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Pagamento spese legali parte soccombente

16 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Gennaio 2019



Chi paga le spese di un processo? Cos’è il principio di soccombenza? Chi vince ottiene sempre il rimborso delle spese legali?

Un tempo, chi riceveva un’offesa poteva sfidare a duello colui che gli aveva fatto torto, in modo tale da lavare l’onta del disonore patito. Oggi, fortunatamente, una condotta del genere non è più tollerata: chi vuole ottenere tutela non può farsi giustizia da sé, ma deve necessariamente bussare alla porta del tribunale. Questo non significa, però, che le lotte e le disfide siano cessate: esse sono anzi aumentate, solamente che hanno assunto la forma ben più civile del confronto dialettico nelle aule di giustizia. Non più la spada, ma la penna; non più l’armatura, ma la toga. Se hai assistito ad un processo sai a cosa mi riferisco: il contraddittorio tra le parti è il nuovo duello, al quale assiste, imparziale, il giudice. Ora, il problema è che la giustizia italiana è notoriamente lenta e costosa: se vuoi ottenere giustizia, rassegnati a dover attendere anni. L’inquilino a cui hai affittato l’appartamento non paga da mesi il canone e non vuole saperne di andarsene? Beh, sappi che dovrai sopportare questa situazione ancora per diverso tempo, poiché la legge non ti consente di sfrattarlo via con la forza se non dopo una complessa procedura fatta da un numero preciso (ed eccessivo) di avvisi ed intimazioni. Il più delle volte, poi, dovrai accollarti tutte le spese del giudizio, comprese quelle per l’avvocato, senza nemmeno riuscire a recuperarle, perché è molto probabile che l’inquilino moroso non abbia il becco di un quattrino. È giusto tutto questo? Purtroppo la legge non sempre funziona alla perfezione: troppe volte ad essere penalizzato, alla fine dei conti, è proprio colui che aveva ragione da vendere. Non disperare, però: sappi che l’ordinamento giuridico prevede una serie di ipotesi in cui è possibile recuperare le spese legali e processuali sostenute. Quando avviene ciò? Essenzialmente, quando il giudice ti dà ragione. In pratica, se vai in tribunale e, alla fine del giudizio, il magistrato emette una sentenza a te favorevole, in ragione del principio di soccombenza avrai diritto ad ottenere il rimborso delle spese fino a quel momento sostenute. Il rimborso, però, non te lo dà lo Stato, ma la controparte che ha perso. In pratica, il principio di soccombenza dice che chi perde, paga. Che poi sia arduo recuperare i soldi dalla parte soccombente, questo è un altro discorso. Quello che mi interessa, ora, è farti capire come funziona il pagamento delle spese legali nel caso di soccombenza. Affronteremo pertanto due ipotesi diverse: la prima prevede che tu, dopo aver fatto ricorso in tribunale per veder riconosciute le tue ragioni, sia stato riconosciuto meritevole di tutela e, pertanto, il giudice ti abbia dato ragione; nella seconda, invece, analizzeremo il caso opposto, e cioè quello in cui tu sia stato condannato. Se quanto ti ho anticipato sinora è di tuo interesse, ti consiglio vivamente di proseguire nella lettura di questo articolo: ti spiegherò come funziona il pagamento delle spese legali della parte soccombente.

Cosa sono le spese legali?

Per affrontare il nostro argomento, cioè per spiegarti il pagamento delle spese legali della parte soccombente, devo obbligatoriamente premettere l’illustrazione di alcuni concetti basilari. Innanzitutto: cosa sono le spese legali? La risposta sembra scontata, ma non lo è affatto. Per spese legali si intendono quelle che una parte deve sostenere per permettersi un avvocato. In pratica, le spese legali sono riconducibili all’onorario del difensore di fiducia.

Le spese legali non si pagano sempre: è il caso in cui tu possa accedere al gratuito patrocinio. Secondo la legge, se il tuo reddito non supera una certa soglia (clicca qui per saperne di più sull’argomento), hai diritto a scegliere un avvocato il cui compenso sarà liquidato dallo Stato al termine del procedimento.

Cosa sono le spese processuali?

Le spese legali sono diverse dalle spese processuali (denominate anche spese di lite o di giustizia). Le spese processuali sono quelle che una persona deve sostenere per poter accedere alla giustizia; ed infatti, se pensavi che per fare ricorso in tribunale non dovessi pagare alcun costo, ti sbagli di grosso: la giustizia vuole che le paghi il disturbo e per tale ragione, senza aver nemmeno ancora iscritto la causa a ruolo, dovrai sostenere un esborso non da poco.

Per farti capire cosa sono le spese processuali (o spese di giustizia, che dir si voglia) ti faccio questo esempio: per una causa di medio valore (per tale dovendosi intendere una che superi i cinquemila euro ma non i ventiseimila) dovrai spendere 237 euro di contributo unificato e 27 di marca da bollo. Per una causa di valore fino a 52mila euro, il contributo è di ben 518 euro. Ci sono poi le spese di notifica, che dipendono sia dal numero di persone a cui devi citare l’atto introduttivo sia dal tipo di procedura. E la causa non è neanche cominciata!

Potresti andare esente dalla spese di giustizia nel caso in cui tu possa accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato: le condizioni sono le stesse previste per avere un avvocato pagato dallo Stato, come ti ho detto nel paragrafo precedente.

Spese legali: chi le paga?

Spesso spese legali e spese di giustizia vengono confuse oppure assimilate. Ciò accade perché, di norma, esse vengono sostenute insieme. Cosa significa? Vuol dire che, se decidi di fare ricorso in tribunale, dovrai pagare sia le une che le altre, cioè sia tutti i costi legati all’accesso alla giustizia che quelli del tuo avvocato. Per questo motivo, a volte, con la nozione spese legali si intendono incluse anche quelle processuali.

Quanto appena detto, cioè che le spese vengono pagate dalla parte che decide di ricorrere alla giustizia, è vero, ma solo in parte: il nostro codice di procedura civile, infatti, prevede un principio in base al quale se una persona è costretta a mettersi un avvocato a causa del comportamento della controparte, deve essere proprio quest’ultima a pagare tutto. Cerco di spiegarmi meglio con un esempio.

Tempo fa hai prestato duemila euro ad un tuo conoscente che si trovava in difficoltà economiche; nonostante la promessa, magari fatta anche per iscritto, di restituirti la somma, ancora oggi sei creditore dell’intero importo. Per farti giustizia, sei costretto a rivolgerti ad un avvocato. Ora, se fossi sempre costretto tu a pagarti tutte le spese, desisteresti dall’andare in tribunale in quanto, facendoti due conti, per recuperare duemila euro rischieresti di doverne pagare molti di più tra spese legali e processuali. Per evitare ciò, la legge prevede il principio di soccombenza: chi perde il giudizio, paga anche le spese della controparte.

Pagamento spese legali in caso di soccombenza: come funziona?

In pratica, in caso di soccombenza il pagamento delle spese legali spetta a chi ha perso il giudizio. Chi perde, paga: nulla di più semplice. Di conseguenza, possiamo ipotizzare queste due situazioni diverse:

  • se l’attore, cioè colui che agisce per primo in tribunale (ad esempio, il creditore), vince la causa, il giudice, con la medesima sentenza con cui gli dà ragione, liquida in suo favore anche il pagamento di tutte le spese processuali e di quelle legali (l’onorario dell’avvocato, in pratica). L’attore avrà quindi diritto al rimborso delle spese fino a quel momento sostenute, nei limiti dell’importo stabilito dal giudice. Il rimborso gli sarà dovuto dalla controparte, avverso la quale potrà agire proprio in virtù della sentenza;
  • se l’attore, al contrario, perde la causa, allora non soltanto non gli verrà rimborsato nulla e dovrà pagarsi di tasca propria l’avvocato, ma il giudice potrà condannarlo, sempre con sentenza, anche a pagare le spese legali sostenute dalla controparte che, ingiustamente, si è vista chiamare in giudizio. In sostanza, l’attore dovrà pagare l’avvocato del convenuto.

Chi paga le spese legali della parte soccombente?

La parte soccombente deve pagare da sé le spese legali sostenute, non potendo chiedere che a farlo sia il suo rivale in giudizio. Ciò avviene anche nel caso in cui il giudice decidesse di compensare le spese legali. Cosa significa? Ci sono dei casi in cui il principio di soccombenza, quello cioè che pone a carico di chi perde tutte le spese del giudizio, non trova applicazione. È la legge a stabilirne le circostanze; nello specifico, il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, può escludere la restituzione delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le ritiene eccessive o superflue. Questo significa che, pur se vincente, la parte non può chiedere a quella soccombente il rimborso di quelle che il giudice ha ritenuto del tutto inutili.

Inoltre, se vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero [1]. Cosa significa? Vuol dire che, se il giudice ritiene che nessuna delle due parti abbia ragione appieno, può lasciare le cose inalterate e far pagare ad ognuna le proprie spese. In questa ipotesi, quindi, nessuno dovrebbe rimborsare le spese legali all’altra. Inoltre, la parte soccombente che aveva giustificato le sue ragioni secondo validi orientamenti giurisprudenziali, non dovrà rimborsare le spese legali alla controparte vittoriosa, in quanto le sue motivazioni, seppur disattese dal giudice, erano comunque opportune.

Infine, la legge dice che il giudice, se accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la formulazione della proposta [2]. Non temere: ti spiego subito cosa significa. Se fai causa ad una persona per ottenere il risarcimento dei danni e questa ti fa un’offerta ragionevole per chiudere la questione, ma tu non accetti e prosegui con il giudizio, anche se vittorioso potresti non ottenere il rimborso delle spese legali ma, anzi, potresti essere condannato a rimborsare quelle dell’avversario. Ciò avviene se il giudice ti liquida una somma non superiore a quella che ti era stata proposta e che tu hai rifiutato. In questo caso, quindi, anche se il giudice ti dà in parte ragione, ti potrebbe condannare al pagamento delle spese legali della parte soccombente maturate successivamente alla proposta transattiva che hai rifiutato. In estrema sintesi, il giudice ti punisce per non aver accettato l’offerta e per aver tentato di lucrare una somma maggiore attraverso il processo.

note

[1] Art. 92 cod. proc. civ.

[2] Art. 91 cod. proc. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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