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Quali animali possono stare in condominio?

10 Dicembre 2018


Quali animali possono stare in condominio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Dicembre 2018



Animali di compagnia o domestici: la sottile differenza. L’elenco degli animali che non si possono tenere in casa. 

Vorresti tenere in casa un lungo serpente bianco, un iguana o un altro animale esotico, ma non sai se sia legale o meno. Temi che il tuo condominio potrebbe lamentarsi e obbligarti a restituirlo al negozio. Poiché non sei al corrente di cosa preveda la legge in materia, ti chiedi quali animali possono stare in condominio. 

Con la riforma del 2012, è stato stabilito che tanto il regolamento di condominio quanto l’assemblea non possono vietare ai condomini di tenere animali nei propri appartamenti. Ciò però non significa che si possono custodire scimmie o koala. Il riferimento è solo agli animali di compagnia. O meglio, il codice civile parla espressamente di «animali domestici». E in questa categoria possono, tutt’al più, rientrare, oltre ai tradizionali cani e gatti, anche i criceti, i pesci, gli uccellini in gabbia e ormai anche i conigli da appartamento. 

Come pensi però che possa reagire una vecchietta vedendoti entrare in ascensore con un grosso pitone attorcigliato al collo o con un iguana sul braccio? È presumibile che lo riferisca immediatamente all’amministratore. A sua volta, questi potrebbe obbligarti a mandare via il tuo originale compagno? Lo scopriremo qui di seguito; andremo cioè a stabilire quali animali possono stare in condominio.

Animali di compagnia e animali domestici: quale differenza?

Il codice civile stabilisce [1] che «le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici». Da un punto di vista strettamente legale, il termine “animale domestico” è diverso e più ristretto a quello di «animale da compagnia». Anche un criceto è un animale da compagnia ma, propriamente, non è un animale domestico. Ciò nonostante è difficile pensare che un amministratore imponga alla figlia di due condomini di sbarazzarsi del proprio topolino in gabbia che ha acquistato al negozio di animali. 

Secondo dunque alcuni commentatori, seppur la legge parla di «animali domestici» (ossia nati per stare in casa) e non di animali «di compagnia» (che potrebbero anche non avere, di natura, quest’indole ma possono comunque essere controllati e diventare un fedele compagno per il padrone), è bene rapportarsi più che altro alla nozione che la società ha accolto di tale concetto. Del resto, dati statistici alla mano, sembra che il coniglietto sia il terzo animale più presente all’interno delle case degli italiani (circa 2 milioni di esemplari). E così il furetto (la versione europea della puzzola), che è un animale selvatico, può ben essere addomesticato. Che dire poi delle tanto amate tartarughe che, a tutti gli effetti, sono animali esotici?

Del resto, se scopo della norma è di impedire le liti per animali che possono arrecare molestie ai vicini, c’è ben poco da lamentarsi dei versi di un roditore rispetto a quelli di un cane di grosse dimensioni. Né si può dire che tali animali possono costituire un pericolo per l’incolumità pubblica. 

Ma cosa si intende per animale domestico? Nessuna norma lo specifica. L’aggettivo “domestico” viene dal latino domus che significa casa. Si tratta di un animale nato per stare in casa. A ben vedere nessun animale è fatto per stare al chiuso. Anche gli stessi orsi, che amano rintanarsi nelle caverne, non possono certo dirsi animali domestici. C’è poco di domestico, in questa accezione, nei canarini in gabbia così come nei pesci, anche se minuscoli. Eppure nessuna lite in assemblea si è mai verificata per uno di questi animali. 

La norma, insomma, è andata ben oltre il comune sentire e ad essa non può che essere assegnato un significato diverso rispetto a quello letterale. 

L’equivoco tuttavia resta e, a voler essere pignoli, un regolamento approvato a maggioranza, potrebbe vietare di tenere rettili o altri animali esotici.

Animali in condominio: si possono vietare?

Se, per legge, nessun regolamento può vietare di tenere animali domestici in casa, secondo alcuni commentatori questa norma non può comunque limitare il potere di autodeterminazione dei privati nei propri affari. In termini pratici questo significa che, se il regolamento o la delibera dovessero essere approvati all’unanimità, essi potrebbero contenere il divieto in questione. Solo la maggioranza, dunque, non può dettare legge sulla minoranza in materia di animali. Tuttavia, l’unanimità funziona come una sorta di autolimitazione e non si può certo impedire al proprietario di un appartamento di assumere degli obblighi volontariamente a proprio “danno”. 

Questi obblighi poi diventano vincolanti anche per i successivi acquirenti dell’appartamento se il regolamento viene richiamato nel rogito notarile o trascritto nei pubblici registri immobiliari.

Quali animali sono ammessi in un condominio?

Alla luce di quanto abbiamo visto possiamo dire che, nei condomini, si possono detenere i seguenti animali (salvo divieto approvato all’unanimità da tutti i condomini):

  • cani, anche di grandi dimensioni;
  • gatti
  • pesci 
  • uccelli da gabbia
  • tartarughe
  • criceti
  • cavie
  • conigli
  • furetti
  • scoiattoli
  • piccole tartarughe in gabbia
  • pappagalli
  • porcellini d’India.

Quali animali possono essere ammessi in condominio se non c’è un divieto?

Salvo un divieto nel regolamento di condominio (questa volta però approvato a maggioranza), si possono detenere tutti gli animali non vietati dalla legge e che non creino un pericolo per la salute e l’incolumità come:

Quali animali non sono mai ammessi nei condomini?

Al di là di ciò che prevede il regolamento di condominio, non si può mai detenere in condominio gli animali indicati dalla legge [2] come pericolosi.

note

[1] Art. 1138 cod. civ.

[2] Leggi 7 febbraio 1992 n. 150 e 9 dicembre 1998 n. 426.


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