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Prescrizione della cartella esattoriale non impugnata

9 Dicembre 2018


Prescrizione della cartella esattoriale non impugnata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2018



Se il contribuente non fa ricorso e la cartella di pagamento diventa definitiva qual è il termine di prescrizione del debito?

Alcuni anni fa hai ricevuto una cartella di pagamento per alcune multe stradali e un bollo non versato. All’epoca non hai fatto ricorso, lasciando trascorrere i sessanta giorni previsti dalla legge per l’impugnazione. Da allora la cartella è rimasta abbandonata in un cassetto e della sua esistenza ti sei completamente dimenticato. Oggi però hai ricevuto un nuovo sollecito da parte dell’agente della riscossione. Ti sembra però, ad occhio, che il credito sia ormai caduto in prescrizione, essendo decorsi ben cinque anni dal primo atto ricevuto. Ti rivolgi così allo sportello per far rilevare l’illegittima pretesa e chiedere lo sgravio della cartella. Secondo il dipendente dell’ufficio però non è come credi: la rinuncia alla contestazione ha fatto sì che la cartella divenisse definitiva e la prescrizione passasse da cinque a dieci anni. È davvero così? Cosa prevede la legge in materia di prescrizione della cartella esattoriale non impugnata?

Quello che ti è stato detto allo sportello non corrisponde al vero, ma costituisce un vecchio cavallo di battaglia usato dall’ex Equitalia per contrastare le legittime richieste di sgravio per vecchi debiti avanzate dai contribuenti. Negli anni passati, e tutt’oggi, l’agente della riscossione si è reso responsabile di numerosi abusi tra cui, in particolar modo, l’invio di pretese di pagamento ormai prescritte. Ragion per cui è stato travolto da migliaia di ricorsi. Così, per trovare una soluzione, in ognuna di queste cause l’esattore ha sostenuto la seguente tesi giuridica: atteso che gli ordini di pagamento contenuti nelle sentenze dei giudici si prescrivono in dieci anni e che una cartella di pagamento non contestata nei 60 giorni diventa definitiva proprio al pari di una sentenza, anche la cartella esattoriale cade in prescrizione dopo dieci anni.

Una soluzione di questo tipo avrebbe portato tutte le cartelle a prescriversi in tempi biblici poiché è chiaro che, se si vuol attendere la prescrizione, è necessario lasciar decorrere i 60 giorni per l’impugnazione. Ma cosa prevede in realtà la legge? 

In realtà la legge non dice nulla, ragion per cui sulla questione sono intervenute una serie di sentenze della Cassazione, tra cui le Sezioni Unite del novembre del 2016 [1] e un’ultima pronuncia di qualche giorno fa [2]. Vediamo cosa è stato detto in queste occasioni in merito alla prescrizione della cartella esattoriale non impugnata.

Cartella di pagamento: cade in prescrizione dopo 10 anni?

Ti sembrerà forse strano, ma non esiste una norma che stabilisca espressamente quando la cartella di pagamento va in prescrizione. Nell’assenza di una disciplina specifica, si è cercato di individuare la natura della cartella per comprendere quale norma applicare. La tesi sostenuta dall’agente della riscossione, favorevole ovviamente al proprio credito, è stata quella di assimilare la cartella non impugnata a una sentenza del giudice: entrambi gli atti infatti sarebbero “definitivi” e inoppugnabili. Con la conseguenza che ad essi si applicherebbe la prescrizione ordinaria che è di 10 anni.

Questa soluzione però è stata criticata dalle Sezioni Unite della Cassazione [1] secondo cui la cartella non è un atto giurisdizionale ma della pubblica amministrazione. Quindi, anche divenuto definitivo, non può essere assimilato a una sentenza. 

La conseguenza di questo ragionamento ha imposto una diversa soluzione alla domanda: quando cade in prescrizione una cartella di pagamento? E la risposta data dalla Cassazione è abbastanza semplice e anche logica: non esiste un unico termine di prescrizione, uguale per tutte le cartelle. Al contrario bisogna applicare la prescrizione relativa al tipo di tributo riportato sulla cartella stessa. Cerchiamo di comprendere meglio cosa significa questa affermazione e quali sono le ricadute pratiche. 

Cartella di pagamento: quando cade in prescrizione? 

Tutti sanno che l’Iva si prescrive in 10 anni. Ebbene, la cartella esattoriale emessa per riscuotere tale imposta si prescriverà anch’essa in 10 anni.

Al contrario il bollo auto ha una prescrizione di 3 anni. Anche la relativa cartella, dunque, cadrà in prescrizione nello stesso termine.

Una multa non può più essere riscossa dopo 5 anni, termine entro il quale si compie la prescrizione. Le cose non cambiano neanche quando, omesso il relativo versamento, il contribuente riceve la cartella dell’esattore.

Questi tre esempi lasciano ben comprendere quando cade in prescrizione una cartella di pagamento: nello stesso termine previsto dalla legge per il relativo tributo di cui si chiede il versamento.

Quindi, per sapere quando va in prescrizione una cartella, bisogna anche conoscere i termini di prescrizione di tutte le imposte e le sanzioni. Li indichiamo qui di seguito:

Prescrizione Iva

L’Iva si prescrive in 10 anni. Qualche tribunale ha ritenuto doversi applicare invece la prescrizione di 5 anni sul presupposto che si tratterebbe di un tributo da versare ogni anno (difatti una norma del codice civile [3] stabilisce che tutti i pagamenti periodici, che cadono annualmente o per frazioni più brevi, si prescrivono in cinque anni). Questa tesi però non ha fatto ancora breccia in Cassazione per la seguente ragione: il presupposto dell’Iva (il reddito dichiarato) è sempre diverso e ben potrebbero esserci annualità in cui l’Iva non è dovuta.

Prescrizione Irpef

Anche l’Irpef si prescrive in 10 anni. Come per l’Iva è stata sostenuta anche in questo caso la prescrizione in cinque anni. La tesi ha trovato accoglimento in ben più di un tribunale. Ancora però non si può parlare di un indirizzo maggioritario.

Prescrizione altre imposte erariali

Tutte le imposte dovute allo Stato si prescrivono in 10 anni. Ad esempio: l’imposta di registro, l’imposta di bollo, il canone Rai, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale.

Prescrizione imposte sulla casa

Ici, Imu, Tasi e Tari si prescrivono in 5 anni. Ciò perché tutte le imposte dovute agli enti locali presentano una prescrizione dimezzata rispetto a quella ordinaria. Si tratta infatti di imposte dovute periodicamente e in misura fissa (visto che il presupposto di esse, ossia la proprietà dell’immobile, è sempre uguale). Fa eccezione, come vedremo a breve, solo il bollo auto.

Prescrizione multe stradali e sanzioni

Tutte le sanzioni amministrative, comprese le contravvenzioni per violazione del codice della strada, si prescrivono in cinque anni. 

Prescrizione contributi previdenziali e assistenziali

Tutte le somme che si devono versare all’Inps e all’Inail (contributi di previdenza e di assistenza obbligatoria) si prescrivono in 5 anni.

Prescrizione bollo auto

Il bollo auto è un discorso a sé: è l’unica imposta infatti che si prescrive in 3 anni. Il termine però inizia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stato omesso il versamento. Per cui il bollo auto da versare nel 2017 si prescrive il 31 dicembre del 2020 e solo a partire dal 1° gennaio 2021 il contribuente è libero dal debito.

Prescrizione sentenze di condanna a seguito di un ricorso rigettato

Potrebbe succedere di fare ricorso contro una cartella di pagamento e di perdere. A quel punto il giudice emetterà una sentenza di condanna. La sentenza si sostituisce alla cartella e, pertanto, la prescrizione in questo caso sarà di 10 anni, a prescindere dal tipo di tributo richiesto in pagamento. 

Che succede se la cartella contiene debiti di natura diversa

Potrebbe succedere che, con la stessa cartella venga chiesto il pagamento di importi di natura diversa: ad esempio il bollo auto e l’imposta sulla spazzatura. In tal caso la cartella non si prescriverà nello stesso momento ma in momenti diversi: la parte del bollo auto cadrà in prescrizione dopo 3 anni mentre resterà in vita per altri 2 anni per la parte relativa alla Tari. Al termine del quinto anno l’intera cartella sarà definitivamente prescritta.

Come capire se la cartella di pagamento è prescritta?

A questo punto ti chiederai come capire se la cartella è prescritta. L’operazione è semplice ma richiede un po’ di “ordine” tra le tue scartoffie. Innanzitutto devi prendere l’ultima cartella che hai ricevuto e recuperare la data in cui la stessa ti è stata spedita che, probabilmente, è riportata sulla busta stessa. Dopodiché confronta, nella pagina con l’estratto di tutte le somme, le singole imposte e verifica per ognuna di queste qual è la prescrizione secondo i termini che ti abbiamo appena detto. 

Tieni conto che, se dopo la notifica della cartella hai ricevuto un sollecito, il termine di prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo al sollecito stesso.

note

[1] Cass. sent. n. 23397/16 del 17.11.2016.

[2] Cass. ord. n. 31817/18 del 7.12.2018.

[3] Art. 2948 cod. civ.


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