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Minacce ed offese sui social e in chat privata: che fare

26 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2019



Qualche giorno fa su una pagina facebook è iniziata una discussione a seguito di un grave incidente stradale con vittima, fra un camion ed un furgone. Un camionista, partecipante alla discussione, ha da subito mostrato toni offensivi e volgari. Nel corso delle ore, il camionista in questione si è concentrato su di me, postando ingiurie pesantissime unite a minacce in chat privata (“ho voglia di bere il tuo sangue”). Costui merita una bella lezione, cosa devo fare?

Il signore in questione ha potenzialmente commesso due reati: 

diffamazione aggravata ai sensi dell’articolo 595 codice penale (III comma) il quale stabilisce che chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più persone offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro; 

minaccia ai sensi dell’art. 612 codice penale secondo il quale chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 1.032.

Quello che si consiglia al lettore è di salvare, con degli screenshot, i post pubblicati sul social network e quanto scritto nella chat privata. Gli servirà per dare prova della condotta.

Non deve però rispondere alle provocazioni, né fare credere che la minaccia ricevuta non gli ha incusso paura.

Deve utilizzare, per dare prova legale a quanto letto su facebook, il sito https://www.hashbot.com/

oppure http://www.fawproject.com/. Tramite questo sito il lettore riuscirà a scaricare il contenuto della pagina incriminata in modo tale da ottenere una prova incontestabile della condotta di reato.

Deve inserire dal browser pc (google chrome, safari, firefox) uno dei siti sopra indicati e nella barra che gli indicheranno deve introdurre tutto quello che compare nella barra degli indirizzi del social network (per esempio https://facebook.it/……. ) e, seguendo le istruzioni, molto semplici, scaricare il contenuto informatico di quella pagina web.

A quel punto, in giudizio, potrà superare la prova di una perizia di un tecnico informatico ed eviterà una difesa dell’imputato finalizzata a disconoscere le foto acquisite con lo screenshot.

Dopodiché non resterà che procedere con la redazione della querela  e presentare la stessa presso la Procura della Repubblica o presso un commissariato di Polizia (o caserma dei Carabinieri).

Si rappresenta che, per questi reati, se considerati non aggravati, il reato è perseguibile a querela e non d’ufficio: significa che se il lettore non presenterà la querela entro tre mesi dai fatti decadrà dalla possibilità di far condannare il soggetto per i reati commessi.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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