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Tredicesima non pagata: cosa fare

13 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Dicembre 2018



Che cosa può fare il lavoratore se la tredicesima mensilità non è pagata o viene liquidata in ritardo, quando è possibile dimettersi per giusta causa e chiedere i danni.

Per la generalità dei lavoratori dipendenti, nel mese di dicembre è corrisposta la tredicesima: si tratta di una mensilità aggiuntiva, in altre parole di un mese in più di stipendio, che viene pagata in occasione del Natale.

Questa retribuzione extra è una vera e propria “boccata d’ossigeno” per imprese e lavoratori, non solo per gli acquisti natalizi, ma soprattutto per far fronte alle imposte ed ai pagamenti da saldare entro la fine dell’anno.

Ci sono dei casi in cui la tredicesima non spetta nel mese di dicembre: ad esempio, alcuni lavoratori scelgono di ricevere mensilmente il rateo di tredicesima maturato, in accordo col datore di lavoro. In altri casi la tredicesima non matura, come durante l’aspettativa non retribuita.

Ma che cosa si può fare nel caso in cui la tredicesima non sia pagata dal datore di lavoro? Ci si può dimettere per giusta causa, proprio come avviene per il mancato pagamento dello stipendio? E se la tredicesima è pagata in ritardo si possono chiedere i danni.

Facciamo chiarezza sulla tredicesima non pagata: cosa fare, in quali casi ci si può dimettere e si possono chiedere i danni, come comportarsi per il pagamento in ritardo.

Quando è pagata la tredicesima?

La tredicesima mensilità viene generalmente pagata ai lavoratori dipendenti in occasione del Natale:nel dettaglio, la legge non prevede una data precisa entro la quale deve essere pagata la tredicesima, ma la data e la modalità di pagamento cambiano a seconda di quanto stabilito dal contratto collettivo applicato. Nella maggior parte dei casi, gli accordi collettivi si limitano ad indicare che il pagamento deve essere effettuato in occasione delle festività natalizie, ma vi sono comunque dei contratti collettivi che dispongono dei termini precisi, ad esempio il 15 o il 20 dicembre.

Il contratto collettivo del Commercio, ad esempio, prevede il pagamento della mensilità aggiuntiva entro la vigilia di Natale; nel settore edile il datore di lavoro è obbligato ad accantonare una quota della tredicesima, chiamata dal Ccnl gratifica natalizia, ogni mese, e versarla alla Cassa Edile. Sarà poi direttamente la stessa Cassa Edile  a liquidare la mensilità accantonata al dipendente, nel mese di dicembre.

Quando non deve essere pagata la tredicesima?

La tredicesima, che corrisponde, nella generalità dei casi, per ogni mese, a 1/12 degli elementi fissi e continuativi della retribuzione, matura durante le principali assenze tutelate. Non matura , invece, in relazione alle seguenti assenze:

  • aspettativa non retribuita;
  • astensione per maternità facoltativa (congedo parentale)
  • astensione per malattia del figlio;
  • assenza per malattia oltre il periodo di comporto;
  • assenza per permessi non retribuiti.

Inoltre, la generalità dei contratti collettivi non considera maturato alcun rateo di tredicesima se nel mese non sono stati lavorati almeno 15 giorni: questo può capitare non soltanto in caso di assunzione o di cessazione del rapporto di lavoro nell’arco del mese, ma anche in relazione ai dipendenti con contratto di part time verticale o misto, che lavorano soltanto alcune giornate della settimana, o del mese, o dell’anno.

Per i dipendenti con contratto di part time orizzontale (lavoro effettuato in tutte le giornate lavorative, ma per meno ore rispetto all’orario ordinario giornaliero), la tredicesima matura normalmente, perché le giornate lavorate sono le stesse: non è necessaria, pertanto, alcuna riduzione del rateo di tredicesima, dato che la base di calcolo è la retribuzione corrente, già riproporzionata all’orario parziale, ed in conseguenza la tredicesima è già ridotta automaticamente.

Che cosa fare se la tredicesima è pagata in ritardo?

Se entro le festività natalizie, o entro il differente termine previsto dal contratto collettivo, non è stata versata la tredicesima dall’azienda, si può innanzitutto sollecitare il datore di lavoro con una raccomandata o una pec. Se il contratto collettivo prevede una data precisa entro la quale pagare la tredicesima, superato quel termine al lavoratore spettano, oltre alla mensilità aggiuntiva, anche gli interessi.

In caso di mancato riscontro, ci si può rivolgere all’Ispettorato del lavoro, tentando una soluzione conciliativa.

In caso di mancata conciliazione, il lavoratore può chiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo per ottenere il pagamento del dovuto.

Che cosa fare se la tredicesima non viene pagata?

Se il datore di lavoro non paga la tredicesima, il lavoratore, oltre all’emissione del decreto ingiuntivo per ottenere la mensilità, può rassegnare le dimissioni per giusta causa: in base alla giurisprudenza prevalente, per poter rassegnare le dimissioni per giusta causa bisogna attendere il mancato pagamento della retribuzione per due mensilità. Se, invece, il contratto collettivo nazionale applicato giustifica le dimissioni del dipendente in caso di ritardo nel pagamento dello stipendio, ci si può dimettere per giusta causa sin dal primo giorno successivo al termine per il saldo della retribuzione.

Per non perdere la tredicesima non pagata, bisogna in ogni caso ricordarsi di richiederla formalmente (anche tramite raccomandata) entro 3 anni dalla data in cui sarebbe dovuto avvenire il pagamento: il termine di prescrizione è infatti triennale [1], in quanto si tratta di un elemento della retribuzione che non è corrisposto ogni mese.

note

[1] Art. 2056 Cod. Civ


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