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Facebook può disattivare un account?

16 Dicembre 2018


Facebook può disattivare un account?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



Profilo Facebook chiuso, bloccato o sospeso senza motivazione: come presentare opposizione.

Prima di attivare il tuo account Facebook hai letto tutte le condizioni d’uso imposte dalla piattaforma? Sai che, se ne violi una, potresti subire la disattivazione del profilo o della pagina che hai aperto sul social network? E se ciò dovesse accadere, avresti la possibilità di opporti? Di tanto si è occupata una recente e interessante sentenza del tribunale di Pordenone [1], forse una delle prime in materia. È la scusa per trattare un argomento di comune interesse: Facebook può disattivare un account? In tal caso, come può un piccolo utente opporsi alla decisione di una società così grande e forte? La risposta può apparire semplice: ricorrendo al giudice italiano. Ma sulle modalità pratiche potrebbero sorgere dei dubbi. Ecco allora i chiarimenti di cui hai bisogno per orientarti in questa materia così nuova e spesso oscura anche per gli stessi avvocati.

Quando Facebook può chiudere o sospendere una pagina o un account

Nel momento in cui apri un profilo o una pagina su Facebook (così come su qualsiasi altro social network) sei obbligato a cliccare su una serie caselle a dimostrazione che hai letto ed accettato le condizioni contrattuali del social. Tra queste vi è quella che elenca la policy d’uso ossia le pratiche considerate scorrette. Ecco alcune delle condotte considerate illecite (puoi trovare l’elenco completo dello standard della community a questo link):

  • minacce nei confronti di alcuni utenti o invito all’uso della violenza;
  • promozione o pubblicizzazione di attività criminali come atti di terrorismo, odio razziale, omicidi, violenza organizzata, sovversioni;
  • contenuti deplorevoli che incitano all’odio;
  • immagini forti che celebrano la sofferenza o l’umiliazione di altri;
  • immagini di nudo, di atti sessuali, di pornografia minorile;
  • adescamento: Facebook pone un limite quando i contenuti facilitano, incoraggiano o coordinano gli incontri sessuali tra adulti;
  • contenuti che esprimono crudeltà e insensibilità;
  • fake news: Facebook ha iniziato una battaglia ufficiale contro le notizie false;
  • account aperti a nome di persone decedute: quando Facebook viene a sapere che una persona è deceduta, rende commemorativo il suo account aggiungendo “In memoria di” sopra il nome nel profilo della persona. In questo modo è chiaro che l’account è ora commemorativo e viene protetto da tentativi di accesso e attività fraudolenta;
  • spam: vietata la pubblicità ingannevole, la frode o la diffusione di virus per accedere agli account altrui;
  • violazioni del copyright: su Facebook non si possono condividere video protetti, di proprietà altrui, senza il consenso del titolare. Stesso discorso per immagini, audio e testo.

Profilo falso su Facebook

Da circa tre anni Facebook ha iniziato una lotta contro i profili falsi. Quando ha il sospetto che un account sia aperto a nome di un soggetto diverso da quello dichiarato, il social chiede all’utente una copia dei documenti di identità per accertarsi della sua effettiva identità. Il fenomeno si è esteso a tutto il mondo. 

Ricordiamo che aprire un profilo falso su Facebook è reato se ciò è finalizzato a compiere atti illeciti: non solo furti d’identità e diffamazioni, ma anche per far credere ad altri di essere qualcuno che non si è (si pensi al caso di un utente che apre a proprio nome un profilo spacciandosi come il titolare di una grande azienda solo per rimorchiare le ragazze, quando in realtà svolge tutt’altro lavoro). Leggi anche Il profilo falso su Facebook è reato se usato per…

Facebook può sospendere o chiudere un account?

La violazione di una delle norme comportamentali appena indicate può comportare la sospensione o la disattivazione dell’account Facebook o della pagina privata. È una prerogativa che Facebook si è riservato per tutelare la sua community. Ma cosa può fare l’utente per opporsi? Immaginiamo di condividere sul nostro profilo un video che riteniamo essere di pubblico dominio quando, in realtà, è stato realizzato da un autore che si è riservato l’uso dello stesso. Anziché chiederci di cancellare il contenuto, il titolare si rivolge direttamente a Facebook per segnalare l’illegittimo utilizzo. Il social, senza dirci nulla, ci chiude la pagina. Può farlo? Allo stesso modo, potrebbe succedere di condividere un’immagine di protesta contro le violenze ai danni di una popolazione; la foto è particolarmente forte e minaccia di turbare la sensibilità degli utenti. Facebook può sospendere il nostro account senza dirci nulla? Ecco qual è stata la risposta della nostra giurisprudenza.

Come opporsi a Facebook se disattiva una pagina o un account

Il social network non può chiudere un profilo o una pagina di un utente senza prima dargli la possibilità di difendersi ed, eventualmente, di ravvedersi. Almeno questa è l’opinione del tribunale di Pordenone. Si tratterebbe infatti di una sanzione sproporzionata rispetto alla violazione commessa, tenendo comunque conto che la nostra Costituzione – così come quella di ogni Stato democratico – consente la libertà di espressione e comunicazione.

Stop alle censure immotivate di Facebook dunque. Il social network non potrà più disattivare profili sulla base di violazioni solo presunte e evidenziate senza contraddittorio. Nel caso di specie era stato condiviso un video in presunta violazione della normativa in materia di proprietà intellettuale. Secondo il tribunale, visto che il video era stato caricato da una pagina pubblica e il ricorrente, appena avvertito del presunto illecito, ha provveduto a levarlo dalla pagina, la condotta «non può certo qualificarsi quale chiara, seria e reiterata violazione delle condizioni per l’utilizzo del social network». Inoltre, «la società, a fronte di un possibile abuso, peraltro commesso in buona fede, ha deciso di sanzionare il ricorrente con il blocco e poi la chiusura della pagina senza consentire allo stesso di giustificarsi, adottando un rimedio del tutto sproporzionato rispetto agli addebiti mossi, finendo così non solo per violare le norme contrattuali, ma anche violando i diritti costituzionalmente garantiti all’utente». 

note

[1] Trib. Pordenone, sent. n. 2139/2018.


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