Diritto e Fisco | Editoriale

Intervista all’avv. Angelo Greco sulla pirateria e sul diritto d’autore in Internet

21 Marzo 2013
Intervista all’avv. Angelo Greco sulla pirateria e sul diritto d’autore in Internet

Diritti d’autore, copyright e pirateria sul web: il testo di una intervista, circolata ormai ovunque in rete e rilasciata dall’avv. Angelo Greco qualche mese fa, mette il punto sul problema della liquidità dei contenuti e sulla riforma delle attuali regole.

Avv. Greco, la pirateria digitale è davvero un male per la musica e per il mercato?

“Ci sono tanti luoghi comuni quando si parla di pirateria informatica. Il principale è che essa comporterebbe una perdita di posti di lavoro e una crisi economica. Il che non è esatto”.

“È vero, in generale, che dove si inserisce un nuovo mercato, sia esso legale o illegale, ce n’è un altro che ne soffre e va in crisi. Come con i maniscalchi di ferri di cavallo, sbattuti fuori dall’avvento dell’automobile. Tuttavia, se dovessimo bloccare il progresso solo per tutelare le vecchie economie, a quest’ora saremmo ancora nell’era della pietra. Quanti di noi sarebbero pronti a rinunciare al motore solo per tutelare il commercio di cavalli?

Dunque, è indubbio che la pirateria danneggi le industrie dei contenuti, ma siamo davvero disposti, per assecondare gli interessi economici di qualche grossa compagnia, a rinunciare alla liquidità dei contenuti sul web e all’epoca della condivisione?”

“Dall’altro lato, analizzando il fenomeno della pirateria in rapporto al mercato in generale – e non solo a quello della musica legale –si scopre che, invece, una maggiore circolazione dei contenuti porta nuove opportunità di lavoro, assecondando nuove necessità e nuove domande”.

“Ad esempio, uno studio svolto per la Commissione Europea pubblicato negli scorsi giorni ha dimostrato che la pratica di scaricare illegalmente non ha nessun effetto sulla vendita legale di musica digitale. Anzi essa provocherebbe un piccolo aumento delle vendite legali”.

Ritiene quindi che la legge sul copyright vada cambiata?

 

“Va cambiata ma non abolita. Del resto, senza la tutela del diritto d’autore, l’arte rimarrebbe solo in forma dilettantistica e gli investimenti, in termini di produzioni e tecnologie, diverrebbero spese a fondo perduto che nessuno sosterrebbe più. Avremmo solo film e musiche senza dietro le grandi produzioni che a tutti piacciono”.

“E’ necessario coniugare il copyright con le nuove tecnologie e con le esigenze di condivisione e di utilizzo (in forma creativa) delle opere altrui. Non si può ignorare il fatto che la pirateria sia un nemico invincibile o, comunque, ostacolabile solo attraverso il sacrificio di molte prerogative del web. E a queste prerogative nessuno vuol più rinunciare. Anche i cellulari presentano tanti svantaggi (non in ultimo, una continua e irriverente lesione della sfera privata, in qualsiasi ora della giornata); ma nessuno è più in grado di liberarsene. Così le libertà di Internet”.

“La pirateria, e l’impossibilità di controllarla, è un fatto dal quale non si può prescindere nell’opera di revisione delle norme sul diritto d’autore. Ostinarsi a pensare che ciò non sia giusto equivale all’atteggiamento di chi, in linea con le dottrine astratte dei manuali, si ostina a ritenere che la forza di gravità non esiste: verrebbe spontaneo suggerire, a questi, di buttarsi dalla finestra per sperimentare quanta differenza c’è tra la teoria e la pratica. Da tale ineliminabile circostanza si deve partire. Che piaccia o no”.

Nemmeno l’ACTA o altre convenzioni internazionali potranno risolvere il problema?

“Sono abbastanza scettico. Pensiamo al caso di “Sealand”, la piattaforma militare usata dagli inglesi e nel 1967 occupata con la forza da un cittadino di Sua Maestà, il sig. Roy Bates, che ne fece la propria residenza. Una sentenza di un tribunale britannico dichiarò che la piattaforma si trovava fuori dalle acque territoriali e così sig. Roy Bates non tardò ad auto dichiararsi governatore di uno Stato autonomo. Gli inglesi, dopo un infruttuoso tentativo di riconquistare la piattaforma, cominciarono ad abbandonare l’idea, sperando che il tempo facesse la sua parte sul già anziano e bizzarro individuo. Ma, alla fine, la piattaforma cominciò a ospitare server pirati, come Napster, in quanto si trattava di territorio fuori dalla giurisdizione di ogni altro Governo. Se le convenzioni contro il filesharing non verranno fatte dal 100% di tutte le nazioni del globo, ci sarà sempre un’isola felice dove i pirati collocheranno i loro database, con buona pace delle leggi repressive nazionali”.

Dobbiamo quindi rassegnarci all’impossibilità di un accordo globale?

“Quando non si può vincere il nemico, ci si deve alleare. C’è bisogno di nuove regole che disciplinino i diritti degli autori e li facciano convivere pacificamente con i diritti della rete. Perché non si può ritenere, in via aprioristica, che ogni ragazzo che ha una connessione a internet sia anche un pirata e quindi un criminale”.

Quali potrebbero essere delle soluzioni per riformare il copyright senza perciò criminalizzare il filesharing?

“Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare almeno quello non commerciale attraverso l’imposizione di una tassa, applicata su ogni abbonamento/connessione ad Internet, che finisca nelle tasche degli artisti (o, per essi, delle società di raccolta dei diritti d’autore), le cui opere sono condivise sulle piattaforme peer to peer. Attraverso la cessione di una licenza globale gli utenti potrebbero acquistare, a poco prezzo, il diritto di condividere liberamente i file”.

“Si potrebbe inoltre prevedere un sistema di tutela del copyright come quello dei marchi: ossia garantendo al titolare del diritto d’autore un primo e breve periodo di tutela automatica (per esempio, dieci anni), ma imponendogli poi di rinnovarlo alla scadenza del termine. Qualora l’autore non lo faccia, tutti potranno usare la sua opera gratuitamente o attraverso il pagamento di una equa royalty”.

“Dunque, le uniche opere che continuerebbero a godere di protezione totale sarebbero solo quelle il cui titolare si fosse attivato concretamente per proteggerle ossia, in definitiva, quelle remunerative. Se, infatti, per il detentore del copyright non vale la pena, dopo dieci anni, compiere qualche sforzo per rinnovare la registrazione della propria creazione, tanto meno conviene allo Stato minacciare costosi procedimenti giudiziari e tenere in vita istituzioni di polizia o autority di controllo per tutelare una proprietà di cui il titolare stesso ne ha perso ogni interesse.

Ritiene che la strategia di enforcement perseguita dalla legge sia giusta?

 

“Quando si parla di legge, spesso il concetto del giusto e dello sbagliato è relativo. In realtà, molto spesso, la legge dovrebbe prendere a riferimento ciò che la coscienza sociale ritiene giusto e poi renderlo tale anche per l’ordinamento legale”.

“Inasprire le sanzioni contro le violazioni del copyright rischia di sovvertire la stessa scala di gravità degli illeciti, minando la proporzione tra sanzioni. Mi spiego meglio. In Italia, molti reati caratterizzati da un maggiore disvalore sociale rispetto alla pirateria informatica sono ormai puniti in forma assai più lieve rispetto a chi scarica un Cd da internet. Per esempio, il reato di molestie (che è l’anticamera del tanto condannato stalking) è considerato una semplice contravvenzione per la quale è previsto l’arresto fino a sei mesi. Al contrario, chi copia un’opera protetta dal diritto d’autore commette un delitto (cosa più grave della contravvenzione) ed è sanzionato con la reclusione fino ad un anno”.

“Dunque, secondo il legislatore, chi usa un software come Torrent o Emule è due volte più pericoloso e criminale rispetto a chi, in pubblico o col telefono, molesti e intimorisca qualcuno. Nessuno avrebbe timore o ritrosia nell’essere amico o cenare con uno “smanettone” della rete, mentre susciterebbe certo qualche perplessità la compagnia di un tale che si diverte a intimorire le persone durante la notte, con telefonate minacciose. Eppure, nonostante questa diversa coscienza popolare, la legge usa un metro di punizione totalmente diverso”.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube