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Start up: cos’è, perché e dove aprirla

7 Novembre 2017 | Autore:
Start up: cos’è, perché e dove aprirla

Diventare imprenditori di se stessi: vediamo quali sono i vantaggi che derivano dall’apertura di una start up

I sogni nel cassetto dei giovani e dei meno giovani sono tanti! Si pensi a tutti quei ragazzi che hanno intrapreso e portato a termine un lungo e impegnativo percorso di studi universitari nella speranza di mettere in pratica le conoscenze acquisite e che, una volta ottenuto il tanto agognato titolo di laurea, si sono scontrati con la dura realtà, costituita da un elevato tasso di disoccupazione e da un mondo del lavoro “poco umano”. Per i più fortunati che riescono a trovare una occupazione, infatti, le cose non vanno sicuramente meglio: il mondo del lavoro è sempre meno attento alle loro esigenze e sovente capita che le giovani risorse vengano “sfruttate” con la promessa di una futura retribuzione oppure, qualora il compenso sia già previsto, questo è talmente esiguo da non permettere loro di essere autonomi ed indipendenti economicamente. Da tale situazione nasce l’idea da parte dei più o meno giovani dotati di un carattere intraprendente di “crearsi” un lavoro e diventare “imprenditori di se stessi”. Come? Creando una piccola realtà imprenditoriale che permetta di realizzare idee vincenti e di avere un sostentamento economico. Ci si sta riferendo alle cosiddette start up, che stanno recentemente avendo sempre maggiore diffusione. Scopriamo di seguito cos’è una start up, in cosa consiste questa nuova realtà imprenditoriale, perché conviene investire su di essa e quali sono i luoghi dove conviene aprire una start up.

Start up: cos’è

Una start up è una nuova tipologia di attività imprenditoriale di recente diffusione; si tratta di un’organizzazione temporanea, che persegue lo scopo di cercare un business e di accrescere il proprio livello di affari in poco tempo. Nata, in un primo momento, come tipo di società collegata principalmente al settore della tecnologia maggiormente all’avanguardia e dell’informatica, con il termine “start up” (letteralmente: inizio) oggi ci si riferisce a tutte quelle piccole realtà che nascono grazie all’iniziativa dei cosiddetti “startupper” (neoimprenditori), desiderosi di concretizzare idee nei più disparati settori, da quello dell’abbigliamento a quello degli alimentari. Aspetto caratterizzante questo nuovo modello di società è la capacità di crescere con grande rapidità, sviluppando qualcosa che sia oggetto della richiesta di un gran numero di persone e che, dunque, permetta di scalare il mercato celermente.

Start up: come aprirla

Per aprire una start up occorre redigere un piano business. Occorre preliminarmente individuare gli obiettivi che si intendono raggiungere in un periodo di tempo stabilito; va, poi, svolta una dettagliata analisi del mercato sul quale si vuole investire nonché delle peculiarità della concorrenza; è necessario, inoltre, individuare determinate strategie da adottare e le risorse economiche che dovranno essere impiegate per portare avanti il progetto. In altre parole, una volta individuata l’idea di base, occorre definire nel migliore dei modi i traguardi e le tempistiche, anche attraverso l’ausilio dei cosiddetti “incubatori” o “acceleratori d’imprese”, vale a dire società di capitali o cooperative che affiancano la start up nel momento di avvio dell’attività fino alla concretizzazione del progetto imprenditoriale, aiutandole nello sviluppo di un business efficace e nella crescita del livello degli affari.

Start up: chi la finanzia

Occorre, poi, trovare dei finanziamenti al fine di iniziare e proseguire il progetto. Ciò rappresenta uno dei maggiori ostacoli per il giovane neoimprenditore. Si tratta, però, di un ostacolo superabile; sono tante le soluzioni che possono adottarsi, anche diverse dal mero prestito bancario. In proposito leggi: Come finanziare un’impresa. Si segnala, inoltre, la nascita dell’equity crowdfunding, disciplinato dalla Consob, che dà la possibilità di raccogliere fondi grazie a portali online autorizzati.

 

Le start up innovative

Nel 2012 il legislatore ha introdotto in Italia la definizione di nuova impresa innovativa, la start up innovativa [1]. Quest’ultima non è altro che una società di capitali, che può essere costituita anche in forma cooperativa, avente in Italia la sede principale dei propria affari o interessi. La start up innovativa presenta tutta una serie di caratteristiche individuate dalla legge: in particolare, è stabilito che la start up innovativa abbia come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Start up: perché aprirla

Aprire una start up consente di avere molte agevolazioni, in termini di semplificazione amministrativa, di sgravi fiscali, di occupazione ecc. È, per esempio, prevista una modalità di costituzione della start up innovativa che permette di redigere e modificare l’atto costitutivo mediante un modello standard tipizzato, facendo ricorso alla firma digitale [2]. Tale modalità di costituzione, caratterizzata da una forte semplificazione, è gratuita: ciò costituisce un significativo risparmio per il neoimprenditore che non è costretto a pagare la somma che, invece, è necessaria per la procedura standard con atto pubblico. Le start up innovative sono, poi, esonerate dal versamento della somma a titolo di diritto annuale dovuto in favore delle Camere di Commercio nonché a titolo di diritti di segreteria e di imposta di bollo dovuti per gli adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese [3]. È, inoltre, prevista la facoltà di remunerare il personale in modo flessibile: fatto salvo un minimo tabellare, le parti hanno la possibilità di accordarsi e stabilire quali sia la parte della remunerazione fissa e quale quella variabile. Tra le agevolazioni di maggiore rilievo si ricordano, ancora, gli incentivi fiscali all’investimento nel capitale di rischio delle startup innovative provenienti da persone fisiche e giuridiche: per le prime è prevista una detrazione Irpef pari al 30% dell’investimento, fino a un massimo di un milione di euro; per le seconde l’incentivo consiste in una deduzione dall’imponibile Ires del 30% dell’investimento, fino a un massimo di 1,8milioni di euro.  È anche favorita l’internazionalizzazione delle start up innovative attraverso dei servizi appositi forniti dall’Agenzia Ice, la quale fornisce assistenza in materia normativa, fiscale, societaria, immobiliare, creditizia e contrattualistica.

Start up: dove aprirla

Una volta che si prende il coraggio e la decisione di aprire una start up, occorre decidere il luogo. Ci si chiede: è conveniente aprirla in Italia? Ebbene, secondo una recente ricerca condotta dalla Wharton University in collaborazione con la società di ricerca Y&R, che hanno esaminato 80 Paesi, conviene trasferirsi in Germania, grazie ad un insieme di elementi che sono in grado di garantire il successo dell’impresa, quali il livello di istruzione, le infrastrutture, la trasparenza, la connettività, il quadro normativo. Al secondo posto troviamo il Giappone, Paese leader nella tecnologia, la cui forza lavoro presenta i più alti livelli di istruzione al mondo; per non parlare, poi, del suo efficiente sistema di infrastrutture. Al terzo posto si collocano gli Stati Uniti grazie soprattutto agli elevati livelli in termini di connettività e di facilità di accesso al mercato di capitali. Gli ulteriori posti dove conviene aprire una start up sono occupati dai seguenti Paesi, indicati in ordine decrescente (dal più conveniente al meno conveniente): Regno Unito, Svizzera, Svezia, Canada, Singapore, Australia. Per chi, invece, intende restare in Italia, la realtà più florida resta Milano, quale capitale dell’economia.

note

[1] Art. 25 D.L. 179/2012.

[2] Cfr. D.M. 28 ottobre 2016.

[3] Cfr. Circolare 16/E emessa dall’Agenzia delle Entrate l’11 giugno 2014.

Autore Immagine: Pixabay.com


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