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Legge 104 e obbligo di convivenza

16 Dicembre 2018


Legge 104 e obbligo di convivenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



Permessi legge 104: vi è l’obbligo di residenza o basta la dimora? Che succede se il lavoratore ospita a casa il familiare coi permessi 104?

Hai un familiare disabile a cui sono stati riconosciuti i benefici della legge 104. Poiché sei tu a prendertene cura quotidianamente, hai ottenuto la possibilità di usufruire dei giorni di permesso retribuito dal lavoro durante i quali provvedi alla sua assistenza. Entrambi avete una vostra dimora: le residenze sono diverse; tuttavia stai pensando di ospitare il tuo parente in casa tua. Ti chiedi perciò quali possano essere le conseguenze di una scelta del genere e, più in generale, se la legge 104 comporta l’obbligo di convivenza.

Il tuo quesito trova risposta in due recenti sentenze, la prima a firma della Corte Costituzionale, la seconda della Corte di Appello di Lecce. Entrambe però si riferiscono a due casi differenti e differenti infatti sono le conclusioni. In un’occasione si è discusso del cosiddetto congedo straordinario retribuito, mentre nell’altra dei tre giorni al mese di permesso retribuito.

Per comprendere dunque quali devono essere i rapporti tra lavoratore-assistente e familiare-assistito in merito alla residenza e al domicilio è necessario fare alcune premesse.

I diritti di chi ha la 104

Limitando il campo della trattazione a quanto qui ci interessa, il lavoratore dipendente (sia del comparto pubblico che privato) il quale assiste, in modo prevalente rispetto agli altri parenti, un familiare portatore di handicap ha diritto a ottenere i benefici della legge 104. Tra questi, oltre alla possibilità di scegliere la sede di lavoro più vicina al luogo di dimora del disabile, vi è la possibilità di ottenere dei permessi retribuiti dal lavoro. Tali permessi sono di due tipi:

  • 3 giorni di permesso al mese retribuiti, che possono essere sfruttati anche ad ore; il lavoratore dipendente, difatti, può scegliere tra la fruizione giornaliera dei permessi e quella oraria. Se ad essere disabili sono entrambi i genitori e l’assistenza non può essere fornita contestualmente (si pensi ai genitori divorziati) si può usufruire di due permessi diversi, per un totale di 6 giorni al mese;
  • congedo straordinario fino a massimo due anni nell’arco di tutta la vita lavorativa del dipendente.

Tre giorni di permesso 104: si può ospitare a casa il familiare disabile?

Per ottenere i tre giorni di permesso al mese non bisogna essere conviventi con il disabile. Anzi, i permessi sono concessi anche se il portatore di handicap già convive con un’altra persona la quale però non se ne prende cura in via prevalente. Si pensi al caso della madre anziana e su una sedia a rotelle presso la cui casa vive ancora il figlio. La donna preferisce però che ad accudirla sia la figlia non convivente per la maggiore familiarità che ha con questa. Ebbene la figlia potrà ottenere i permessi 104 nonostante il fratello viva con la madre. Non conta né il grado di parentela, né il maggior tempo libero: per ottenere i tre giorni di permesso dal lavoro ai sensi della 104 rileva solo la volontà del portatore di handicap e il fatto di prendersi cura materialmente e quasi quotidianamente di lui. Leggi Permessi 104 se c’è già un familiare.

È altresì lecito usufruire dei giorni di permesso nonostante si conviva con il familiare disabile o si ospiti questo presso la propria abitazione. Secondo la Corte di Appello di Lecce [1], in tale comportamento no c’è alcun abuso di diritto.

Leggi anche Quanti familiari possono usufruire della legge 104?

Congedo straordinario 104: bisogna essere conviventi?

Fino a qualche giorno fa la legge prevedeva la possibilità per il lavoratore di usufruire del congedo straordinario di due anni per assistere il genitore disabile a patto che fosse stato con lui convivente. Questa disposizione è stata però cancellata dalla Corte Costituzionale [2] secondo cui, in tal modo, si finiva per creare un grave pregiudizio. Si pensi al caso di due anziani entrambi invalidi che non possono prendersi cura l’uno dell’altro; in tale ipotesi l’unica ancora di salvezza può essere un figlio per quanto non convivente. Pertanto la Consulta ha stabilito che: il congedo straordinario per assistere una persona in disabilità grave deve essere concesso anche al figlio non convivente dell’interessato, se mancano gli altri familiari legittimati dalla legge a beneficiare del periodo di astensione dal lavoro.

In questo caso, però, il figlio dopo aver ottenuto il congedo deve convivere con il genitore in modo da garantirgli una cura continuativa e stabile. Deve cioè fissare la propria dimora presso il genitore, non necessariamente la residenza. E ciò perché tale convivenza deve durare solo per l’arco del tempo in cui si usufruisce del permesso. Per «dimora» si intende il luogo ove un soggetto materialmente abita, mangia e dorme per un certo periodo di tempo. Occasionalmente può anche non coincidere con la residenza (ad esempio quando ci si deve trasferire per qualche mese in un’altra città per motivi di lavoro o di studio o quando si va nella seconda casa delle vacanze). Se però la dimora diventa abituale il cittadino ha l’obbligo di indicare tale indirizzo come il luogo di propria residenza.

Può chiedere l’iscrizione nello schedario della popolazione temporanea, chi dimora da almeno 4 mesi nel territorio del comune, ma non è ancora in grado di stabilire qui la propria residenza, per sé e per gli eventuali componenti del proprio nucleo familiare.

note

[1] C. App. Lecce sent. n. 612/18.

[2] C. Cost. sent. n. 232/18.

[3] Art. 42 5 co. D. Lgs. n. 151/01.


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