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Impugnazione cartella di pagamento per vizi propri

12 Dicembre 2018


Impugnazione cartella di pagamento per vizi propri

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Dicembre 2018



Quali sono i vizi propri della cartella esattoriale: dalla notifica alla prescrizione, dalla motivazione ai criteri di calcolo degli interessi. Quando fare opposizione. 

Avrai sicuramente sentito parlare dei numerosi ricorsi contro le cartelle di pagamento. Noi stessi abbiamo pubblicato più di una guida sull’argomento (leggi ad esempio Come difendersi da Agenzia Entrate Riscossione). Tuttavia vincere una causa di questo tipo non è semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Questo perché, quando arriva la cartella esattoriale, ogni possibile contestazione contro il tributo o la sanzione di cui si chiede il pagamento è ormai impossibile. La legge, difatti, prevede una decadenza che, di norma, è di 60 giorni dalla notifica del primo atto di accertamento (30 giorni per le contravvenzioni stradali). Ad esempio se la Regione ti ha invitato a pagare il bollo auto e tu ritieni che l’imposta non sia dovuta (magari perché afferente a una annualità nella quale non eri più proprietario del mezzo) hai due mesi per contestare la richiesta di pagamento; se lasci scadere questo termine l’atto diventa definitivo e non hai più modo per opporti neanche alla successiva cartella. Ciò non vuol dire però che contro la cartella non vi sia possibilità di opporsi, ma tale possibilità è consentita unicamente per vizi inerenti alla formazione della cartella stessa e non ai precedenti atti del procedimento amministrativo. È proprio questo che si intende quando si dice che è ammissibile solo l’impugnazione della cartella di pagamento per vizi propri.

Se non hai ben chiaro come stanno le cose e ti stai ancora interrogando su come impugnare una cartella esattoriale non devi temere: qui di seguito ti forniremo una guida su come muoverti. In tal modo ti sarà più semplice stabilire il tipo di difesa da improntare e quali contestazioni opporre ad Agenzia Entrate Riscossione (o all’esattore locale).

Cartella di pagamento: come funziona?

Se stai leggendo questa guida è perché, probabilmente, ancora non hai ben chiaro come funziona una cartella esattoriale. La cartella è il primo atto della procedura di riscossione forzata, volta al recupero di somme dovute dai cittadini allo Stato. Ma prima di essa, il debitore viene messo in condizioni di conoscere l’irregolarità commessa con la notifica di un avviso o di una contestazione. Ad esempio, per gli illeciti tributari c’è sempre una previa fase amministrativa che culmina in un accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate; per le violazioni del codice della strada viene spedita la classica “multa” a casa dell’automobilista da parte della polizia; per l’omesso versamento dei contributi previdenziali arriva l’accertamento dell’Inps, ecc. Solo di rado il contribuente riceve direttamente la cartella esattoriale: ciò succede quando gli importi non versati sono già certi derivando da un’autocertificazione dello stesso contribuente (si pensi all’Imu, alla Tari, all’Irpef non versato nonostante il regolare invio della dichiarazione dei redditi, ecc.).

La cartella quindi non serve ad accertare l’illecito – che è già stato accertato dalla pubblica amministrazione – ma è un titolo esecutivo che preannuncia l’avvio di un probabile pignoramento.

Che fare prima dell’arrivo della cartella di pagamento?

Chi ritiene di non dovere gli importi che gli sono stati richiesti dall’amministrazione o di dover versare una somma inferiore, è tenuto a fare opposizione contro il primo atto di accertamento (la multa, l’accertamento fiscale, la richiesta dei contributi, ecc.). Per ognuno di questi atti la legge fissa un termine perentorio per ricorrere: ad esempio 60 giorni per quanto riguarda le imposte, 30 per quanto riguarda le sanzioni amministrative, 40 per i contributi previdenziali.

Una volta scaduto questo termine non è più possibile sollevare qualsiasi tipo di contestazione relativa al “merito” ossia alla legittimità, all’esistenza o alla consistenza del debito. Ad esempio, se il contribuente ritiene di aver già versato l’imposta e ciò nonostante ha fatto scadere i termini di ricorso, l’accertamento diventa definitivo e non c’è più modo di metterlo in discussione. Se la contravvenzione stradale è palesemente illegittima perché il mezzo non è quello dell’automobilista o perché l’autovelox non è segnalato, oltre i 30 giorni dalla notifica non è più possibile opporsi e bisognerà pagare.

Vero è che il cittadino può sempre proporre – senza limiti temporali e quindi anche a termini scaduti – un ricorso in autotutela, chiedendo all’ente di sgravare la pretesa di pagamento perché palesemente illegittima. È sancito del resto dalla Costituzione il principio secondo cui la PA agisce secondo efficienza e imparzialità. Ed è anche vero che, nonostante i termini per il ricorso al giudice siano scaduti, in presenza di una situazione palesemente ingiusta, l’amministrazione deve cancellare la sua pretesa (questo, del resto, è stato l’ammonimento più volte ribadito dalla Cassazione e dal Garante del Contribuente). Tuttavia, se lo sgravio non dovesse avvenire, il cittadino non avrebbe armi di difesa.

Attenzione a un ultimo importante aspetto: la presentazione di un ricorso in autotutela, in pendenza ancora dei termini per sollevare l’impugnazione in tribunale, non sospende il decorso di tale termine. Per cui, se l’ente non dovesse rispondere, sarà bene preparare la carta giudiziale.

Che fare dopo l’arrivo della cartella di pagamento?

Da quanto abbiamo sinora detto avrai compreso che, una volta scaduti i termini per il ricorso contro il primo atto di contestazione, non hai possibilità di rimettere in discussione il debito in sé. Ma la cartella può presentare vizi sorti nel momento della sua formazione o successivamente. Questi sono i cosiddetti vizi propri della cartella. Trattandosi di motivi di contestazione che il cittadino non poteva conoscere prima ancora dell’arrivo della cartella, vien da sé che questi potrà farli valere solo con la cartella stessa. Ed ecco perché è consentito ricorrere contro quest’ultima. Anche in questo caso, però, i termini sono perentori: 60 giorni per le cartelle relative a imposte, 30 per le cartelle relative a multe, 40 per le cartelle relative a contributi Inps e Inail.

In questo modo il contribuente può contestare il metodo di formazione della cartella e tutti gli eventi verificatisi successivamente. Ma, materialmente, quali sono i vizi propri della cartella esattoriale? Qui di seguito proveremo a fare un elenco che, tuttavia, non può essere considerato esaustivo, attesa la moltitudine di ipotesi che possono verificarsi.

Quali sono i vizi propri della cartella esattoriale?

La giurisprudenza ha evidenziato alcuni vizi tipici della cartella esattoriale che, sebbene debba essere compilata secondo un modello ministeriale, è a volte errata. Ecco alcuni esempi:

  • cartella priva di motivazione: la cartella deve indicare le ragioni a fondamento della sua emissione, anche richiamando gli atti precedenti del procedimento. Se non è sufficientemente motivata è illegittima;
  • cartella priva del criterio di calcolo degli interessi: la cartella deve spiegare come si è giunti a calcolare gli interessi specificando il tasso applicato per ogni singola annualità;
  • cartella notificata con pec in formato pdf: secondo alcuni giudici le cartelle notificate per posta elettronica certificata devono contenere l’allegato in formato p7m e non pdf; solo il primo infatti attesta la genuinità del contenuto e la sua immodificabilità;
  • cartella caduta in prescrizione: ben potrebbe essere che la cartella, pur se corretta, sia caduta in prescrizione per il decorso del tempo. Si tenga conto che la prescrizione viene interrotta da ulteriori solleciti di pagamento, dal preavviso di fermo o di ipoteca;
  • cartella mai notificata: il vizio dell’omessa notifica della cartella non può mai essere contestato impugnando la cartella stessa poiché il ricorso sana la nullità. Difatti con l’impugnazione il contribuente tacitamente ammette di aver ricevuto l’atto (altrimenti non potrebbe impugnarlo) e quindi dimostra che la notifica ha raggiunto il suo scopo. Il contribuente deve allora attendere il successivo atto dell’esattore (ad esempio un pignoramento) e poi, in quella sede, contestare quest’ultimo deducendo l’omessa notifica della cartella;
  • cartella emessa dopo il termine di decadenza: la legge fissa un termine variabile di solito pari a due anni per la notifica della cartella dal giorno in cui il tributo è stato iscritto a ruolo (la data è riportata sulla cartella stessa);
  • cartella già pagata o sospesa dall’autorità amministrativa o dal giudice;
  • cartella priva dell’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo;
  • cartella priva di uno dei suoi contenuti essenziali ossia:  l’intimazione al pagamento della cifra risultante dal ruolo entro il termine di 60 giorni dalla notifica, con l’avvertimento che, in difetto, si procederà a esecuzione forzata; l’indicazione della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo; il numero identificativo della cartella; l’ente titolare del credito per il quale l’esattore sta agendo (per es. Inps, Comune, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ecc.); la specie del ruolo; generalità del debitore (per es. codice fiscale, dati anagrafici, ecc.); l’anno o il periodo di riferimento del credito; l’importo di ogni articolo di ruolo; il totale degli importi iscritti a ruolo; il numero delle rate in cui il ruolo deve essere riscosso, l’importo e la cadenza di ciascuna di esse; l’indicazione sintetica degli elementi sulla base dei quali è stata fatta l’iscrizione a ruolo: si tratta, cioè, dell’indicazione dei presupposti e delle motivazioni che hanno determinato la decisione dell’amministrazione; qualora l’iscrizione a ruolo sia conseguente a un atto notificato in precedenza, devono essere indicati gli estremi di tale atto e la relativa data di notifica oppure l’atto stesso va allegato; l’avviso che, in caso di mancato pagamento, l’agente della riscossione potrà procedere ad acquisire, in via stragiudiziale, i dati relativi a eventuali crediti vantati dallo stesso debitore nei confronti di terzi, al fine dello svolgimento di eventuali azioni di espropriazione; l’indicazione del responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo, nonché di quello di emissione e notifica della cartella stessa.


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