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Che fine fa la casa acquistata coi soldi donati dai genitori?

12 Dicembre 2018
Che fine fa la casa acquistata coi soldi donati dai genitori?

In caso di separazione e divorzio dei coniugi, la casa comprata dal figlio con i soldi dei genitori è esclusa dalla comunione legale con la moglie oppure quest’ultima può rivendicare la proprietà di metà dell’immobile?

Dopo che ti sei sposato i tuoi genitori hanno effettuato, sul tuo conto corrente bancario, un bonifico sostanzioso. Si è trattato di circa 150mila euro che ti sono serviti per acquistare casa. L’intento di tuo padre e tua madre era infatti quello di donarti un immobile affinché tu vi potessi vivere insieme a tua moglie con cui ti sei da poco sposato. Ora però è successo un fatto imprevisto: il matrimonio sta naufragando e avete deciso di separarvi. Poiché, all’epoca delle nozze, avete prescelto il regime di comunione dei beni, tua moglie rivendica il 50% della proprietà della casa acquistata col denaro dei tuoi genitori: trattandosi di un acquisto avvenuto durante il matrimonio questo ricadrebbe nella comunione e quindi nella comproprietà dei coniugi. A tuo avviso, invece, si tratta di un’interpretazione sbagliata. Difatti, l’elargizione di denaro deve essere piuttosto inquadrata come una donazione e, in quanto tale, non ricadrebbe nella comunione legale. Dello stesso avviso è anche tuo padre, che ha lavorato una vita per poterti regalare un tetto e ora non vuol certo lasciarlo alla tua ex. Chi dei due ha ragione? Che fine fa la casa acquistata coi soldi donati dai genitori?

Sulla questione è appena intervenuta la Cassazione [1] con una sentenza che probabilmente lascerà discutere anche perché si pone in contrasto con un precedente di qualche mese fa [2]. In buona sostanza il problema è se la casa comprata coi soldi dei genitori entra nella comunione dei beni tra coniugi o meno. Vediamo qual è stato l’orientamento dei giudici supremi i quali – è bene sottolinearlo – non per la prima volta affermano il seguente principio.

Le case oggetto di donazione entrano nella comunione dei beni?

Prima di spiegare che fine fa la casa acquistata coi soldi donati dai genitori è bene ricordare le regole della comunione legale tra coniugi. Se marito e moglie, all’atto del matrimonio, non esprimono una diversa volontà, il loro regime patrimoniale ricade nella cosiddetta comunione legale dei beni. Ciò implica che tutti gli acquisti fatti successivamente alla data delle nozze, salvo si tratti di beni personali (come può essere l’abbigliamento), sono di proprietà di entrambi al 50%, anche se acquistati col denaro guadagnato da uno solo. Fanno eccezione una lunga serie di ipotesi che non rientrano nella comunione e, tra queste, vi sono le donazioni. 

In particolare (al pari dei lasciti ricevuti in eredità), i regali ricevuti da qualsiasi altra persona sono solo del beneficiario e non anche, per metà del valore, di suo marito o sua moglie. Ad esempio, se una sorella regala al fratello un’automobile, questa non appartiene anche alla moglie del donatario ma solo a quest’ultimo. Se il padre regala al figlio una casa, l’immobile non entra nella comunione dei beni e quindi non viene diviso con la moglie. 

All’atto del matrimonio – così anche in qualsiasi altro momento successivo – la coppia può comunque optare per il regime di separazione dei beni in forza del quale ciascuno dei due coniugi resta proprietario dei beni acquistati con il proprio denaro.

La casa acquistata con il denaro ottenuto con bonifico bancario si considera una donazione?

Abbiamo appena detto che, se il padre e la madre dovessero regalare al figlio una casa da loro già acquistata in precedenza, quest’atto si classificherebbe come una “donazione diretta” e quindi non ricadrebbe nella comunione. Con la conseguenza che se il figlio dovesse separarsi, sua moglie non potrebbe mai richiedere il 50% dell’immobile.

Tuttavia il caso che abbiamo analizzato in partenza è parzialmente diverso. I genitori non hanno già acquistato l’immobile ma si sono limitati a bonificare l’importo necessario a corrispondere il prezzo del bene sul conto corrente del figlio. In termini giuridici questa operazione si chiama donazione indiretta. La caratteristica della donazione indiretta è che, anziché donare direttamente il bene al donatario, il donante gli offre la disponibilità economica per farlo oppure versa il denaro direttamente al venditore. Gli esempi tradizionali sono due:

  • una persona acquista un’auto ma a dare l’assegno al concessionario è suo padre;
  • il padre bonifica sul conto del figlio l’esatto importo che questi dovrà versare, il giorno dopo, alla ditta costruttrice di un appartamento per il rogito notarile e il passaggio di proprietà di tale bene. Il bonifico viene quindi specificatamente “finalizzato” all’acquisto dell’immobile.

Ebbene, la Cassazione ha più volte detto che il bonifico di denaro sul conto corrente finalizzato all’acquisto di un bene specifico non si può considerare una donazione tradizionale a tutti gli effetti, ragion per cui tra l’altro non richiede neanche la presenza del notaio benché di non modico valore (se invece i soldi fossero stati regalati senza alcuna destinazione si sarebbe trattato di una donazione diretta e, come tale, soggetta al rogito notarile). Si tratta, comunque, di una donazione, sebbene qualificata come “indiretta”. Lo scopo infatti resta pur sempre quello di fare un regalo al beneficiario.

La conseguenza di questo ragionamento è determinante per stabilire che fine fa la casa acquistata coi soldi donati dai genitori. Difatti, trattandosi comunque di una donazione, l’immobile comprato grazie al denaro del padre e della madre non rientra nella comunione e quindi non va diviso tra marito e moglie in caso di separazione. È questo il parere offerto dalla Cassazione con la sentenza in commento e che si pone in constato con una soluzione diametralmente opposta fornita poco tempo fa [2].

La casa comprata dal figlio con i soldi dei genitori è esclusa dalla comunione legale. Lo stretto collegamento tra elargizione e acquisto porta a concludere che si è in presenza di una donazione indiretta del bene e non del denaro impiegato.

Perché la casa acquistata coi soldi dei genitori non entra in comunione?

Riportiamo le parole con cui la Cassazione ha spiegato le ragioni per cui la casa comprata coi soldi dei genitori non entra nella comunione dei beni e quindi non spetta, per metà, anche all’altro coniuge.

Come ricordato dalla Suprema corte, nell’ipotesi in cui un soggetto abbia erogato il denaro per l’acquisto di un immobile in capo al proprio figlio, si deve distinguere il caso della donazione diretta del denaro, in cui oggetto della liberalità sono i soldi, da quello in cui il denaro sia fornito quale mezzo per l’acquisto dell’immobile, che costituisce il fine della donazione. In tale secondo caso, il collegamento tra l’elargizione del denaro e l’acquisto dell’immobile da parte del figlio porta a concludere che si è in presenza di una donazione indiretta dell’immobile stesso, e non già del denaro impiegato per il suo acquisto. Ne consegue che, in tale ipotesi, il bene acquisito successivamente al matrimonio da uno dei coniugi in regime di comunione legale è escluso da tale regime [3] senza che sia necessario che il comportamento del donante si articoli in attività tipiche, essendo invece sufficiente la dimostrazione del collegamento tra il negozio-mezzo con l’arricchimento di uno dei coniugi per spirito di liberalità. In sostanza la donazione indiretta di un immobile è esclusa dalla comunione legale senza che sia necessaria l’espressa dichiarazione dell’altro coniuge.

Come risolvere il problema?

Abbiamo detto che c’è stata qualche sentenza che ha sposato l’interpretazione contraria. Per evitare ogni rischio e impedire che la casa donata al figlio rientri in comunione sarebbe necessario che l’acquisto venga prima fatto dai genitori e che poi questi, con un successivo rogito, effettuino la donazione del bene al giovane. Solo così l’immobile non entrerà mai, con certezza, nella comunione legale di quest’ultimo con la moglie (o viceversa).

Dopo che ti sei sposato tuo padre ti ha regalato 200mila euro per comprare la tua prima casa. Ha fatto un bonifico sul tuo conto. I soldi ti sono serviti per pagare il costruttore. Ora però ti stai per separare da tua moglie e questa vuole la metà della casa. Tu rivendichi il fatto che si è trattato di una donazione, o meglio di un acquisto frutto di una donazione. Secondo lei invece rileva il fatto che a firmare il contratto col venditore sei stato tu quando già eri sposato in comunione dei beni. Chi dei due ha ragione?

Sul punto è intervenuta la cassazione che ha detto:

i soldi derivanti da un bonifico finalizzato all’acquisto di una casa si considerano donazione, per la precisione una donazione indiretta. In tal caso, anche i beni acquistati con il frutto della donazione non cadono in comunione. Con la conseguenza che la casa acquistata con il denaro bonificato dai genitori sul conto corrente non deve essere divisa tra i coniugi in caso di separazione e divorzio.

note

[1] Cass. ord. n. 31978/18 dell’11.12.2018.

[2] Cass. ord. n. 19537/18 del 24.07.2018.

[3] Ai sensi dell’articolo 179, lett. b), cod. civ.


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