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Divorzio: assegno e mantenimento

26 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2019



Sono separato dal 2012 e sto pagando un assegno di mantenimento di 200 euro per l’ex coniuge, 200 euro per la figlia più l’affitto dove entrambe risiedono. La mia ex moglie lavora e guadagna meno di me. Abbiamo una casa in comune messa in vendita. Il ricavato della vendita sarà diviso in parti uguali. Alla separazione il mio conto corrente  è stato diviso con la mia ex che aveva un libretto postale col doppio dell’importo del mio conto ma che ha estinto qualche mese prima della separazione e non nominato in sede di separazione. Adesso che vado in pensione le dovrò dare parte del Tfr. Divorziando dovrò ancora corrispondere il mantenimento alla mia ex? Fermo restando che verserò sempre l’assegno per nostra figlia.

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

L’assegno di divorzio

L’assegno di divorzio trova il suo fondamento nella legge in materia [1].

In particolare, questa afferma che il giudice del divorzio può stabilire il versamento di un assegno periodico a carico di un coniuge ed a favore dell’altro. Ciò deve avvenire quando il beneficiario non ha mezzi adeguati a mantenersi da solo e quando vi sono obiettive difficoltà nel procurarsi tali mezzi di sostentamento.

Nella valutazione dell’obbligo di mantenimento a favore del coniuge beneficiario, bisogna altresì tenere conto di vari fattori, tra i quali, riveste particolare importanza, il ruolo avuto dal medesimo nella formazione del patrimonio familiare e di quello personale dell’altro coniuge, anche in considerazione dell’età del beneficiario e della durata del matrimonio [2].

La predetta particolare importanza trova il suo fondamento nelle recenti pronunce giurisprudenziali, tra le quali, principalmente, una recentissima decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha, tra l’altro, definitivamente affrancato il concetto dell’assegno divorzile da quello del tenore di vita avuto dai coniugi durante il matrimonio.

L’assegno di divorzio nella giurisprudenza

Secondo la predetta decisione della Cassazione [3], abbandonando il concetto dell’assegno divorzile quale sola compensazione del diverso reddito tra gli ex coniugi ed in considerazione del tenore di vita avuto durante il matrimonio, bisogna in primo luogo verificare l’adeguatezza dei mezzi di sostentamento dell’eventuale cosiddetto coniuge più debole e la difficoltà obiettiva nel procurarseli. Quindi, se il giudice dovesse scorgere le predette difficoltà in uno dei due coniugi, potrebbe stabilire a favore del medesimo, un assegno divorzile a carico dell’altro.

Nel riconoscimento e nella determinazione di questo assegno, il giudice, secondo le indicazioni espresse dalla Suprema Corte, dovrebbe valutare il contributo dato dal coniuge più debole al patrimonio familiare ed anche a quello personale del coniuge più ricco. In altri termini, se la moglie avesse fatto la casalinga, inevitabilmente avrebbe consentito al marito di lavorare serenamente, accumulare reddito e migliorare la propria posizione lavorativa, mentre ella badava ai figli e alla gestione domestica. Se per questa ragione, a seguito del divorzio, anche alla luce dell’età, la moglie si trovasse senza lavoro e senza possibilità di procurarselo a seguito del divorzio, ella avrebbe diritto all’assegno divorzile: questo dovrebbe essere calcolato non in base al tenore di vita assunto durante il matrimonio, ma alla durata del medesimo ed all’inevitabile contributo che con la propria dedizione familiare la moglie ha dato a favore della costituzione del patrimonio comune e anche personale del proprio marito.

Inoltre, nel valutare come inadeguato il livello di reddito del coniuge più debole a seguito del divorzio, bisognerebbe considerare il descritto apporto dato dal medesimo: in altri termini l’autosufficienza economica della moglie potrebbe non corrispondere ad un livello di reddito adeguato al contributo dato durante il matrimonio. Se il giudice dovesse scorgere questa differenza, dovrebbe riconoscere l’assegno divorzile. Infatti, come dice la Cassazione, l’assegno divorzile avrebbe una funzione non solo assistenziale, ma anche, in un caso come quello descritto, compensativa.

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto descritto in quesito e delle considerazioni appena espresse, a seguito del prospettato divorzio, sembrerebbero non esserci i presupposti per riconoscere a favore della moglie del lettore, un assegno divorzile. Non è essenziale, infatti, che la medesima guadagni meno del lettore: il tenore di vita avuto in costanza di matrimonio e di separazione è del tutto irrilevante. Nel caso specifico, quindi, sarebbero determinanti l’autosufficienza economica e la capacità reddituale della medesima, per escludere ogni diritto all’assegno divorzile.

Ovviamente, non si può escludere totalmente che la moglie del lettore, in una causa di divorzio, possa dimostrare di avere sì l’autosufficienza economica, ma non corrispondente ad un livello di reddito adeguato al contributo dato durante il matrimonio. Sarebbe necessario esaminare più approfonditamente la vicenda personale del lettore, la storia del suo matrimonio anche e non solo da un punto di vista personale ed economico.

Per queste ragioni si consiglia al lettore di rivolgersi al più presto ad un legale affinché possa approfondire l’argomento, suggerendogli le soluzioni migliori, non ultima anche quella di sondare il terreno per una soluzione consensuale e concordata del divorzio con la sua ex (soluzione peraltro conveniente per entrambi, alla luce dei costi del procedimento contenzioso e delle somme in ballo, che non appaiono elevatissime e che in quanto tali non sembrerebbero giustificare un divorzio giudiziale).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Legge 898/1970

[2] Art. 5 co. 6 Legge 898/1970

[3] Cass. civ. S.U. sent. n. 18287/2018


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