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Spese funebri commissionate da terzi: chi è tenuto al pagamento?

26 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2019



Lo scorso mese è morto mio padre, il quale era ricoverato in una struttura per il dolore. La clinica ha comunicato il decesso solo alla sorella di mio papà. Quando sono venuta a conoscenza del fatto, ventiquattro ore dopo la sua scomparsa, la sorella aveva fatto già trasferire la salma e organizzato il funerale, senza consultarmi. Sono l’unica erede e le pompe funebri adesso si sono rivolte a me per avere il compenso. Inoltre gli era stata lasciata carta bianca, nessun preventivo. Mi trovo quindi a dover pagare ciò che non ho commissionato, € 6124 un cifra esagerata per un funerale modesto, quando avrei potuto gestire diversamente le cose. Preciso che la parente non mi ha nemmeno menzionata nelle affissioni funebri. Non essendo la committente, chiedo se sono obbligata a pagare un funerale, a prescindere dai crediti lasciati a me da mio padre, che non è stato conforme ai miei desideri nè adeguato alle mie possibilità economiche. 

Alla luce del quesito posto, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La rappresentanza: brevi cenni

Con la rappresentanza, un soggetto, definito rappresentante, agisce in nome e per conto di un altro, denominato rappresentato.

Quest’ultimo, infatti, ha evidentemente conferito un potere di gestione di un determinato affare o incarico al rappresentante, affinché questi possa, ad esempio, concludere un contratto in nome e per conto dell’altro, produttivo, quindi, di effetti per il soggetto rappresentato.

La descritta situazione giuridica, presuppone, quindi:

– che il rappresentato agisca personalmente, ma nel nome di un’altra persona. Tecnicamente questa situazione viene definita come spendita del nome;

– che il rappresentato abbia un potere, in tal senso debitamente conferitogli dal rappresentato, ed idoneo, quindi, a produrre effetti nella sfera giuridica di quest’ultimo. In altri termini, se tutto è regolare, il contratto concluso dal rappresentante sarà efficace per il rappresentato, produrrà effetti nei riguardi di quest’ultimo ed il terzo contraente avrà la possibilità di chiederne conto al medesimo.

Il rappresentante apparente

Nella descrizione precedente, si è visto che cos’è la rappresentanza, come funziona e per quali ovvie ragioni è idonea a produrre effetti giuridici nei confronti del rappresentato e non nei riguardi del rappresentante. Questi, infatti, agisce in nome e per conto altrui e non per sé stesso. Se questi saranno i presupposti dell’attività compiuta, il terzo contraente potrà e dovrà rivolgersi al rappresentato per avere conto degli obblighi nascenti dal contratto concluso dal rappresentante.

La situazione diventa totalmente diversa se il rappresentante ha agito senza alcun potere conferitogli.

In questo caso, si dice che si ha che fare con un falsus procurator. In sostanza sembrerebbe che qualcuno abbia agito in nome e per conto di un altro, ma in realtà non aveva ricevuto alcun incarico e/o potere in tal senso.

Ed allora, se le cose stanno in questi termini, cosa accade al contratto così concluso dal falso rappresentante? Il contratto in questione sarà comunque efficace nei riguardi dell’apparente rappresentato? Quali sono le possibilità per il terzo contraente e cioè, a chi deve rivolgere la propria domanda di adempimento del contratto?

Ebbene sono la legge [1] e la giurisprudenza, che la interpreta e la applica, a rispondere a queste domande, qualificando come inefficace il contratto concluso dal falsus procurator nei confronti del falso rappresentato ed affermando il diritto del terzo contraente, nei riguardi del falso rappresentante, ad ottenere il risarcimento del danno per il contratto inefficace.

Pertanto se il rappresentato è stato del tutto estraneo alla vicenda, non ha conferito alcuna procura, verbale o scritta al rappresentante, e nulla ha fatto per indurre in quest’errore/apparenza il terzo contraente, non potrà certo essere chiamato a rispondere degli obblighi nascenti dal contratto concluso tra il terzo ed il falso rappresentante.

CASO CONCRETO

Se la lettrice è stata del tutto estranea alla vicenda descritta in quesito, non potrà essere chiamata a rispondere del pagamento dei servizi funerari commissionati da sua zia. Sembrerebbe, infatti evidente che quest’ultima abbia agito senza alcun potere conferitogli, peraltro eccedendo nelle spese. In particolare, a quest’ultimo proposito, per le spese funerari affrontate dagli eredi ed in merito al conseguenziale obbligo di rimborso/pagamento pro quota, la giurisprudenza [2] ha precisato che colui che ha anticipato tali spese ha diritto di ottenerne il rimborso dagli eredi, sempre che non si tratti di spese eccessive sostenute contro la volontà espressa dai medesimi.

Pertanto, a meno che non voglia ratificare l’operato compiuto da sua zia [3] (ma sembra di capire dal quesito che non è questo il caso) la lettrice può legittimamente opporre rifiuto alle richieste della ditta di onoranze funebri, rimandandola, per ogni richiesta a sua zia, effettiva committente/responsabile del contratto di servizi funerari.

A tale scopo sarebbe opportuno una comunicazione chiarificatrice dell’intera vicenda e diretta alla predetta ditta, mediante lettera raccomandata oppure posta elettronica certificata. La lettrice potrebbe indirizzarla personalmente oppure tramite un suo legale. In quest’ultimo caso, assumerebbe ovviamente un altro peso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 1398 cod. civ.

[2] Cass. civ. sent. n. 1994/2016 – 28/2002.

[3] Art. 1399 cod. civ.


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