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Quando il furto non è punito?

13 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Dicembre 2018



È possibile rubare senza essere puniti? È furto rubare al marito o alla moglie? È reato se il furto è commesso in stato di necessità?

Se ti chiedo di pensare al primo reato che ti passa per la mente, cosa mi risponderesti? Il furto, senza dubbio. Sarà perché, fin da quando è esistito il concetto di “mio” e di “tuo”, ci è subito parso che l’erba del vicino sia sempre più verde; oppure perché risuona sempre, a lettere maiuscole, nel nostro inconscio l’imperativo categorico “Non rubare!”. Se è vero che è sempre esistito, è altrettanto vero che è sempre stato punito; anche oggi, ovviamente, il furto costituisce un delitto, sanzionato dal codice penale con il carcere fino a sei anni, nei casi più gravi. Se prendi il bene di un’altra persona senza il suo consenso, commetti reato; niente di più semplice. Devi sapere, però, che a volte quello che sembra essere un furto tale non è; o almeno, la legge non lo considera in questa maniera. Cosa voglio dire? Te lo spiego subito: ci sono dei casi in cui, anche se ti impossessi di una cosa altrui senza consenso, potresti essere giustificato e, perciò, non rispondere del delitto di furto. In altre parole, ci sono casi in cui il furto non è punito. Perché? A volte perché l’apprensione di un bene altrui è assolutamente necessaria per la salvaguardia di un bene giuridico superiore; oppure, perché tra ladro e derubato esistono rapporti tali da non potersi assolutamente configurare un furto: se il marito prende dieci euro dal portafogli della moglie per comprarsi le sigarette, commette furto? Certo che no. Se quanto ti ho raccontato sinora ti interessa, allora ti invito a proseguire nella lettura: ti dirò quando il furto non è punito.

 Cos’è il furto?

Per capire quando il furto non è punito devo necessariamente spiegarti brevemente cosa dice il codice penale a proposito di questo delitto. il furto consiste nell’impossessamento della cosa mobile altrui, con sottrazione ai danni di chi la detiene, al fine di trarne un profitto per sé o per altri [1]. La pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da 154 a 516 euro. Il furto, dunque, comporta il passaggio di un bene mobile dall’originario detentore a chi se ne impossessa senza averne titolo.

Requisiti del furto: quali sono?

Il furto è uno dei cosiddetti reati comuni, cioè un crimine che può essere commesso da chiunque, senza la necessità di rivestire qualche particolare qualità (ad esempio, non sono reati comuni l’abuso d’ufficio e il peculato perché possono essere commessi soltanto da un pubblico ufficiale, quindi da un soggetto qualificato).

L’elemento soggettivo del reato è il dolo: chi sottrae un bene ad un altro deve essere consapevole della propria condotta: se l’impossessamento avvenisse per caso (si pensi, ad esempio, a chi, all’uscita da un locale, prenda l’ombrello di un’altra persona anziché il proprio perché identici) non si integrerebbe il furto. Volendo essere ancor più precisi, il dolo deve essere specifico, poiché la norma parla infatti di un preciso scopo che persegue il ladro: quello dell’arricchimento proprio o altrui. Quindi, chi si appropria di una cosa altrui per un fine diverso, non commetterà furto (si immagini chi, per evitare la concorrenza nella vendita, privi il titolare del vicino negozio delle chiavi per entrare).

Oggetto del furto deve essere la cosa mobile altrui: non è possibile, pertanto, rubare una casa, bene immobile per eccellenza. Per espressa previsione legislativa, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Furto: quando non è punito?

Vediamo ora quando il furto non è punito. Come ti spiegherò nei paragrafi seguenti, i casi in cui il furto non è punito sono essenzialmente due: quelli legati allo stato di necessità di colui che sottrae una cosa al proprietario, e quelli che concernono i legami, cioè i rapporti intercorrenti tra autore del fatto e persona offesa. Esaminiamoli.

Stato di necessità: cos’è?

Il furto non è punito quando c’è lo stato di necessità. Di cosa si tratta? Te lo dico subito. Il codice penale disciplina alcune circostanze che giustificano la condotta, altrimenti illecita, dell’agente. Tra le cause di giustificazione rientra anche lo stato di necessità: secondo la legge, non è punibile chi commette un reato perché costretto dalla necessità di salvare se stesso o altri da un grave danno alla persona [2].

Lo stato di necessità si configura ogni volta che una persona sia costretta a realizzare una condotta criminosa pur di salvare sé oppure altre persone. Ti faccio un esempio: mentre stai passeggiando, sei aggredito da alcuni malviventi; scappi e, pur di salvarti, ti infili nella prima autovettura aperta e fuggi via. Normalmente, la tua condotta costituirebbe furto: in questo caso, però, non lo è, visto che l’impossessamento dell’auto deriva dalla necessità di salvarti dall’aggressione.

Furto e stato di necessità

È ora chiaro, quindi, che il furto non è punito quando è giustificato dallo stato di necessità. Il problema, però, è che i casi in cui rubare implichi la necessità di salvare se stesso o altri da un grave danno alla persona sono rari e, soprattutto, ancor più raramente sono riconosciuti dalla giurisprudenza. La Corte Cassazione è molto rigorosa nell’ammettere il furto per stato di necessità: si pensi al ladro che ruba dei prodotti al supermercato. La Suprema Corte ha ritenuto di condannare anche un furto di generi alimentari del valore di pochi euro [3]. Secondo i giudici, per parlare di stato di necessità, e quindi di giustificazione per il furto, non è sufficiente il fatto che i beni sottratti siano di natura alimentare, anche perché si tratta di merce dal valore non sempre infimo.

Stessa cosa è avvenuto per il furto di energia elettrica; anche in questo caso la giurisprudenza non è incline a riconoscere la prevalenza della causa di giustificazione sul fatto delittuoso [4].

In senso diverso si è espressa qualche anno fa la Corte di Cassazione in merito all’occupazione abusiva di un alloggio dell’Istituto Autonomo Case Popolari: il diritto all’abitazione rientra tra quelli primari tutelati dalla Costituzione e, pertanto, l’occupazione arbitraria di un appartamento di proprietà delle cosiddette “case popolari” è stata giustificata dalle condizioni disperate in cui versavano una giovane donna e la sua figlioletta [5].

Ugualmente comprensiva è stata la Suprema Corte nel caso che ha visto come protagonista un senzatetto che ha rubato in un supermercato due confezioni di formaggio e una di wurstel, per un valore pari a quattro euro. In questa circostanza, i giudici hanno ritenuto che il fatto non costituisse reato in quanto scriminato dallo stato di necessità: il clochard avrebbe infatti agito per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi [6].

Furto a parenti: è punito?

Il furto non è punito quando è commesso ai danni di un congiunto. Il codice penale dice che non è punibile chi ha rubato ai danni:

  • del coniuge;
  • della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso;
  • di un ascendente o discendente o di un affine in linea retta, ovvero dell’adottante o dell’adottato;
  • di un fratello o di una sorella che con lui convivano [7].

Perché, in questi casi, il furto non è punito? È semplice: perché tra le parti c’è un rapporto talmente stretto che i patrimoni possono confondersi facilmente. Ripensa all’esempio che ho fatto nell’introduzione: sarebbe imputabile per furto il marito che prende una somma di danaro dalla moglie? Ovviamente no. Non a caso, la legge precisa che, quando si tratti di fratelli, essi debbano convivere: è la convivenza, quindi, che fa sì che la distinzione tra ciò che è “mio” e ciò che è “tuo” si smarrisca.

Il codice penale prosegue specificando altresì che il furto è punibile a querela della persona offesa se commesso a danno del coniuge legalmente separato, o della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, nel caso in cui sia stata manifestata formalmente (cioè dinanzi all’ufficiale dello stato civile e non sia intervenuto lo scioglimento della stessa) la volontà di scioglimento, ovvero del fratello o della sorella che non convivano coll’autore del fatto, ovvero ancora dello zio, del nipote o dell’affine in secondo grado con lui conviventi.

In pratica, la non punibilità trova una mitigazione quando i legami sono meno profondi (tipo quelli che intercorrono tra zio e nipote) oppure si stanno sfaldando (è il caso dei coniugi che si stanno separando e della coppia legata da unione civile che versi nella stessa situazione).

note

[1] Art. 624 cod. pen.

[2] Art. 54 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 10094/18.

[4] Cass., sent. n. 37930 del 28.07.2017.

[5] Cass., sent. n. 35580 del 27.06.2007.

[6] Cass., sent. n. 18248 del 02.05.2016.

[7] Art. 649 cod. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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