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La salute della mamma e lo sviluppo neurologico del bambino

2 Febbraio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


La salute della mamma e lo sviluppo neurologico del bambino

> Salute e benessere Pubblicato il 2 Febbraio 2019



Gli alleati materni a tutela del bambino già in fase prenatale: microbioma uterino, placenta e fetal programming.

“I figli so’piezz’e core” dice la Filumena Marturano di Eduardo De Filippo nel suo monologo di teatro. Un’espressione in dialetto campano che in italiano suonerebbe: “i figli sono pezzi di cuore” proprio per significare il legame profondissimo che intercorre tra madre e figlio. Un legame fatto di una continua serie di interscambi viscerali ed emozionali già a partire dalle prime fasi del concepimento. E tu quali opinioni hai al riguardo? Se pensi che la salute della mamma e lo sviluppo neurologico del bambino siano strettamente connessi, continua a prestarci attenzione. Sembra infatti che i primi mille giorni, vale a dire il tempo che intercorre tra il concepimento e il secondo anno di vita, siano decisivi per lo sviluppo e la crescita dell’essere umano. È infatti in questo periodo che si gettano le basi per la futura salute e quindi anche della vulnerabilità verso alcune malattie (tra cui pure quelle neurologiche). Non a caso, l’esposizione precoce del feto e del neonato a fattori chimici, fisici e ambientali costituisce oggetto di particolare attenzione tanto da trovare appositi spazi all’interno degli ultimi eventi dedicati ad innovazione e scienza [1]. Una «finestra temporale» dunque quella che va dal concepimento ai primi mesi di vita che merita un’adeguata preparazione tanto che è stata coniata pure un’espressione che va sotto il nome di “Fetal Programming” che in italiano suonerebbe come “programmazione fetale”.

Fetal programming: cos’è?

Con l’espressione fetal programming, presa in prestito dall’inglese, ci si intende riferire alla “programmazione” che controlla lo sviluppo dei tessuti e degli organi del corpo in fase fetale. Questo significa che i fattori che intervengono a regolamentare lo sviluppo dell’embrione non sono solo quelli del patrimonio genetico, vale a dire ciò che l’individuo eredita dai genitori, ma anche i fattori cosiddetti ambientali.

I meccanismi biofisici e molecolari che guidano la gravidanza stanno infatti evidenziando quanto sia importante l’ambiente intrauterino che è connesso anche all’ambiente esterno.

L’importanza della fase prenatale per il nascituro

Viste le ripercussioni sul futuro del nascituro degli «eventi prenatali» (confermate anche da studi epidemiologici), è cruciale che la mamma adotti una serie di accorgimenti sia prima che durante la gravidanza.

Stando a quanto dichiarato dal Prof. Alessandro Rolfo del dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino e dell’Ospedale Sant’Anna “la preparazione alla gravidanza è da iniziare in fase preconcezionale per ridurre il rischio di complicanze”. E questo focus sugli accorgimenti da seguire, vale per entrambi i genitori, perché i marchi epigenetici si trasmettono anche dal padre, ma in pratica come si traduce questa disciplina? È lo stesso Prof. Rolfo a venirci in aiuto quando dichiara che “bisogna prestare attenzione alla nutrizione, al metabolismo e allo stile di vita. Gli eventi a cui il feto è esposto nell’ambiente intrauterino – si pensi allo stress della madre, alla sua alimentazione o all’esposizione ad agenti inquinanti – si ripercuoto quindi sul suo sviluppo”.

Un tris d’assi, a partire dal regime alimentare, con i cibi consigliati e da evitare in gravidanza che può rivelarsi davvero cruciale per la vita in via di formazione.

La “scatola nera” della salute dell’individuo: di cosa si tratta?

Non si può esaustivamente parlare della vita intrauterina, senza spostare il focus sulla placenta. Quest’ultimo è infatti un organo su cui si stanno concentrando numerosi studi, dato il suo ruolo centrale nella comparsa di alcune malattie in età adulta.

“È un organo-chiave nel successo di una gravidanza – è sempre il Prof. Rolfo a dirlo – in quanto supporta lo sviluppo embrionale in modo totale e non è solo un luogo di scambio di ossigeno e nutrienti. È una “scatola nera” della salute dell’individuo, da cui trarre molte indicazioni preziose sulla predisposizione alle malattie”.

È inoltre una notizia relativamente recente quella che vede la ricerca indirizzata verso l’identificazione di nuovi farmaci biologici per il corretto sviluppo della placenta stessa. In parallelo, devono anche menzionarsi alcuni neo-biomarcatori: rilevabili con un semplice esame del sangue, che permetteranno uno «screening» precoce sulle condizioni di salute.

Microbioma uterino: cos’è?

La nostra pelle, i tratti respiratori e gastrointestinali costituiscono l’habitat per miliardi di microorganismi che compongono una sorta di ecosistema; quest’ultimo può subire alterazioni sin dai primi stadi dello sviluppo di una nuova vita, quindi già durante la gestazione e il parto.

Ne consegue che se il microbioma materno subisce alterazioni durante queste fasi, ciò va a ripercuotersi a cascata su quello del bambino, mettendo le radici per le future malattie. A sostenere questa linea di pensiero, una ricerca statunitense che attesta appunto come l’ambiente uterino sia tutto tranne che sterile, con una popolazione batterica del bambino in via di sviluppo a partire già dalla fase della gravidanza.

Microbioma uterino e sviluppo neurologico del bambino

Proseguendo con l’analisi del microbioma, sia della mamma che del bambino, di particolare interesse è pure l’impatto su di esso di alcune pratiche mediche. A fare da capofila in questa ricerca, è Sharon Meropol, curatrice della revisione di uno studio di recente pubblicazione [2].

“Per ironia della sorte – è Meropol a dichiarare – sono proprio alcune pratiche della medicina moderna a influenzare il microbioma, cosa che potrebbe avere conseguenze inaspettate e interferire con il normale sviluppo del sistema neurologico, oltre che immunitario e metabolico del nascituro”.

Secondo la ricercatrice “eventuali alterazioni nel microbioma potrebbero contribuire allo sviluppo di un’ampia gamma di disturbi dello sviluppo neurologico, oltre a problemi come asma, obesità e allergie”.

Quali pratiche mediche per uno sviluppo sano del bambino?

“Studi recenti – è sempre Meropol [3] a sostenere – suggeriscono che alcune pratiche tradizionali come il parto naturale, il contatto diretto tra madre e neonato subito dopo la nascita e l’allattamento al seno, potrebbero promuovere lo sviluppo sano del microbioma nel bambino”.

Si tenga anche nella dovuta considerazione che gli studi sull’argomento sono iniziati a partire dal 2000 e che da allora sono sempre più numerose le prove a sostegno di questa positiva sinergia tra alcune pratiche mediche e la salute del bambino. I benefici sarebbero riscontrabili a più livelli: immunologico, metabolico e psicosociale, anche in caso di parto prematuro.

Sviluppo neurologico e quoziente intellettivo: doni materni?

Garantire al nascituro un buon habitat per il suo sviluppo neurologico significa anche mettere le fondamenta migliori per un buon quoziente intellettivo. E qui forse non si è ancora detto nulla di così particolarmente nuovo, ma le cose potrebbero cambiare se ci si spingesse ad affermare che l’intelligenza è un dono materno. Sembrano peraltro numerosi i ricercatori allineati in tal senso; tra i primi, o forse il primo in assoluto: Robert Lehrke.

A seguire un team di studiosi appartenenti all’Università di Ulm, a cui andrebbe il merito di aver scoperto come i geni connessi ad abilità cognitive si trovino nel cromosoma X, quindi della madre. Anche uno studio tedesco sembra poi essere dell’avviso, che il miglior indizio per predire il quoziente intellettivo di un bambino sia il Q.I. (Quoziente Intellettivo) della madre.

Cosa s’intende per geni condizionati?

Se è vero che l’intelligenza si eredita per via matrilineare, allora è bene soffermarsi un attimo su quelli che sono stati definiti “geni condizionati”. Con tale espressione ci si riferisce a dei geni contrassegnati da una sorta di “etichetta biochimica” che consentirebbe di tracciarne le origini e di rivelare anche se siano o meno attivi all’interno delle cellule dei discendenti.

La cosa interessante è che alcuni di questi geni sembrano essere attivi solo se ereditati per via materna. Ne discende che se lo stesso gene è ereditato per via paterna, lo stesso verrebbe disattivato. Quindi se è vero che l’intelligenza è una questione in parte ereditaria, sono ormai numerose le ricerche che dimostrano come l’intelligenza sia situata nel cromosoma X e visto che il portatore del cromosoma X è la mamma, un bello “smacco” per tutta la cultura patriarcale.

Stress psico-fisico della mamma e sviluppo cognitivo del nascituro

Che gli umori e le abitudini materne potessero influire sul bambino era qualcosa di noto da tempo, ma i risultati di uno studio condotto da ricercatori statunitensi della Wayne State University, presentati a Boston durante il convegno della Società di Neuroscienze, evidenziano anche dell’altro. Sembra quindi acclarato come lo stress psico-fisico della madre influisca sullo sviluppo, sopratutto cognitivo, del nascituro.

Nel dettaglio, i ricercatori hanno eseguito delle scansioni sul cervello del feto. Più propriamente, sono state effettuate delle risonanze magnetiche sul cervello di una cinquantina di nascituri in un preciso intervallo temporale della fase di gestazione.

Tra i fattori di stress monitorati delle puerpere: lo stato sociale di appartenenza e lo stato d’animo generale. Nel dettaglio, le risonanze magnetiche hanno evidenziato che i sistemi neurologici dei bambini di donne in stato depressivo, o particolarmente in ansia per motivi economici, erano organizzati in maniera meno efficiente. È la prima volta che attraverso delle immagini è stato possibile vedere l’impatto diretto dello stress materno sullo sviluppo del cervello del feto, indipendente dalle influenze ambientali che si producono dopo la nascita.

Cervelletto: organo chiave nello sviluppo neurologico: perché?

“Il cervello – secondo quanto sostenuto da Moriah Thomason che ha coordinato il team di ricerca statunitense – non si sviluppa in una sola sequenza, ma probabilmente sviluppa prima le aree più critiche”. Per i ricercatori a giocare un ruolo centrale sarebbe il cervelletto, particolarmente vulnerabile agli effetti dello stress prenatale o comunque delle prime fasi della vita. E’ proprio in questo organo che si troverebbe la più alta concentrazione di recettori dei glucocorticoidi, cioè di ormoni coinvolti nella risposta dell’organismo allo stress e questo in misura maggiore proprio nella fase prenatale.

Malformazione del bambino e responsabilità medica

Se il ginecologo sbaglia la diagnosi sul feto, non informando i parenti del fatto che il bambino presenterà delle malformazioni alla nascita, non è tenuto, in via automatica, al risarcimento del danno. Infatti, per ottenere l’indennizzo, la madre deve riuscire a provare, innanzi al tribunale, che, se fosse stata informata correttamente del problema, avrebbe abortito. In mancanza di tale dimostrazione, non vi è alcuna responsabilità del medico sul piano risarcitorio. È questo il chiarimento fornito dalla Cassazione in una recente sentenza particolarmente interessante.

GUARDA IL VIDEO



Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Festival dell’innovazione e della scienza 2018 di Settimo Torinese nell’incontro – «La salute inizia in pancia».

[2] Si confronti intervista a Sharon Meropol contenuta nel numero speciale della rivista “Birth Defects Research Part C EmbryoToday”.

[3] Ut sopra. Intervista a Sharon Meropol contenuta nel numero speciale della rivista “Birth Defects Research Part C EmbryoToday”.

 


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