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Avviso conclusione indagini: cosa fare?

18 Gennaio 2019 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Gennaio 2019



Guida pratica su come comportarsi quando si riceve l’avviso di conclusione delle indagini: cosa fare, entro quali termini, da soli o con l’aiuto di un avvocato.

Sai che in questo momento potresti essere indagato e non averne conoscenza? Ciò accade perché le indagini condotte dalla Procura sono coperte dal segreto istruttorio: pertanto, a meno che non ci sia bisogno di te per il compimento di alcuni atti (come una perquisizione, ad esempio), potresti rimanere all’oscuro di tutto fino a che le indagini non siano terminate. Non temere, però: ciò non significa che tu non abbia diritto alla difesa. La legge obbliga la Procura a comunicarti la fine dell’indagini in modo tale che tu possa prendere visione degli atti fino a quel momento compiuti e cominciare a predisporre una linea difensiva. Ma v’è di più: prima ancora che le indagini si siano formalmente concluse, puoi chiedere al magistrato del pubblico ministero di essere sentito personalmente per discolparti dalle accuse poste a tuo carico, nonché produrre idonea documentazione che convinca il p.m. a proseguire le indagini in modo da determinarsi non per il rinvio a giudizio ma per l’archiviazione. Insomma, la legge ti permette di difenderti anche se durante lo svolgimento delle indagini tu non abbia saputo nulla. Se quello che ho detto sinora ti ha incuriosito, allora prosegui nella lettura del presente articolo: ti spiegherò cosa fare quando ricevi l’avviso di conclusione delle indagini.

Cos’è l’avviso di conclusione delle indagini?

Cosa fare se ci viene notificato l’avviso di conclusione delle indagini? Ma soprattutto: cos’è l’avviso di conclusione delle indagini? Te lo spiego subito: si tratta di una comunicazione che la procura della Repubblica deve obbligatoriamente inviare nei confronti della persona indagata quando le indagini sono in dirittura di arrivo. In pratica, l’avviso di conclusione delle indagini ti dice che il pubblico ministero sta per terminare il suo lavoro e che, in assenza di novità, chiederà al giudice il rinvio a giudizio: in pratica, ti sta dicendo che verrai processato per i fatti indicati nell’avviso stesso.

In estrema sintesi, possiamo dire che l’avviso di conclusione delle indagini serve a comunicarti non solo che le indagini sono praticamente terminate, ma anche che sei ad un passo dal divenire imputato, cioè dall’essere sottoposto a procedimento penale.

Avviso conclusione delle indagini: a cosa serve?

L’avviso di conclusione delle indagini ha una funzione importantissima, in quanto molto spesso è il primo atto con il quale vieni a sapere che sono state svolte delle indagini sul tuo conto. Quando è così, contestualmente a questo avviso te ne viene comunicato un altro: è la famosa informazione di garanzia, con la quale ti vengono indicati tutti i diritti che la legge ti riconosce in vista del procedimento (nomina di un avvocato di fiducia ovvero d’ufficio se non ne scegli uno; limite di reddito per accedere al gratuito patrocinio; diritto all’interprete; ecc.).

L’avviso di conclusione delle indagini, inoltre, è di fondamentale importanza perché con esso la procura della Repubblica ti mette a conoscenza di alcune facoltà che ti sono concesse e che ti consentirebbero (almeno in teoria) di evitare il processo. Vediamo di cosa si tratta.

Avviso conclusione delle indagini: cosa c’è scritto?

L’avviso di conclusione delle indagini, a dispetto del nome, non ti dice che le indagini si sono già concluse, ma che stanno per concludersi. Diciamo che è una sorta di preavviso di conclusione. Questo ti consente di poterti difendere e di poter convincere il pubblico ministero a cambiare idea, cioè a non chiedere il rinvio a giudizio. In che modo? Cosa fare davanti ad un avviso di conclusione delle indagini?

Innanzitutto, è buona cosa che tu provveda alla nomina di un difensore. Anche in assenza, però, potresti difenderti da solo, in quanto l’avviso di conclusione delle indagini ti dice in modo molto chiaro quali sono i tuoi diritti. Nell’avviso, infatti, troverai scritto:

  • il reato (o i reati) per il quale si procede, con indicazione delle norme di legge che si presumono violate, della data e del luogo del fatto;
  • l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini è depositata presso la segreteria del pubblico ministero e che è tuo diritto prenderne visione ed estrarne copia;
  • l’avvertimento secondo cui hai facoltà, entro il termine massimo di venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti (tra i quali anche le eventuali investigazioni compiute dal tuo difensore), chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine (da compiersi entro trenta giorni);
  • l’avvertimento che è tuo diritto presentarti per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio [1].

Avviso conclusione delle indagini: che fare?

Hai ora una quadro sicuramente più chiaro di cosa sia un avviso di conclusione delle indagini. Cosa fare, dunque? Come comportarsi? Ebbene, sicuramente sarebbe il caso di affidarsi ad un avvocato, l’unico dotato di competenza e preparazione idonei a permetterti di districarti all’interno della selva rappresentata dalla giustizia penale. Tuttavia, poiché il processo non è ancora cominciato, puoi anche decidere di agire da solo, senza affidarti ad alcuno.

In presenza di un avviso di conclusione delle indagini, potresti da solo:

  • andare in Procura, presso l’ufficio che di solito è indicato nello stesso avviso, o comunque presso le stanze del p.m. che firma l’avviso, per chiedere di prendere visione degli atti di indagine fino a quel momento compiuti. È tuo diritto, altresì, chiederne copia, dietro il pagamento delle spese di cancelleria (marca da bollo di importo variabile a seconda del numero delle pagine di cui si chiede copia);
  • sempre in Procura, entro il termine massimo di venti giorni, puoi presentare memorie scritte di tuo pugno, nonché depositare tutta la documentazione che ritieni più idonea a discolparti;
  • suggerire, anche tramite le memorie e i documenti di cui al punto precedente, il compimento di ulteriori indagini al fine di provare la tua innocenza (ad esempio, potresti indicare il nominativo di alcune persone che potrebbero discolparti);
  • entro il medesimo termine di venti giorni dal ricevimento dell’avviso, chiedere di rilasciare spontanee dichiarazioni oppure si essere interrogato dal pubblico ministero (o dalla polizia giudiziaria da questi delegata). C’è differenza tra le dichiarazioni e l’interrogatorio: nel primo caso, l’autorità inquirente non dovrà fare altro che raccogliere le tue parole, senza poter controbattere; nel secondo, invece, il p.m. (o il suo delegato) potrà farti domande precise alle quali rispondere. In questa ipotesi, cioè in quella dell’interrogatorio, però, sarà necessaria la presenza di un difensore.

note

[1] Art. 415-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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