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Successione, Agenzia delle entrate e comunione dei beni

26 Gennaio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2019



A seguito di successione nella quale due coniugi erano in comunione dei beni, ci sono provenienti da conto bancario intestato al solo de cuius: azioni, obbligazioni e contante residuo. I primi due sono già in comunione legale, il contante vi ricade nella comunione de residuo. In dichiarazione pertanto si potrebbe far figurare solo 50% di quanto indicato dalla banca, il rimanente 50% è già di proprietà del coniuge superstite. Immagino che l’Agenzia delle Entrate chieda delucidazioni e voglia documentazione/chiarimenti prima di dare l’ok alla dichiarazione. Quale documentazione è la più opportuna? In caso bisogna fornirgliela contestualmente alla dichiarazione o solo ad avvio di un contenzioso? I coniugi erano sposati da 50 anni, per cui sul conto ci sono state entrate da redditi di lavoro del de cuius soprattutto in anni lontani, poi solo da re-investimenti in azioni/obbligazioni di quanto posseduto.

Le norme di legge prevedono che alla morte di uno dei coniugi si debba applicare all’asse ereditario il regime patrimoniale dagli stessi scelto quando erano in vita.

Infatti, in caso di apertura di successione a seguito della morte di uno dei due coniugi, qualora essi abbiano scelto di adottare il regime naturale al momento del matrimonio – che è quello della comunione legale dei beni – e non abbiano successivamente trascritto nell’atto di matrimonio la scelta per il regime della separazione dei beni, i beni ereditari cadono in successione solo nella misura del 50%, in quanto la proprietà dell’altro 50% spetta al coniuge superstite.

Pertanto in caso di successione l’attivo ereditario, comunque composto – conti correnti, titoli, immobili, ecc. – riguarderà solo il 50% dei beni da cui è formato, in quanto il residuo 50% sarà di proprietà del coniuge sopravvissuto e non entrerà nella successione.

La risposta al primo quesito dunque è la seguente.

All’Agenzia Entrate dovrà essere esibita opportuna documentazione da cui risulti che il regime patrimoniale prescelto dai coniuge è quello – naturale – della comunione legale dei beni.

A tale scopo potrebbe bastare l’estratto riassuntivo dell’atto di matrimonio dal quale non risulti alcuna trascrizione della istituzione del regime della separazione dei beni fra i coniugi.

La risposta al secondo quesito è la seguente.

Considerato che i documenti allegati alla denuncia di successione saranno probabilmente intestati al solo de cuius – saldo di estratti conto, portafoglio titoli, atti di acquisto immobili, ecc – sarà necessario che venga allegato ogni documento dal quale si possa evincere la sussistenza del regime di comunione dei beni in capo ai coniugi come ad esempio l’estratto dell’atto di matrimonio indicato sopra o il testo di atto di compravendita immobili in cui i coniugi dichiarano esplicitamente il proprio regime patrimoniale di comunione dei beni o qualsiasi altro elemento utile a confermare oggettivamente la sussistenza di detto regime comunionale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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