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Pace fiscale: come funziona il saldo e stralcio delle cartelle

10 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2019



Torna la possibilità di cancellare tutti i debiti col fisco per chi è in difficoltà, pagando dal 10 al 35% del dovuto.

Il cosiddetto saldo e stralcio delle cartelle esattoriali, cioè la possibilità di eliminare tutti i debiti col fisco, entra a far parte degli interventi della nuova pace fiscale. Nonostante fosse stata inizialmente cancellata dal decreto fiscale [1], la misura è stata reintrodotta con la legge di Bilancio 2019 [2].

L’intervento, però, è stato rimodulato rispetto alle prime proposte di saldo e stralcio presentate: in particolare, possono fruire del beneficio soltanto i contribuenti che si trovano in difficoltà economica, per le cartelle contenenti debiti fiscali e contributivi.  La misura, in parole semplici, consente ai contribuenti con ingenti debiti e con un’oggettiva situazione di difficoltà economica di ripartire da zero, pagando o il 16% o il 20% o il 35% del debito (a seconda delle condizioni reddituali) chiudendo così la partita con Agenzia Entrate Riscossione. Chi, poi, ha in corso la liquidazione del patrimonio per crisi da sovraindebitamento paga il 10% del dovuto, a prescindere dall’Isee.

Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sulla pace fiscale: come funziona il saldo e stralcio delle cartelle, quali sono le altre misure previste e come sono state cambiate con la conversione in legge del decreto fiscale.

Saldo e stralcio delle cartelle

Il saldo e stralcio delle cartelle consente ai contribuenti che hanno un debito fiscale o contributivo di pagarne solo una parte, mettendosi in regola col fisco. In pratica, col saldo e stralcio si offre al contribuente la possibilità di mettere una pietra sul passato e di ripartire da zero.

Non tutti i contribuenti con cartelle di Equitalia o di Agenzia Entrate Riscossione, però, possono accedere al beneficio, ma soltanto coloro il cui indicatore Isee (si tratta, in parole semplici, dell’indice che “misura la ricchezza” delle famiglie, che si ricava dalla dichiarazione sostitutiva unica, o Dsu) non supera i 20mila euro. Fanno eccezione coloro che hanno avviato la procedura di liquidazione del patrimonio (sovraindebitamento).

A quanto ammonta la quota di debito che si deve pagare per mettersi definitivamente in regola col fisco? L’aliquota da applicare ai debiti cambia a seconda dell’importo del reddito dichiarato.

Nel dettaglio, si tratta di un’aliquota “secca”pari al:

  • 16%, se il debitore ha un Isee del nucleo sino a 8.500 euro;
  • 20%, se il debitore ha un Isee del nucleo da 8.500,01 euro sino a 12.500 euro;
  • 35%, se l’Isee del nucleo del debitore va dai 12.500,01 euro ai 20mila euro.

Per stralciare le cartelle e chiudere definitivamente il debito con l’erario i contribuenti possono versare le somme dovute in unica soluzione o ripartendolo in 5 anni.

Per chi ha in corso una procedura di sovraindebitamento, l’importo da pagare è pari al 10% del dovuto.

Per quali debiti è possibile chiedere saldo e stralcio?

Si possono stralciare esclusivamente le cartelle contenenti i seguenti debiti:

  • tributi risultanti dalle dichiarazioni annuali, e relativi interessi e sanzioni; in pratica, si tratta dei debiti derivanti dal mancato versamento di Irpef e Iva a seguito di autoliquidazione e controllo automatico della dichiarazione dei redditi;
  • contributi dovuti dagli iscritti alle casse dei liberi professionisti o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps, esclusi quelli richiesti a seguito di accertamento.

Come si paga il saldo e stralcio a rate?

Ecco come funzionerà il pagamento e rate del saldo e stralcio:

  • il primo anno si dovrà pagare il 35% del dovuto;
  • il secondo anno il 20%;
  • il terzo anno il 15%;
  • il quarto anno il 15%;
  • il quinto anno il 15%, con interessi di rateazione al 2%.

Come si chiede il saldo e stralcio?

Le domande di adesione alla possibilità di saldo e stralcio delle cartelle possono essere inviate, dal sito di Agenzia Entrate Riscossione, sino al 30 aprile 2019.

Gli altri interventi della pace fiscale

Vediamo ora quali sono gli interventi che fanno parte della pace fiscale, dalla terza rottamazione delle cartelle, o rottamazione ter, alla cancellazione dei ruoli sino a mille euro.

Terza rottamazione delle cartelle

La sanatoria, o rottamazione delle cartelle, o definizione agevolata, consiste nella possibilità di pagare i debiti con Equitalia/ Agenzia Entrate Riscossione azzerando le sanzioni e gli interessi di mora. Restano invece dovuti il capitale, gli interessi affidati all’Agente della riscossione (di regola si tratta degli interessi per ritardata iscrizione a ruolo), il costo di notifica della cartella, eventuali spese sostenute per procedure cautelari e esecutive e l’aggio di riscossione, commisurato alle somme dovute per la sanatoria.

La rottamazione ter riguarda tutti i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2017. Sono inclusi anche gli accertamenti esecutivi, che non necessitano d’iscrizione a ruolo, oltre ai debiti ancora non riportati in atti o documenti formalmente trasmessi al contribuente.

Alla terza rottamazione sono ammessi, oltre a coloro che non hanno mai aderito a una rottamazione ed i decaduti dalla prima rottamazione, tutti i beneficiari della seconda rottamazione, compresi i morosi, purché abbiano saldato tutte le rate scadute entro il 31 ottobre 2018 alla data del 7 dicembre 2018.

Chi non ha aderito alla precedente rottamazione deve presentare la domanda di rottamazione Ter, con modello DA 2018 (definizione agevolata 2018) all’Agenzia entrate riscossione entro il 30 aprile 2019.

Chi ha aderito alla seconda rottamazione e si mette in regola entro il 7 dicembre 2018 non deve fare nulla: sarà Agenzia entrate riscossione, entro il 30 giugno 2019, a mandare il nuovo piano dei pagamenti.

Gli importi oggetto della nuova rottamazione devono essere definiti in 5 anni, in 18 rate, da pagare ogni anno (sono previste 4 rate annuali). Le rate sono 10 per chi passa dalla rottamazione bis alla rottamazione ter.

Alcuni debiti non sono rottamabili, come le sanzioni penali, le sanzioni diverse da quelle collegate alla violazione di obblighi tributari o contributivi, dazi, accise e Iva all’importazione, somme derivanti da sentenze di condanna della Corte dei Conti, somme pretese a titolo di recupero di aiuti di Stato illegittimi.

Annullamento cartelle

La pace fiscale prevede poi l’annullamento, in automatico, di tutti i ruoli affidati alla riscossione dal 2000 al 2010, fino a un importo massimo di mille euro per ruolo, comprensivo di sanzioni e interessi. La cancellazione riguarda non solo i debiti fiscali, ma anche le multe per violazioni al Codice della strada e le imposte locali.

Possono essere stralciate anche le cartelle già oggetto di una delle tre rottamazioni? La risposta è positiva, ma quanto già versato prima dell’entrata in vigore del decreto fiscale non viene rimborsato.

Sconto sulle liti col fisco

La sanatoria riguarda anche i debiti oggetto di contenzioso: in particolare, possono essere oggetto di definizione agevolata i processi verbali di constatazione (Pvc), gli avvisi di accertamento e le liti pendenti.

Per quanto riguarda le liti pendenti col fisco, per chiuderle è previsto il pagamento di parte del valore della causa per chi ha vinto in primo grado (il 40%) o in secondo grado (il 15%), con la possibilità di pagare quanto dovuto in cinque anni. Per chi ha presentato ricorso e vuole chiudere la lite, il pagamento è del 90%.

Sanatoria degli errori formali

La sanatoria degli errori formali consentirà di mettersi in regola riguardo agli errori nelle dichiarazioni fiscali che non hanno comportato un debito d’imposta, pagando una rata pari a 200 euro per ogni anno d’imposta. La prima rata dovrà essere pagata entro il 31 maggio 2019, la seconda entro marzo 2020.

note

[1] Dl 119/2018.


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