Niente reversibilità prima dell’età pensionabile: proposta Ocse

9 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2018



L’Ocse propone di non riconoscere la pensione di reversibilità a chi non ha ancora compiuto 67 anni.

È di nuovo guerra alla pensione di reversibilità: dopo la riduzione del sussidio per i coniugi con grande differenza d’età con la cosiddetta norma anti-badanti, poi bocciata dalla Corte Costituzionale, ed il tentativo di agganciare la prestazione all’indicatore Isee della famiglia, arriva ora una nuova proposta per diminuire il numero delle pensioni ai superstiti.

In base a quanto emerge dal report Ocse (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) “Pensions Outlook 2018”, in Italia le pensioni ai superstiti superano il 2,5% del Pil, a fronte di una media europea dell’1%. Un peso difficilmente sostenibile, a detta dell’organizzazione, che nella relazione formula una nuova proposta per ridurre le pensioni di reversibilità ed indirette: la soluzione sarebbe riconoscere le pensioni ai superstiti soltanto al compimento dell’età pensionabile.

In pratica, i superstiti aventi diritto alla pensione del familiare deceduto (o alla pensione che gli sarebbe spettata, se lavoratore) potrebbero percepire la prestazione solo dopo il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni dal 2019. Niente reversibilità prima dell’età pensionabile, dunque, secondo la proposta Ocse.

Che fine farebbero, però, le vedove ed i vedovi non in età senza lavoro, o con un reddito ridotto, o invalidi, o ancora con dei figli piccoli da mantenere?

In base alla proposta dell’Ocse, per i nuclei familiari in difficoltà economica potrebbero essere introdotti dei sussidi temporanei che li aiutino ad adattarsi alla situazione.

La Cgil è fortemente contraria alla proposta Ocse: l’organizzazione sindacale, nel commentare la relazione sulle pensioni ai superstiti, ha sottolineato che non si tratta di sussidi di assistenza, ma di prestazioni di previdenza. I contributi previdenziali pagati dai lavoratori e dai datori di lavoro, difatti, non servono soltanto a finanziare le pensioni di vecchiaia, di anzianità o anticipate, ma anche le pensioni d’invalidità e ai superstiti. Prova ne sia che l’aliquota con cui si finanzia la pensione si chiama Ivs, sigla che sta per “Invalidità, vecchiaia e superstiti”.

Ogni lavoratore, in pratica, assicura ai propri superstiti la possibilità di ottenere una pensione in caso di suo decesso. Questa prestazione, tra l’altro, non spetta a tutti gli eredi del pensionato, ma soltanto ad alcuni familiari, aventi diritto secondo la legge. Non spetta, poi, l’intera pensione, ma una sua percentuale; inoltre, il trattamento è ulteriormente ridotto se il familiare superstite percepisce un reddito.

A chi spetta la reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta al coniuge (se divorziato, deve aver diritto all’assegno divorzile per la spettanza del trattamento), ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti sino alla maggiore età, o senza limiti di età se inabili) e, in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari. Regole particolari valgono per i separati e i divorziati.

Come si calcola la reversibilità?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale della pensione spettante al pensionato, o a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore. Le percentuali di spettanza variano in base ai familiari aventi diritto:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Quando si riduce la reversibilità?

La pensione di reversibilità, che è ridotta già di per sé, in quanto, come appena osservato, corrisponde a una percentuale della pensione che il deceduto avrebbe percepito se fosse rimasto in vita, può subire un’ulteriore riduzione nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri. In particolare, perché il trattamento sia ridotto, è necessario che i redditi posseduti superino determinate soglie.

La riduzione della pensione di reversibilità non viene effettuata se il reddito del titolare della prestazione non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps.

Se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito non superi 4 volte il minimo Inps; per questa fascia di reddito, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è dunque pari al 75%;
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera 4 volte il minimo Inps ma non supera 5 volte il minimo; in questi casi, la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è dunque pari al 60%;
  • 50% se il reddito del pensionato supera 5 volte il minimo Inps.

Alcuni redditi non rilevano ai fini del superamento delle soglie. Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

La pensione di reversibilità o indiretta, inoltre, non viene ridotta se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Infine, nessuna riduzione può essere operata ai trattamenti in essere alla data del 1° settembre 1995, anche se questi ultimi hanno l’importo bloccato senza adeguamento per futuri miglioramenti, fino a completo riassorbimento della differenza.

Per saperne di più: Reversibilità, quando si riduce?


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1 Commento

  1. Perché venendo a mancare mio marito dovrei aspettare di aver compiuto sessantasette anni…. dopo tutto ciò che è stato trattenuto negli anni di lavoro? Perché non togliere certe pensioni che tra l’altro non fanno neanche cumulo… tipo silicosi o come viene riqualificare? Ci sono vedove che hanno novantanni che la percepiscono da quarant’anni….. più tutte le altre loro indegnità…. questo è vergognoso… grazie a chi risponde….

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