a un paziente che chiede: ho un tumore: potrò avere figli?

Tumore e fertilità

Un numero cospicuo di persone, ogni giorno, riceve una diagnosi di tumore, si stima che il 3% abbia un’età inferiore ai quarant’anni e che la maggior parte sia di sesso femminile. I tumori più frequenti nelle donne sono il carcinoma alla mammella, il tumore alla tiroide, il melanoma, il carcinoma del collo dell’utero e del colon-retto.

L’uomo risulta maggiormente colpito dal tumore al testicolo, dal melanoma, dal tumore del colon-retto, dal linfoma non Hodgkin e dal tumore alla tiroide. Il trattamento della patologia neoplastica prevede protocolli terapeutici che utilizzano farmaci chemioterapici e/o radioterapia che possono indurre nel paziente oncologico una infertilità iatrogena (infertilità conseguente a un trattamento medico) e ciò, data l’importanza che viene attribuita alla maternità/paternità, può creare un forte disagio sociale.

Si è evidenziato che le donne sterili a seguito della terapia oncologica presentano sintomi depressivi, alterazioni della vita sessuale e lamentano, in generale, una qualità della vita peggiore rispetto a pazienti sterili per cause non oncologiche.

Tuttavia, non sempre le persone in età fertile affette da tumore chiedono all’oncologo le conseguenze che la terapia oncologica a cui dovranno sottoporsi potrebbe avere su una maternità/paternità futura. Per cui è necessario informare tempestivamente i pazienti in età riproduttiva con diagnosi di tumore della possibilità di un trattamento che riduca il rischio e preservi la fertilità rendendo possibile una genitorialità futura. In alcune regioni italiane sono presenti dei centri di oncofertilità in cui sono disponibili i diversi trattamenti per tutelare la capacità riproduttiva.

Tumori e fertilità femminile

La diagnosi di tumore ormai non significa più rinunciare al sogno della maternità. Il binomio tumore e maternità costituisce un dato sempre più frequente perché i traguardi raggiunti dalla terapia oncologica permettono percentuali di sopravvivenza sempre più elevati e al tempo stesso l’età media della gravidanza si è spostata sempre più avanti.

Per poter avere un figlio è necessario essere fertili, ma in una donna affetta da tumore tale capacità può essere compromessa:

  • dalla localizzazione del tumore: un tumore all’utero o alle ovaie necessita di asportazione chirurgicamente l’organo deputato alla riproduzione;
  • dagli effetti della terapia: la chemioterapia e la radioterapia possono risultare tossiche con conseguente infertilità iatrogena.

Inoltre, un’ulteriore fonte di preoccupazione, che mina il desiderio di maternità, è rappresentata dal rischio che i trattamenti a cui deve sottoporsi possano determinare alterazioni genetiche degli ovociti e quindi malformazioni fetali. Pertanto, si è fatta sempre più urgente la necessità di preservare la fertilità femminile in caso di diagnosi di patologia neoplastica per permettere un’eventuale gravidanza successiva.

I protocolli terapeutici a disposizione della terapia neoplastica si avvalgono di farmaci chemioterapici e/o di radioterapia che agiscono sull’intero organismo con effetti tossici non solo sulle cellule tumorali ma anche sui tessuti sani. I danni, in termini di fertilità femminile, dipendono dal tipo e dalla dose impiegata di chemioterapico, dalla sede e dalla dose di irradiazione per la radioterapia, oltre che dall’età della paziente e da eventuali condizioni di infertilità precedenti.

Risulta abbastanza problematico definire con certezza le conseguenze dei singoli trattamenti antitumorali sulla fertilità femminile, tuttavia si è osservato che gli alchilanti, il cui effetto è dose dipendente, sono i principali responsabili di infertilità iatrogena.

Il rischio di andare incontro ad una riduzione della riserva ovarica (numero di ovociti ovarici disponibili per una gravidanza) induce a mettere in atto strategie che permettano alla donna di avere un figlio dopo aver superato un tumore.

Le opzioni percorribili, valutate dalla donna con l’oncologo e il ginecologo, devono tener conto:

  • delle caratteristiche del tumore (stadiazione): dimensione, interessamento linfonodale, metastasi;
  • della chemioterapia prevista;
  • dell’età della donna;
  • della possibilità che si possa far slittare l’inizio della terapia oncologica per poter effettuare una stimolazione ormonale.

Si può preservare la fertilità femminile con diverse metodiche che non sono alternative ma, in relazione alla condizione clinica delle pazienti, possono essere associate:

  • congelamento degli ovociti: dopo stimolazione ovarica della durata di 10/14 giorni, si prelevano, per via vaginale, gli ovociti che vengono congelati. In un secondo momento la fecondazione avverrà in vitro (tecnica ICSI) e successivamente si avrà l’impianto in utero. È una tecnica diffusa, può essere eseguita sulle pazienti che hanno una riserva ovarica adeguata e possono ritardare di 2/3 settimane l’inizio della terapia oncologica. Una tecnica sperimentale prevede la possibilità di asportare ovociti immaturi senza stimolazione ormonale o con una minima stimolazione (cinque giorni);
  • congelamento di tessuto ovarico: consiste nell’asportazione chirurgica di parte del tessuto ovarico che viene congelato e in seguito reimpiantato nella donna, non è eseguibile se c’è un rischio concreto di complicanze. Tale metodica trova indicazione quando non sia possibile, per l’età della paziente oppure per la necessità di iniziare tempestivamente il trattamento oncologico, procedere con la crioconservazione degli ovociti. L’intervento si esegue in laparoscopia e può essere effettuato in qualunque momento del ciclo mestruale;
  • protezione delle ovaie: vengono somministrati dei farmaci (LHRH analoghi o antagonisti) che mettono a riposo le ovaie sia prima che durante il trattamento oncologico. Può essere effettuato in concomitanza ad altri trattamenti di preservazione della fertilità;
  • trasposizione ovarica (ooforopessi): metodica utilizzata nelle pazienti, affette soprattutto da carcinoma del collo dell’utero o del retto, che devono essere sottoposte a irradiazione pelvica. L’intervento chirurgico viene eseguito in laparoscopia oppure, se richiesto dalla neoplasia, con una laparatomia. Si effettua uno spostamento delle ovaie dalla sede anatomica abituale e, contemporaneamente, si può procedere all’asportazione del tessuto ovarico per la crioconservazione.

Tumori e fertilità maschile

Una riduzione della fertilità maschile può presentarsi sia a seguito della malattia neoplastica (nel linfoma di Hodgkin si ha un’alterazione del liquido seminale indipendentemente dal trattamento antineoplastico) sia come effetto iatrogeno. Infatti, i tumori maschili possono essere trattati con chemioterapia e/o radioterapia, trattamenti che sono ad alto rischio di infertilità temporanea o permanente.

I trattamenti chemioterapici inducono infertilità in relazione al tipo di farmaco e al dosaggio utilizzato, gli agenti alchilanti per esempio, usati nel trattamento delle leucemie e dei linfomi, inducono azoospermia (assenza di spermatozoi) che può essere irreversibile. La radioterapia determina una riduzione del numero di spermatozoi in relazione alla dose di radiazione subita.

Pertanto, in previsione del trattamento chemioterapico/radioterapico, è necessario preservare la capacità riproduttiva del paziente neoplastico in età fertile. Le strategie che si possono mettere in atto sono:

  • crioconservazione del seme dopo masturbazione: rappresenta la metodica più efficace e più semplice da effettuare, necessita di programmazione per evitare di posticipare l’inizio del trattamento antineoplastico, vengono eseguite solitamente raccolte plurime per garantire un quantitativo sufficiente di liquido seminale. Il seme raccolto viene congelato in azoto liquido per interrompere l’attività biologica e preservare la fertilità. Gli spermatozoi congelati vengono utilizzati per una procreazione medicalmente assistita (PMA) con la metodica ICSI che consiste nell’inoculare un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita, pertanto la criopreservazione del seme deve sempre essere proposta anche in presenza di un eiaculato che contenga uno scarso numero di spermatozoi. La crioconservazione del liquido seminale può indurre alterazioni tali per cui, dopo lo scongelamento, gli spermatozoi non sono utilizzabili. Non esiste una limitazione temporale all’uso del seme congelato. È necessario che la raccolta del seme avvenga prima di iniziare il trattamento in quanto anche un solo ciclo di chemioterapia può alterare il DNA degli spermatozoi;
  • crioconservazione del seme raccolto con metodi alternativi: si procede al prelievo del seme attraverso aspirazione testicolare o biopsia testicolare. Tali procedure vengono effettuate previa sedazione;
  • schermatura gonadica: nel corso della radioterapia vengono utilizzate delle schermature per ridurre la quantità di radiazioni che arrivano al testicolo;
  • protezione testicolare mediante somministrazione di terapie ormonali (LHRH analoghi o antagonisti): è un metodo che presenta un’efficacia limitata.

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