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L’Iva non può essere contestate per le operazioni antieconomiche

3 Ottobre 2013 | Autore:
L’Iva non può essere contestate per le operazioni antieconomiche

In sede di accertamento, il fisco può contestare un’operazione come non economicamente sostenibile, entrando così nella valutazione di scelte imprenditoriali, solo con riferimento alle imposte dirette (Irpef, Ires ed Irap) e non anche all’IVA.

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha stabilito che in caso di contestazione di operazioni antieconomiche, il Fisco non può chiedere la restituzione dell’IVA “scaricata” sugli acquisti di beni o servizi, poiché giudicati non economicamente convenienti per l’azienda. L’antieconomicità non consente, di per sé, la possibilità di disconoscere l’IVA detratta, salvo non sia dimostrato, in un contesto più ampio, un evidente abuso del diritto o l’esistenza di un’operazione elusiva.

Secondo la Suprema Corte, l’Amministrazione finanziaria può entrare nel merito delle scelte aziendali e contestare eventuali costi antieconomici (come a esempio l’elevato compenso all’amministratore socio), ma solo con riferimento alle imposte dirette (Irpef, Ires e Irap). Non quindi per l’IVA. Con la conseguenza che non può essere pretesa la restituzione dell’Imposta sul Valore Aggiunto corrisposta per spese che appaiano “insensatamente elevate”.

Questo potere di ingerenza nelle decisioni manageriali si basa sul principio secondo cui chiunque svolga un’attività economica dovrebbe indirizzare le proprie scelte verso una riduzione dei costi e una massimizzazione dei profitti. Sono quindi valutate negativamente, ai fini fiscali, quelle condotte improntate all’eccessivo ricorso all’utilizzo di costi irrazionali e irragionevoli nel loro ammontare.

Nel caso dell’IVA, però, gli Stati europei devono rispettare i principi enunciati dalla Corte di Giustizia, principi che non consentono alcuna limitazione al diritto di detrazione.

Secondo la giurisprudenza comunitaria il diritto a detrarre l’IVA non contempla alcun diretto riferimento al tema del “valore” del bene o servizio. Secondo la Corte Europea, infatti, la circostanza che un’operazione economica sia effettuata a un prezzo superiore o inferiore al prezzo di costo, e dunque a un prezzo superiore o inferiore al prezzo normale di mercato, è irrilevante.


note

[1] Cass. sent. n. 9497/2008; Cass. sent. n. 3243/2013;


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