Inpdap: prescrizione contributi pensione al 2020

13 Dicembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Dicembre 2018



Ancora possibile nel 2019 segnalare i contributi mancanti per la pensione dei dipendenti pubblici: prescrizione spostata al 2020.

Prorogata la maxi-operazione dell’Inps sulla sistemazione delle posizioni previdenziali dei dipendenti pubblici: il termine per segnalare i contributi mancanti è stato infatti spostato al 31 dicembre 2019, in quanto è stata posticipata di un anno la prescrizione della contribuzione mancante. In parole semplici, la prescrizione dei contributi partirà dal 1° gennaio 2020 anziché dal 1° gennaio 2019: lo ha reso noto l’Inps, con una nuova circolare [1].

L’istituto, tra l’altro, sta per rendere disponibile per circa 500mila dipendenti pubblici la cosiddetta busta arancione, ossia la simulazione della pensione futura, sinora accessibile ai i soli lavoratori del settore privato: grazie alla nuova campagna informativa dell’Inps, dunque, anche i lavoratori della Pubblica Amministrazione potranno avere piena consapevolezza del trattamento pensionistico futuro.

L’Inps, oltre alla pensione futura, sta provvedendo anche all’invio dell’estratto conto cartaceo a circa 128mila lavoratori che abbiano avuto almeno un periodo di iscrizione alla Cpi (cassa pensioni insegnanti), sollecitandoli a consultare il proprio estratto conto contributivo ed a inoltrare eventuali richieste di variazione della posizione assicurativa (attraverso il servizio Rvpa). Il perché di quest’ulteriore campagna informativa è collegato all’imminente prescrizione dei contributi dei dipendenti pubblici.

Ci sarà solo un anno di tempo, in effetti, per segnalare all’Inps i contributi mancanti prima che cadano in prescrizione: il termine per inviare le segnalazioni, grazie alla proroga, scade il 31 dicembre 2019. Ma che cosa succederà in caso di prescrizione dei contributi? I versamenti per la pensione risulteranno persi per sempre?

Facciamo il punto della situazione sull’Inpdap, prescrizione contributi pensione al 2020, chi sono gli interessati, che cosa fare per evitarla e recuperare i versamenti.

Prescrizione dei contributi Inpdap: che cosa fare?

In base a quanto indicato dalla nuova circolare dell’Inps [1], per segnalare i contributi Inpdap mancanti, o meglio i contributi mancanti che dovrebbero essere stati accreditati in qualità di lavoratori pubblici sino al 2012, c’è tempo sino al 31 dicembre 2019. Dopodiché, i contributi vanno in prescrizione.

Ma i contributi prescritti si potranno recuperare in qualche modo?

Nella generalità dei casi, i contributi prescritti si possono recuperare con la costituzione di rendita vitalizia, una sorta di riscatto. Il costo di questo riscatto è a carico del datore di lavoro, per i lavoratori statali iscritti alla Ctps, cioè iscritti alla Cassa Stato. Se, dunque, i contributi vengono segnalati dal 2020 in poi, poco cambia per il lavoratore: sarà il datore di lavoro a dover pagare l’onere di riscatto.

La situazione, però, è diversa per gli iscritti alla Cpi (cassa pensioni insegnanti), cioè per gli insegnanti elementari e degli asili: si tratta, in particolare, degli insegnanti delle scuole primarie paritarie, degli insegnanti degli asili eretti in enti morali e delle scuole dell’infanzia comunali.

Per questi dipendenti, se si verifica la prescrizione dei contributi, il datore di lavoro potrà pagare il costo della rendita vitalizia ma, nel caso in cui il datore di lavoro non vi provveda, sarà il lavoratore a dover pagare l’onere per vedersi valorizzato il periodo ai fini della pensione.

È dunque molto importante che gli interessati verifichino quanto prima la propria posizione contributiva, per non rischiare di dover saldare di tasca quanto non versato a suo tempo dal datore di lavoro.

Come si segnalano errori e periodi di servizio mancanti?

Per i lavoratori della pubblica amministrazione, come abbiamo anticipato, sta ormai per concludersi l’operazione “Estratto conto dipendenti pubblici” [2], cioè la campagna messa in atto dall’Inps, gestione ex Inpdap, per consolidare la posizione previdenziale dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, correggendo errori ed anomalie relativi ai periodi anteriori al 2012.

Ma come si corregge la propria posizione previdenziale? Per segnalare gli errori, i dipendenti pubblici possono utilizzare la funzione Rvpa, disponibile all’interno del Fascicolo previdenziale del cittadino, sotto la voce Posizione assicurativa.

Chi non corregge la propria posizione, perde definitivamente i contributi non risultanti e non segnalati, rischiando di pensionarsi anche con anni di ritardo e con assegni più bassi, ferma restando la possibilità di costituzione di rendita vitalizia.

Se il datore di lavoro non paga, però, il lavoratore deve sborsare il costo del riscatto di tasca, per quanto riguarda gli iscritti alla Cpi. Meglio, dunque, segnalare errori e omissioni il prima possibile.

Come segnalare i contributi mancanti o errati

Se il dipendente, dopo aver controllato il proprio estratto conto, rileva contributi mancanti, retribuzioni errate o periodi assicurativi inesatti, come appena osservato deve attivare la richiesta di variazione e di integrazione della posizione assicurativa.

Per inoltrare la richiesta, nello specifico, è necessario utilizzare la funzionalità “Richieste di variazione alla posizione assicurativa –Rvpa”: il modulo online è accessibile dal sito web dell’Inps, servizi ex Inpdap, all’interno della pagina in cui si trova l’estratto conto contributivo.

Per compilare e inviare la domanda di variazione, è possibile:

  • utilizzare il sito web dell’Inps, se si possiede il codice pin dispositivo, la carta nazionale dei servizi o l’identità unica digitale Spid; il modulo di domanda è reperibile al seguente percorso: “Servizi online”, “Servizi per il cittadino”, “Servizi ex-Inpdap”, “Estratto Conto Informativo”, “Estratto Conto e Richieste di Variazione”;
  • telefonare al numero 803.164, o 06.164.164 da mobile, ossia al contact center multicanale Inps: è necessario, anche in questo caso, il possesso del pin;
  • rivolgersi a un patronato.

Anche se la richiesta è inviata in formato elettronico, l’utente ha la possibilità di allegare i documenti utili a definire la variazione: come precisato dall’Inps, si deve però trattare di documenti precedenti al 1° gennaio 2012, dunque senza la dicitura “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione e ai privati gestori di pubblici servizi” [3]. Questo, perché in materia di documentazione amministrativa, nei rapporti con gli organi della PA e coi gestori di pubblici servizi, le dichiarazioni sostitutive devono essere utilizzate al posto di certificati ed atti di notorietà.

Quali documenti allegare alla segnalazione contributiva?

Il lavoratore può comunque inoltrare all’Istituto, ai fini della richiesta di variazione contributiva, ogni tipo di informazione o documento, anche non certificativo; a titolo esemplificativo, possono essere allegati:

  • lo stato di servizio, la certificazione di servizio, lo stato o foglio matricolare;
  • una dichiarazionedell’Ente/Amministrazione datore di lavoro;
  • una determinazione, un decreto, un contrattodell’Ente/Amministrazione datore di lavoro;
  • un Cud o una Cu, sia la parte previdenziale che quella fiscale;
  • il modello 101, per gli anni 1996/1997/1998;
  • una busta paga;
  • un provvedimento di aspettativa (con assegni, senza assegni, utile o non utile ai fini pensionistici);
  • una sentenza o un verbale di conciliazione;
  • il modello PA04(cioè il documento che certifica i servizi e le retribuzioni rilasciato dall’Amministrazione datrice di lavoro);
  • un decreto di riscatto, di ricongiunzione o di computo dei periodi;
  • un provvedimento di totalizzazione estera;
  • un provvedimento di accredito figurativo di maternità al di fuori del rapporto di lavoro;
  • un provvedimento di aspettativa o di astensione per maternità.

Domande in sospeso: si devono sollecitare?

Per quanto riguarda le domande pendenti di riconoscimento di periodi contributivi, come riscatti e ricongiunzioni, non sussistono particolari problemi per il lavoratore: se risultano, difatti, in lavorazione, non possono essere né sollecitate all’ex Inpdap, né segnalate con la procedura RVPA, perché di esclusiva competenza delle amministrazioni statali, che le devono definire con formale provvedimento.

Se, invece, è già stato emesso il provvedimento di definizione, ma il periodo non risulta nell’estratto conto, è opportuno inviare la segnalazione all’Inps- ex Inpdap e allegare la documentazione inerente.

Riscatto dei periodi di lavoro non coperti da contributi

Se, una volta effettuate le opportune verifiche, l’interessato scopre che mancano dei periodi di lavoro dipendente perché il datore non ha versato i contributi e che questi sono prescritti, si può domandare la costituzione di una rendita vitalizia. La rendita deve essere pari alla pensione adeguata, o alla quota di essa, che sarebbe spettata in relazione ai contributi omessi.

Se il datore di lavoro non costituisce la rendita, si possono riscattare di tasca propria i periodi scoperti, salvo il diritto al risarcimento del danno. A supporto della domanda di riscatto è necessario presentare (con documentazione di data certa) la prova dell’esistenza del rapporto di lavoro, della sua durata e della retribuzione.

Non è richiesto un requisito contributivo minimo; tuttavia, non possono essere riscattati nell’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) i periodi soggetti a contribuzione presso un altro ente previdenziale (ad esempio i periodi lavorati presso un ente locale soggetto alla Cpdel).

note

[1] Inps Circ. n. 117/2018.

[2] Inps Circ. 49/2014 e 148/2014.

[3] Art. 15 L. 183/2011.


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