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Vendita usato: cosa ne pensa il Fisco?

7 Novembre 2017 | Autore:
Vendita usato: cosa ne pensa il Fisco?

Usato, riuso e vintage: la seconda mano torna di moda e coinvolge tutti soprattutto nel commercio online. Ma quali conseguenze fiscali?

L’aumento della durata di vita dei nostri beni ha trasformato le abitudini di consumatori e aziende: così negli ultimi anni si è sviluppato sempre di più il mercato dell’usato. Chi non ha sentito parlare di vintage? Ovviamente, però, a chi si approccia al mercato dell’usato, soprattutto per vendere i propri beni, viene l’immediato sospetto di compiere qualche attività non del tutto gradita al fisco. Vediamo di capirne di più.

Usato: la moda del second hand

Il ricorso agli oggetti usati è diventata una moda molto diffusa. Esso ha certamente diversi effetti positivi: garantire un risparmio di denaro, allungare il ciclo di vita di un prodotto e, certamente, favorire quella che viene definita second hand economy (ossia economia di seconda mano). Fino a qualche tempo fa l’usato riguardava essenzialmente il mercato delle autovetture, delle moto, delle imbarcazioni ma non si spingeva fino agli accessori, all’abbigliamento o all’arredo. Con lo sviluppo del mercato dell’usato, i beni anziché finire nella spazzatura o in una polverosa soffitta alla fine del loro utilizzo, vengono rivenduti e riprendono vita, ricominciando così il loro ciclo economico. Ciò che per un soggetto non va più bene, è inutilizzato, è ingombrante, superfluo, inutile, poco gradito, per qualcun altro invece potrebbe essere l’oggetto dei desideri. E i dati dimostrano che la propensione verso il mercato dell’usato è in continua crescita, tanto che oggi rappresenta circa l’1,1% del Pil nazionale.

Del mercato dell’usato hanno fatto la loro fortuna molte aziende come Subito, che con il suo portale di usato online coinvolge milioni di utenti al giorno. Ma anche i privati cittadini sempre più spesso si organizzano per vendere on-line i propri oggetti usati, utilizzando portali di e-commerce, gruppi su Facebook o appositi siti internet. Ma tutto ciò ha delle conseguenze dal punto di vista fiscale?

Usato online: obblighi fiscali?

Al privato cittadino che vende online ad esempio il proprio elettrodomestico o la propria libreria risultata troppo grande per la nuova abitazione, il Fisco può chiedere il conto? Per rispondere compiamo delle precisazioni. La vendita di un bene personale usato è un’attività priva di utilità economica, nel senso che è incapace di generare un plusvalore e quindi un reddito da sottoporre a tassazione. Pertanto tutti i beni personali o in ogni caso destinati all’uso familiare possono essere venduti con qualsiasi mezzo, senza la necessità di rispettare alcuna formalità dal punto di vista fiscale. Diverso è il caso in cui i beni venduti non siano beni personali. In quel caso si rientra nell’ambito di un’attività economica, in quanto tale soggetta ad adempimenti fiscali differenti a seconda che sia esercitata in via occasionale oppure continuativa. Se l’attività viene svolta in via occasionale, i redditi dalla stessa derivanti andranno dichiarati e tassati ed a tal fine è sufficiente emettere una ricevuta, senza bisogno neppure di una partita Iva. Nell’ipotesi, invece, in cui l’attività commerciale sia esercitata in modo abituale, i redditi conseguiti vengono considerati come redditi d’impresa [1] ed in questo caso è necessaria la partita Iva.


note

[1] ai sensi dell’articolo 55 del Tuir.

Autore immagine: Pixabay.com


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