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Condominio: dati personali e responsabilità dell’amministratore

25 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Gennaio 2019



L’amministratore del palazzo in cui abito ha inviato via mail una richiesta di preventivo lasciando a vista gli indirizzi dei 7 condomini. Io non l’ho mai autorizzato alla divulgazione della mia mail personale alle famiglie estranee con le quali condivido il palazzo. Trovo estremamente grave l’accaduto considerando l’incarico da lui ricoperto. Ha violato il mio diritto di privacy. Come posso muovermi? Devo procedere con una denuncia/querela? Devo rivolgermi ad un Giudice di pace?

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Il risarcimento del danno derivante dal trattamento dei dati personali.

La legge stabilisce che va risarcito il danno patrimoniale e non patrimoniale derivante dal trattamento dei dati personali [1].

In base alla predetta disposizione, è possibile ottenere il risarcimento del pregiudizio economico subito, cioè della perdita patrimoniale, ed anche il cosiddetto danno morale.

Per quanto riguarda quest’ultimo, però, la Suprema Corte di Cassazione [2] ha precisato che il danno non è automaticamente configurabile ogni qual volta che vi sia una violazione del trattamento lecito dei dati personali.

Secondo i giudici, non è quindi sufficiente aver subito il fastidio o il disagio derivante dall’indebito trattamento, ma è necessario che la lesione patita sia stata particolarmente grave e seria: tale valutazione è affidata alla discrezionalità del giudice.

La responsabilità penale derivante dal trattamento dei dati personali.

Il codice della privacy prevede anche delle responsabilità penali per la violazione nel trattamento dei dati personali. Tra queste, in riferimento al quesito in esame, emerge quella a carico di chi abbia indebitamente comunicato o diffuso dati provocando alla vittima un nocumento, allo scopo di trarne profitto e di arrecare danno [3].

Tuttavia, anche a tale proposito, la Corte di Cassazione ha chiarito che le semplici violazioni formali, così come le irregolarità procedimentali e quelle inosservanze che producano una lesione minima all’identità personale del soggetto ed alla sua privacy, non possono determinare alcun danno patrimoniale apprezzabile [4].

Non essendoci danno patrimoniale apprezzabile non c’è neanche responsabilità penale per mancanza di uno degli elementi del reato (il cosiddetto nocumento o danno).

CASO CONCRETO

I fatti descritti dal lettore, per quanto deprecabili, non sembrerebbero configurare una violazione così grave e rilevante, al punto tale da legittimare un procedimento penale a carico dell’amministratore responsabile oppure un procedimento civile per un eventuale risarcimento danni. In particolare, a quest’ultimo proposito, il lettore dovrebbe dimostrare di aver subito, effettivamente e concretamente, una perdita patrimoniale, che non sembra emergere dal quesito posto.

Tuttavia, resta innegabile la violazione commessa dall’amministratore, come del resto chiarito dallo stesso Garante della privacy [5], il quale, a proposito della mail ordinaria di un condomino, ha chiarito che si tratta di un dato sensibile, al punto che non può essere utilizzata per le comunicazioni condominiali senza il consenso dell’interessato. Pertanto, a maggior ragione, l’indebita divulgazione del medesimo indirizzo, senza alcuna autorizzazione, non può che rappresentare una violazione della sua privacy.

Quindi, sulla base del descritto presupposto, le iniziative che potrebbe legittimamente assumere sono le seguenti:

– inviare una diffida scritta all’amministratore ammonendolo per il comportamento avuto ed intimandogli di non ripeterlo, vista l’evidente violazione della sua privacy commessa;

– inoltrare formale reclamo all’Autorità Garante in materia (con un costo per diritti di segreteria pari ad € 150,00), allo scopo di ottenere il blocco del trattamento illecito e/o anche un provvedimento sanzionatorio proporzionato a carico dell’amministratore responsabile della violazione descritta in quesito, sempreché la predetta autorità di controllo ne rilevi la gravità [6].

Si tratta di un reclamo che il lettore potrebbe inviare anche personalmente o per mezzo di un suo avvocato di fiducia, attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno oppure una posta elettronica certificata. Il procedimento che ne seguirebbe, dovrebbe concludersi in un massimo di 12 mesi.

Per poter scaricare il modello di reclamo basta cliccare sul seguente link

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 15 Dlgs 196/2003.

[2] Cass. civ. sent. n. 16133/2014

[3] Art. 167 co. 1 Dlgs 196/2003

[4] Cass. pen. sent. n. 30134/2004

[5] Agpd newsletter del 16.02.2003

[6] Art. 83 Reg. Ue n. 679/2016


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