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Quando faccio un bonifico vengo segnalato al fisco?

9 Dicembre 2018


Quando faccio un bonifico vengo segnalato al fisco?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2018



Accertamento fiscale per evasione: quando l’Agenzia delle Entrate può effettuare accertamenti su prelievi e versamenti.

Le leggende metropolitane nascono quasi sempre da informazioni distorte o mal comprese. Come nel caso dei prelievi e versamenti sul conto corrente. Se anche le movimentazioni bancarie sono “in chiaro”, ossia conoscibili dall’Agenzia delle Entrate, non si viene automaticamente segnalati al fisco per un prelievo, per un versamento o per un bonifico. La legge vuole tuttavia che l’amministrazione finanziaria possa effettuare dei successivi accertamenti (ed entro comunque termini di decadenza ben definiti) quando, da un confronto con la dichiarazione dei redditi o da un controllo incrociato, dovesse rilevare delle incongruenze. 

Di tanto vorremmo parlarti meglio in questo articolo in modo che tu sia al corrente di quali operazioni possono ritenersi “sospette” ed a rischio, e quando invece non hai nulla di che temere. Alla fine saprai anche rispondere a te stesso qualora dovessi chiederti: quando faccio un bonifico vengo segnalato al fisco?

Ci riferiremo, qui di seguito, alla maggior parte dei contribuenti, quelli cioè che gestiscono un corrente personale, non intestato a un’azienda o a una società, ma destinato alle operazioni familiari. Per gli imprenditori, infatti, vigono regole più stringenti in virtù del fatto che ogni passaggio di denaro deve trovare una corrispondente scrittura e giustificazione nel bilancio.

Le operazioni sul conto sono visibili?

Solo l’Agenzia delle Entrate può conoscere ciò che fai sul tuo conto corrente ossia può sapere:

  • quanti soldi hai depositato e presso quale istituto di credito;
  • i prelievi e i versamenti che hai fatto;
  • le eventuali cassette di sicurezza (non il loro contenuto che può essere visionato solo in caso di indagini sul luogo);
  • i titoli e le azioni che la banca gestisce per conto tuo.

Tali informazioni vengono gestite attraverso un flusso di dati che le banche inviano periodicamente all’amministrazione finanziaria. I dati vengono conservati in un maxi archivio telematico detto “Anagrafe dei rapporti finanziari” (o anche “Anagrafe dei conti correnti”).

Il fatto che il fisco abbia accesso a queste informazioni però non significa che le verifichi quotidianamente o che le sottoponga all’analisi di computer. Solo se dovessero essere in corso degli accertamenti sul contribuente verranno effettuati ulteriori controlli sul conto. 

Dunque, non devi pensare che ogni volta in cui fai un bonifico o un versamento si accenda una “lucina rossa” all’Agenzia delle Entrate. È pur vero però che, essendo tali dati trasparenti, se non vuoi rischiare sarà meglio che le operazioni vengano compiute in perfetta trasparenza, così come di seguito ti spiegheremo.

Leggi anche I 5 movimento sospetti del conto corrente per il fisco.

I prelievi sul conto corrente vengono segnalati al Fisco?

Il tuo avvocato ti ha chiesto duemila euro per una causa, riconoscendoti un forte sconto se gli dai i soldi in nero, senza cioè fattura. Per non rischiare di essere segnalato al fisco, fai il prelievo allo sportello in quattro occasioni diverse, ciascuna da 500 euro, intervallate con dieci giorni di tempo l’una dall’altra. È una precauzione corretta? 

Spesso si crede che un prelievo di diverse migliaia di euro allo sportello o al bancomat sia oggetto di controllo fiscale. Non è così. Per i privati cittadini, i prelievi sono liberi. Non c’è un limite di importo né una segnalazione al fisco. Non c’è neanche una presunzione di nero, come invece succede per i versamenti (di tanto parleremo dopo). Quindi puoi prelevare i duemila euro per il tuo avvocato in un’unica soluzione (ricordandogli però che sta commettendo un’illecito tributario). 

Potrebbe però succedere che, se prelevi una consistente somma di contanti allo sportello (ad esempio dieci mila euro in un’unica occasione), il dipendente dell’istituto di credito ti faccia qualche domanda sull’uso che ne farai. Le informazioni che raccoglie non vengono però trasmesse al fisco, ma alla direzione della tua stessa banca. Quest’ultima valuta se notiziare di ciò la Uif – l’Unità di Informazione Finanziaria – ai fini della verifica di eventuali operazioni criminose (grandi evasioni, riciclaggio, ecc.). In ultimo la Uif seleziona solo le ipotesi più sospette da comunicare alla Procura della Repubblica.

Insomma, possiamo dire che i prelievi dal conto sono completamente “innocui” e non generino problemi con il fisco. Anche se, volendo essere pignoli, si può dire che «vengono segnalati al Fisco» in quanto inseriti all’interno dell’Anagrafe dei conti correnti, essi non possono comunque generare verifiche o accertamenti fiscali.

Se sei però un imprenditore valgono regole diverse. Quando prelevi dal conto della società o della tua ditta individuale devi stare attento a non superare questi importi:

  • mille euro nell’arco dello stesso giorno;
  • cinquemila euro nell’arco dello stesso mese.

Se oltrepassi tali soglie, l’Agenzia delle Entrate può presumere che il denaro ti sia servito per fare “investimenti in nero” e, salvo che tu fornisca prova contraria, inviarti un accertamento fiscale.

In tutto questo ricorda sempre che gli scambi di denaro in contanti, per qualsiasi ragione fatti (vendite, regali, prestiti, ecc.) non possono mai essere superiori a 3mila euro.

I versamenti sul conto corrente vengono segnalati al Fisco?

Nel caso di versamenti in contanti sul conto corrente devi stare più attento. Fermo restando che anche queste operazioni finiscono nell’Anagrafe dei conti correnti, l’Agenzia delle Entrate può utilizzarle per effettuare degli accertamenti.

Facciamo un esempio. Un giorno versi 3mila euro sul conto corrente. Nel tuo 730 però non c’è traccia di questi soldi: hai un reddito di lavoro dipendente e la busta paga ti viene mensilmente accreditata dal datore sul conto. Da dove ti sei procurato i 3mila euro? Questa domanda te la può ben fare l’Agenzia delle Entrate e se non hai una prova scritta (con “data certa”) da opporle subirai le sanzioni e un prelievo tributario. Anzi, le cose vanno diversamente: il fisco ti può inviare direttamente un accertamento, senza neanche chiederti giustificazioni visto che, per legge, tutti gli accrediti sul conto che non trovano un corrispondente nella dichiarazione dei redditi, si presumono “ricavi in nero”. In buona sostanza il fisco può ritenere che tu sia un evasore fiscale. Ti toccherà allora fare ricorso al giudice e dimostrare che questi soldi provengono:

  • da redditi che sono già stati tassati alla fonte, ossia prima che ti venissero erogati (ad esempio la visita alla schedina);
  • da redditi che sono esentasse (donazioni di un genitore fino a 1 milione di euro);
  • da redditi che provengono da disinvestimenti (ad esempio la vendita di una casa o di un’auto di seconda mano).

C’è comunque una buona notizia: come abbiamo già spiegato nell’articolo Controlli fiscali su conto corrente: a quanti prima si può risalire, l’Agenzia delle Entrate può chiederti chiarimenti sui versamenti di contanti sul conto entro massimo cinque anni (che decorrono dall’anno successivo a quello di imposta). 

I bonifici vengono segnalati al Fisco?

Se stai per fare un bonifico a una persona e ti chiedi se questo passaggio di denaro sarà noto al Fisco, la risposta non può che essere sì. E ciò per la ragione che abbiamo sinora detto: tutte le movimentazioni sul conto finiscono all’Agenzia delle Entrate perché comunicate dalle banche stesse nell’Anagrafe dei conti. Tuttavia, a rischiare, in questo caso, non è chi esegue il bonifico ma chi lo riceve se non ha dichiarato tali redditi nella sua denuncia dei redditi o non ha la prova scritta che i soldi sono esenti da tassazione. 

In particolare, in assenza di prove contrarie, l’Agenzia delle Entrate può presumere che il bonifico che stai facendo sia effettuato come controprestazione di una prestazione ricevuta, sia cioè un pagamento e quindi un reddito per il beneficiario. Dunque potrà chiedere a quest’ultimo maggiori spiegazioni ma non anche a te se non ai fini di una migliore indagine. In ogni caso, a meno che non sei coinvolto in una operazione illecita (ad esempio una falsa fatturazione), difficilmente potrai subire conseguenze fiscali per un bonifico non dichiarato.

note

[1] Art. 32 co. 1. n. 2) Dpr 600/1973.


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