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Abbandono del tetto coniugale e annullamento del matrimonio

19 Gennaio 2019
Abbandono del tetto coniugale e annullamento del matrimonio

Nel 1995 ho sposato nel mio Comune di residenza una donna serba, che dopo soli cinque anni di matrimonio si è pentita ed è tornata in Serbia. Ho provato a risolvere il problema nel mese successivo, ma invano. Dopo due anni, ho deciso di denunciare l’abbandono al mio comune e dal  momento dell’abbandono lei è irrintracciabile. Avendo lavorato molti anni all’estero ed ora, di nuovo in Italia, vorrei annullare il matrimonio. Come posso muovermi legalmente? Quali sono i costi in caso dell’avvocato e delle ipotetiche spese giudiziarie?

Come denunciato dal lettore, la condotta della signora ha integrato un reato penale e, specificatamente, l’art.570 del codice penale secondo cui “chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1.032 euro. 

Tuttavia, questo reato è procedibile a querela di parte, da presentarsi entro tre mesi e, pertanto, non avendolo fatto entro questo lasso di tempo, il reato non potrà essere più perseguito dalla legge italiana. 

Con riguardo alla possibilità di annullare il matrimonio, tale azione poteva essere compiuta per l’ordinamento giuridico civile entro l’anno dalla celebrazione del matrimonio nel caso si fosse dimostrato (unica soluzione adottabile nel caso) la non consumazione del matrimonio. 

Infatti, dato il breve lasso di tempo intercorso tra il matrimonio e l’abbandono (5 giorni) il lettore avrebbe potuto dimostrare che dopo il matrimonio lui e la signora non avevano mai consumato un intero rapporto sessuale, così ottenendo l’annullamento dello stesso. 

Tuttavia, come anticipato, dal punto di vista civile l’ipotesi di inconsumazione del matrimonio, da cui deriva l’invalidità dello stesso, poteva essere richiesta entro l’anno dalla celebrazione. 

Essendo trascorso quel termine, il lettore avrà sempre la possibilità di far cessare gli effetti del matrimonio con un divorzio, ma non potrà annullare lo stesso (eliminando ogni singola traccia). 

Rimane sempre la possibilità di far annullare il matrimonio non consumato dal punto di vista religioso, attraverso una speciale dispensa del Pontefice. 

La procedura prevede che il Vescovo diocesano competente (vale a dire quello del domicilio del coniuge richiedente), dopo aver ricevuto la richiesta, proceda all’istruttoria per accertare se esistano o meno i requisiti per la concessione del beneficio della dispensa. La prova della mancata copula coniugale può essere data mediante esame medico, audizione delle parti interessate e dei testimoni, oppure accertando che i consorti, successivamente alla celebrazione nunziale, abbiano sempre vissuto separatamente (la cosiddetta mancanza di coabitazione). 

Terminata questa fase, il relativo fascicolo viene trasmesso al Tribunale della Sacra Rota in Roma, per il riesame e la valutazione del complessivo materiale probatorio raccolto in precedenza, e in vista del parere da sottoporre eventualmente al Pontefice, a cui è riservata in via esclusiva la concessione della dispensa. 

Tuttavia, questa “grazia” pontificia non avrà diritto di cittadinanza nei registri degli ufficiali di stato civile, essendo considerata un atto di natura amministrativa che, come tale, non può essere fatta valere nell’ordinamento giuridico del nostro Paese. 

Questo è stato confermato anche dalla Suprema Corte che ha stabilito come il rescritto pontificio con il quale viene accordata la grazia della dispensa da matrimonio rato e non consumato, di cui il nuovo accordo tra lo Stato italiano e la Santa Sede del 1984 non prevede più la possibilità di riconoscimento nell’ordinamento della Repubblica, non ha natura giurisdizionale ed è insuscettibile di delibazione, anche come sentenza straniera (Cassazione civile, sez. I, 13/10/2000, n. 13651). 

Questo significa che, in caso di dispensa ottenuta, il lettore potrà risposarsi in chiesa, ma – per lo Stato – risulterà sempre sposato in prime nozze con la sola possibilità di ottenere una separata sentenza di divorzio che gli permetterà di convolare a nuove nozze, ma non di eliminare completamente gli effetti del primo matrimonio, che sarà sempre annotato presso i registri degli Ufficiali di stato civile. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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