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Conguaglio di fine anno: come funziona

13 Dicembre 2018 | Autore:


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Come funziona il conguaglio delle tasse del lavoratore dipendente con più rapporti di lavoro: come calcolare Irpef, detrazioni e bonus.

Alla fine dell’anno deve essere calcolato, per la generalità dei lavoratori dipendenti, il conguaglio Irpef (l’imposta sui redditi delle persone fisiche). Si tratta di una sorta di “anticipo” della dichiarazione dei redditi: soltanto alla fine dell’anno, difatti, si possono conoscere con esattezza tutti i redditi da tassare.
Ma il conguaglio di fine anno come funziona? Il datore di lavoro deve tassare soltanto i redditi e i compensi da lui erogati, o deve calcolare le imposte anche sugli altri eventuali redditi del lavoratore?

Se il dipendente lo richiede, il datore di lavoro è tenuto a effettuare il conguaglio anche sui redditi che non ha corrisposto: in pratica, deve calcolare la tassazione considerando un reddito maggiore rispetto a quello risultante dalle buste paga emesse dall’azienda.

Il dipendente può aver la necessità di conguagliare più redditi se, ad esempio, ha lavorato nel corso dell’anno per datori di lavoro differenti, o se, oltre al lavoro subordinato, ha svolto delle collaborazioni o ha percepito un’indennità di disoccupazione, come la Naspi. In tutti questi casi, è molto probabile che il conguaglio calcolato alla fine dell’anno sia a debito. Questo accade perché l’Irpef è un’imposta progressiva, basata su un sistema di aliquote e scaglioni: la tassazione, in pratica, aumenta a seconda delle fasce di reddito, mentre le detrazioni riconosciute, cioè gli importi sottratti direttamente dall’imposta, diminuiscono al crescere del reddito.

Ma che cosa succede se non viene effettuato il conguaglio di fine anno?

Se non viene effettuato dal datore di lavoro il conguaglio di fine anno, alla presentazione della dichiarazione dei redditi (con modello 730 o Redditi) il dipendente si ritrova comunque a debito, per aver calcolato le tasse su un imponibile minore. Fanno eccezione i casi in cui il dipendente abbia deciso di non fruire delle detrazioni in busta paga, o di applicare, mese per mese, un’aliquota d’imposta maggiore: in queste ipotesi, il conguaglio può anche risultare a credito, perché è stato già trattenuto in busta paga più del dovuto.

Il conguaglio di fine anno, in ogni caso, si deve calcolare anche se l’unico reddito del lavoratore è quello di lavoro dipendente corrisposto dal datore: il reddito presunto considerato nelle buste paga per il calcolo dell’Irpef e delle detrazioni, difatti, potrebbe non coincidere col reddito effettivo percepito. Inoltre, potrebbero sorgere dei problemi con le addizionali all’Irpef, nel caso in cui il lavoratore cambi residenza o che cambino le aliquote o le eventuali detrazioni.

Senza dimenticare i problemi che possono sorgere per chi ha fruito del bonus Irpef: se questo non spetta, o spetta in misura minore a quella calcolata, il dipendente deve restituirlo. Ma procediamo per ordine e vediamo come fare il conguaglio delle imposte, con particolare attenzione al caso di chi ha percepito più redditi.

Quali imposte paga il lavoratore?

Prima di calcolare il conguaglio delle imposte del lavoratore, dobbiamo ovviamente capire quali imposte paga il lavoratore. Le imposte a carico della generalità dei lavoratori dipendenti sono l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, e le addizionali regionali e comunali all’Irpef.

Come si calcola l’Irpef

L’Irpef non ha un ammontare fisso, ma è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

In pratica, se lavoratore guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, deve corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro. L’imposta così calcolata, però, è solo l’Irpef lorda: sino a 55mila di reddito annuo, il dipendente ha diritto a una detrazione, per la produzione di redditi di lavoro dipendente.

Detrazione per redditi da lavoro dipendente

Chi possiede redditi da lavoro dipendente o assimilati (ad esempio redditi dei co.co.co. o derivanti da trattamenti di disoccupazione) ha diritto, a seconda della fascia di reddito, alle seguenti detrazioni:

  • per reddito complessivo non superiore a 8.000 euro: 1.880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8.000 e 28.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • per reddito complessivo compreso tra 28.000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55.000 – reddito complessivo) / 27.000];

Oltre 55mila euro di reddito non è prevista nessuna detrazione.

La detrazione non è cumulabile con le altre detrazioni sui redditi (da pensione, da lavoro autonomo e d’impresa minore) e deve essere rapportata ai giorni di lavoro nell’anno: ad esempio, se i giorni di lavoro sono pari a 280, si deve dividere la detrazione spettante per 365 e moltiplicare per 280.

In ogni caso la detrazione sulla fascia di reddito minima non può essere inferiore a 690 euro o, per i rapporti di lavoro a tempo determinato (fra cui sono compresi anche i periodi di inattività per i quali si percepiscono i trattamenti a sostegno del reddito erogati dall’Inps), a 1.380 euro, a prescindere dal periodo lavorato.

A chi si applica la detrazione per redditi da lavoro dipendente?

Sono assimilati, ai fini della detrazione, ai redditi da lavoro dipendente i seguenti redditi:

  • redditi da collaborazione (co.co.co. e vecchi co.co.pro e mini coco.co.);
  • compensi corrisposti a soci di cooperative;
  • borse di studio;
  • compensi corrisposti da terzi;
  • compensi a soggetti impegnati in lavori socialmente utili;
  • rendite vitalizie e a tempo determinato;
  • capitali e rendite da fondi pensione;
  • remunerazione dei sacerdoti.

Se, ad esempio, il dipendente che ti ha chiesto di effettuare il conguaglio ha lavorato anche come collaboratore, devi considerare, per il calcolo delle detrazioni, anche i redditi ed i periodi in cui ha prestato servizio come parasubordinato.

Bonus Irpef da 80 euro

Sui redditi da lavoro e assimilati, per i contribuenti che hanno un reddito complessivo da 8mila sino a 24.600 euro annui, è dovuto anche un bonus, detto bonus Irpef o bonus Renzi, pari a 80 euro mensili e 960 euro annui. Per i redditi da 24.600 a 26.600 euro, l’importo del bonus è ridotto secondo la seguente formula:

  • 960 x (26.600-reddito annuale): 2.000.

Ad esempio, se un contribuente ha un reddito pari a 25mila euro, avrà diritto a un bonus pari a:

  • 960 x (26.600-25.000):2000;
  • 960 x (1600:2000);
  • 960 x 0,8;
  • 768 euro.

Anche il bonus Renzi, come la detrazione per redditi di lavoro dipendente, va proporzionato in base al periodo lavorato nell’anno.

Come calcolare la tassazione a conguaglio

Abbiamo visto come calcolare l’Irpef, le detrazioni per il lavoro dipendente ed il bonus Renzi. Veniamo ora al calcolo del conguaglio Irpef per un dipendente che ha percepito più redditi: facciamo un esempio pratico.

Il Sig. Rossi ha lavorato nell’anno come dipendente e come collaboratore, per un totale di quattro rapporti di lavoro con 4 aziende diverse: vediamo come calcolare il conguaglio di fine anno.

Ecco i dati rilevati del primo rapporto di lavoro; per semplicità consideriamo la sola Irpef, e non le addizionali:

  • giorni di lavoro nell’anno: dal 3 febbraio al 30 settembre, 240 giorni;
  • redditi di lavoro dipendente: 13.077,41 euro;
  • ritenute Irpef: 1.922,22 euro;
  • il datore di lavoro ha erogato anche 631,23 euro di bonus Irpef.

Ecco i dati del secondo rapporto, una collaborazione (non cambia nulla ai fini della tassazione, in quanto il reddito di lavoro parasubordinato è assimilato al reddito di lavoro dipendente):

  • giorni di lavoro nell’anno: dal 2 maggio al 31 dicembre, 244 giorni;
  • redditi di lavoro dipendente: 10.614,08 euro;
  • ritenute Irpef: 1.263,34 euro;
  • il datore di lavoro ha erogato anche 641,75 euro di bonus Irpef.

Ecco i dati del terzo rapporto di lavoro subordinato:

  • giorni di lavoro nell’anno: 365;
  • redditi di lavoro dipendente: 26.727,99 euro;
  • ritenute Irpef: 6.616,56euro;
  • il datore di lavoro non ha erogato bonus Irpef.

Ed ecco, infine, i dati dell’ultimo rapporto di lavoro dipendente:

  • giorni di lavoro nell’anno: 92;
  • redditi di lavoro dipendente: 21.304,67euro;
  • ritenute Irpef: 6.758,58 euro;
  • il datore di lavoro non ha erogato bonus Irpef.

Per il conguaglio, i dati rilevanti sono dunque:

  • totale dei giorni lavorati: 365 (i giorni sovrapposti non contano)
  • totale reddito imponibile (bisogna sommare i singoli imponibili): 71.724,25 (non spettano detrazioni in quanto il reddito è superiore a 55.000 euro);
  • totale Irpef calcolata: 24.076,94 euro;
  • totale Irpef già pagata: 16.559,70;
  • differenza: 7.517,24 euro.

Oltre alla differenza Irpef il lavoratore deve poi restituire 1.272,98 euro di bonus Renzi illegittimamente fruito: il datore di lavoro deve dunque trattenere gli importi dalle buste paga e versarli all’erario con modello F24.

Come evitare di trovarsi a debito nel conguaglio di fine anno?

Per evitare di ritrovarsi con importi a debito in sede di conguaglio di fine anno, risulta opportuno chiedere al datore di lavoro, al committente, o al sostituto d’imposta in generale (può trattarsi anche di un ente previdenziale, ad esempio l’Inps, quando corrisponde la disoccupazione), in sede di tassazione mensile della pensione o dello stipendio, innanzitutto di non operare detrazioni, eventualmente di applicare anche un’aliquota di tassazione più alta.

Risulta opportuno anche chiedere al sostituto d’imposta il conguaglio ogni volta che termina un rapporto di lavoro.

Si deve comunque tener conto della presenza di eventuali familiari a carico e della spettanza di ulteriori deduzioni e detrazioni (in questo caso l’importo da pagare a saldo in sede di 730 potrebbe essere più basso), assieme alla presenza di ulteriori redditi (ad esempio derivanti dal possesso di immobili, come l’affitto).


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