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Ospedali e orario di lavoro illegittimo

8 Novembre 2017 | Autore:
Ospedali e orario di lavoro illegittimo

Negli ospedali italiani i turni di medici ed infermieri sono spesso “massacranti”. Con il rinnovo dei contratti pubblici, il problema tornerà alla ribalta

Sino a non molto tempo fa, il problema degli eccessivi turni di lavoro all’interno degli ospedali italiani ha infuocato il mondo della sanità, con agitazioni e scioperi di medici e infermieri. Molti di loro, infatti, si sono rivolti anche al Tribunale per ottenere un risarcimento (il cui importo è elevatissimo) per il mancato rispetto, da parte del Legislatore italiano, dell’orario massimo di lavoro previsto dalla normativa europea (il cosiddetto eurorario). Nei singoli ospedali, purtroppo, il problema è stato risolto – il più delle volte – “all’italiana” e, dunque, con le classiche deroghe che prendono il posto delle regole e secondo un atteggiamento spesso improntato alla tolleranza di situazioni, in realtà, illegittime. Ora, però, con il rinnovo dei contratti pubblici, il problema tornerà alla ribalta. Vediamo, dunque, cosa prevede la legge in ordine all’orario di lavoro, perché nel mondo medico gli orari di lavoro sono spesso massacranti” e quali sono le prospettive che si profilano in materia.

Eurorario: come funziona?

Con un’apposita Direttiva [1] il Legislatore europeo ha stabilito i principi fondamentali in materia di riposi, pause, ferie, orario massimo di lavoro e lavoro notturno.

La normativa è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

  • Riposo giornaliero: nell’arco di 24 ore ogni lavoratore ha diritto, come minimo, a 11 ore consecutive di riposo.
  • Tempo di lavoro massimo settimanale: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi.

A chi si applica la normativa sull’orario di lavoro?

La risposta è molto semplice. La normativa europea sul cosiddetto eurorario di lavoro stabilisce standard comuni che disciplinano l’orario di lavoro. Tali principi si applicano nei confronti di tutti i lavoratori dell’Unione Europea e sono validi per tutti i settori dell’economia, nessuno escluso. Il rispetto dei predetti limiti è importantissimo, soprattutto con riferimento alle professioni più “delicate”. Specialmente per la professione sanitaria, infatti, orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale medico-sanitario possa costituire  un pericolo per la salute e l’incolumità dei pazienti. Detta in maniera semplice: per essere lucidi e lavorare bene, fra un turno e l’altro bisogna andare a casa, mangiare qualcosa e farsi una bella dormita. Gli orari, quindi, devono lasciare libere da impegni le persone per almeno 11 ore senza interruzioni.

Orario di lavoro e personale medico-sanitario

In Italia i principi stabiliti dal Legislatore europeo sono stati correttamente recepiti nel 2003 con il Decreto legislativo n. 66 [2]. Ed infatti, a partire dal 2003, il Legislatore italiano ha garantito a tutti i lavoratori tutele e diritti conformi a quelli previsti dalla normativa europea. Peccato che qualche anno dopo, con la Legge  Finanziaria del 2008 [3], il Governo italiano ha fatto retrofront, negando inspiegabilmente solo al personale medico le predette tutele sull’orario di lavoro [4]. La conseguenza di tale riforma è stata quella di costringere illegittimamente medici dipendenti delle Aziende Sanitarie Pubbliche a turni di lavoro prolungati e massacranti, senza il rispetto degli orari di riposo previsti, invece, per tutti gli altri lavoratori italiani ed europei. L’Unione Europea, per tale violazione, ha ripreso e sanzionato più volte il nostro Paese, il quale ha impiegato ben 6 anni per riorganizzare la normativa sull’orario di lavoro dei medici dipendenti. Solo a partire dal 2014 [5], infatti, il Governo italiano è riuscito ad adeguarsi alla Direttiva europea ed alle norme nazionali previste per gli altri lavoratori dipendenti, apportando le necessarie modifiche legislative anche a tutela del personale medico-sanitario.

La reale situazione degli ospedali italiani

Le modifiche, però, sono state apportate solo sulla carta. La realtà dei fatti, in effetti, è tutt’altra. L’esperienza di questi anni offre un menu ricco di stratagemmi più che di applicazioni effettive della regola. Qualche mese fa la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), con il Cergas, il centro di ricerca della Bocconi sulla sanità, è andata a guardare che cosa succede veramente negli ospedali italiani. Nel 55% dei casi le 11 ore di riposo consecutivo restano solo un’utopia e dove si è provato a tradurla in pratica sono state tagliate soprattutto le ore di formazione. Come anticipato, con il rinnovo dei contratti pubblici, il problema tornerà alla ribalta ed il compito di trovare una soluzione toccherebbe proprio ai fautori della riforma. Le trattative sul tema entreranno nel vivo nei prossimi giorni e dovrà essere l’Aran, l’agenzia negoziale che rappresenta la Pubblica amministrazione nella sua qualità di datore di lavoro, a pensare a delle regole nel tentativo di mettere insieme l’obbligo di garantire il riposo e quello di assicurare il servizio, anche se la maggior parte dei medici e degli infermieri ritengono che il vero problema sia il vuoto di organico.


note

[1] Direttiva 88/2003/CE.

[2] D. Lgs. n. 66 del 08.04.2003.

[3] Art. 3, comma 85, L. n. 244 del 24.12.2007.

[4] Art. 17, comma 6-bis del D. Lgs. del 08.04. 2003, n. 66 (comma inserito con l’art. 3, comma 85 della L. n. 244 del 24.12.2007.

[5] L. n. 161 del 30.10.2014.


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