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Cantine 2017: vendemmia scarsa e poco vino

6 Novembre 2017
Cantine 2017: vendemmia scarsa e poco vino

> Business Pubblicato il 6 Novembre 2017



La siccità anomala ha determinato una forte riduzione del raccolto di uva e dunque del vino prodotto. Che conseguenze sui prezzi?

«Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici». Così scriveva Aristofane oltre 2000 anni fa. E forse non era il solo a pensarla così considerato il gran consumo di vino dai suoi giorni ai nostri. Il vino italiano in particolare piace molto sia in Italia che all’estero. Ne è prova l’aumento delle esportazioni che nell’ultimo anno ha segnato diversi punti in rialzo. Il made in Italy di qualità è un settore che riesce a reggere il confronto mondiale e la concorrenza proveniente da ogni parte del globo. Accanto alle buone notizie, però, i produttori hanno dovuto fare i conti con la scarsità della vendemmia 2017, secondo alcuni la più scarsa del dopoguerra.

A causa del clima anomalo e dell’estrema siccità, infatti, i viticoltori e le aziende produttrici hanno risentito del grave calo della vendemmia – ora ufficialmente chiusa con l’arrivo delle piogge – e il bilancio è in rosso: la produzione è scesa del 26% rispetto al 2016. In sostanza è venuta meno una bottiglia di vino su quattro. Quindi, laddove lo scorso anno si producevano 12 bottiglie di vino, quest’anno se ne sono prodotte solo 9.

In realtà la vendemmia è stata difficile in tutta Europa dove la produzione è scesa complessivamente del 14% rispetto allo scorso anno. E pure negli Stati Uniti le cose non sono andate meglio a causa degli incendi che hanno interessato i vigneti della Napa Valley. Ciò che è accaduto in Europa fa ridurre dell’8,2% la produzione mondiale di vino che, per questa ragione, è stimata come la più scarsa degli ultimi decenni.

Meno vino = aumenti dei prezzi?

La minore disponibilità di vino, a parità di domanda, fa ovviamente temere un aumento dei prezzi. Allo stato, gli esperti del settore sostengono che ci sarà sicuramente un aumento dei prezzi – o persino un raddoppio – dei vini all’origine, quindi allo stato sfuso. Ma tranquillizzano: ancora non è chiaro, però, se questo aumento sarà riscontrabile negli scaffali dei supermercati, atteso che un aumento del doppio del prezzo di un vino poco costoso indurrebbe il consumatore finale a non acquistarlo affatto. In queste situazioni accade che il peso degli aumenti vengano sopportati dall’ultimo anello della filiera, che è costretto a farsi carico del maggior costo della materia prima senza poterlo scaricare sull’utente finale, se non a rischio di perderlo e non avere più mercato.

Per i vini più commerciali, dunque, non è detto che la contrazione della produzione determinerà anche un aumento dei prezzi per il consumatore finale, per cui il vino quotidianamente presente sulle tavole degli italiani potrebbe non subire aumenti. Discorso diverso deve farsi per vini più titolati o in ogni caso meno commerciali e destinati ad un consumatore più facoltoso. In questi casi l’esigenza o il desiderio di un determinato vino, consente di accettare l’aumento del prezzo senza far desistere il consumatore dal suo acquisto.

note

Autore immagine: Pixabay.com


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