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Blocco stipendi: spetta risarcimento dal 2010

11 Novembre 2017 | Autore:
Blocco stipendi: spetta risarcimento dal 2010

Dal 2010 ad oggi i dipendenti pubblici hanno subito l’illegittimo blocco degli stipendi e, pertanto, hanno diritto all’indennizzo ed al risarcimento

Il mancato rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici è illegittimo e incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale [1], che nel 2015 ha affermato che il blocco della contrattazione collettiva viola la legge [2].  I dipendenti pubblici, infatti, hanno diritto all’adeguamento annuale del loro stipendio in base  all’aumento del costo della vita. Di contro, questo adeguamento non si verifica dal 2010.  Di conseguenza, dal 2010 ad oggi i dipendenti pubblici hanno subito l’illegittimo blocco degli stipendi e, pertanto, hanno diritto sia ad un indennizzo che ad un risarcimento. Ma procediamo con ordine.

Lo “sblocco della contrattazione pubblica” ed il bonus di 500 euro

In attesa del via libera allo sblocco dei contratti degli statali, che dovrebbe avvenire a breve, il Governo ha promesso ai dipendenti pubblici, che per anni hanno subito il blocco del loro stipendio, il rimborso una tantum in busta paga. Si tratta di una somma – pari in media a 450-500 euro – che, con molta probabilità, verrà accreditata ai dipendenti pubblici a titolo di arretrati sullo stipendio (per approfondimenti leggi: Dipendenti: in arrivo il “bonus arretrati” di 500 euro). Questo bonus, a ben vedere, si manifesta del tutto insufficiente a fronte del danno realmente subito dai dipendenti pubblici. Ed infatti, resta il problema relativo al danno subito dai lavoratori pubblici negli anni passati: gli stipendi, infatti, sono fermi dal 2010. Come anticipato, però, la Corte Costituzionale è intervenuta solo nel 2015. Ciò non significa che per il periodo pregresso non sia possibile ottenere il risarcimento. Sul punto, però, è bene compiere delle precisazioni.

Blocco stipendi: risarcimento e indennizzo

Il blocco della contrattazione collettiva per gli stipendi statali è stato previsto da una legge del 2010 [3]. Ciò significa che dal 2010 al 2015 – anno in cui questa legge è stata dichiarata incostituzionale – il mancato adeguamento degli stipendi è stato il frutto dell’osservanza di una disposizione normativa. Di conseguenza, è vero che il blocco della contrattazione collettiva ha causato un danno ai dipendenti pubblici. Questo danno, però, è stato causato perché la legge (poi dichiarata incostituzionale) aveva previsto il blocco della contrattazione pubblica. Il danno subito dai dipendenti, quindi, è stato causato dal compimento di un’attività formalmente lecita. Dal momento in cui, invece, questa legge è stata dichiarata incostituzionale, il mancato adeguamento – produttivo del medesimo danno – è diventato un’attività illecita e dunque idonea a far sorgere in capo al dipendente pubblico il diritto al risarcimento del danno.

Se dal compimento di un’attività illecita deriva il diritto al risarcimento del danno; dal compimento di un’attività che, sebbene formalmente lecita, sia comunque produttiva di danni, deriva il diritto ad ottenere un indennizzo. Questa distinzione giuridica non cambia la sostanza dei fatti, ossia il diritto di poter richiedere allo Stato la liquidazione di una somma pari a quella che il dipendente avrebbe dovuto percepire se il suo contratto fosse stato correttamente adeguato.

Fatta questa opportuna premessa si può dunque affermare che i dipendenti pubblici possono chiedere allo Stato:

  • il risarcimento per inadempimento per il periodo successivo alla pubblicazione della sentenza, ossia dal 30 luglio 2015 e fino alla data in cui avverrà l’effettivo rinnovo del contratto;
  • per i periodi pregressi, cioè per il blocco della contrattazione negli anni che precedono la sentenza, è possibile chiedere un indennizzo derivante da attività legittima dello Stato.

Da gennaio 2010, pertanto, i dipendenti pubblici non hanno mensilmente percepito l’adeguamento del loro stipendio a causa di un provvedimento legislativo che nel 2015 è stato cancellato dalla Corte Costituzionale. Il disagio economico è stato patito in diretta conseguenza di una norma che non esiste più dal mese di agosto 2015. Nonostante questo, il blocco è oggi ancora attivo e gli adeguamenti non arrivano. È di tutta evidenza, quindi, che i dipendenti pubblici hanno diritto a richiedere gli incrementi stipendiali che avrebbero dovuto ricevere negli 85 mesi circa finora trascorsi. E tra indennizzo (dal 2010 al 30.07.2015) e risarcimento (dal 30.05.2015 all’effettivo rinnovo) si parla di cifre molto elevate che nulla hanno a vedere con il contentino dell’una tantum (pari a 500 euro) di cui si discute in questi giorni.


note

[1] Corte Costituzionale, sent. n. 178 del 24.06.2015.

[2] L. n. 448/1998.

[3] art. 9 comma 17 del Decreto Legge 78/2010 convertito dall’art 1 comma 1 della Legge n. 122/2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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14 Commenti

  1. Buonasera,
    chi nel frattempo è andato in pensione potrà ottenere il risarcimento e gli arretrati fino a settembre 2016 ?

    1. Sono andata in pensione il 15/12/2012 mi aspettano gli arretrati per il mancato rinnovo contrattuale sino al 2012 cosa bisogna fare. Grazie

  2. Avendo bloccato lo stipendio, anche a chi lavora con ente pubblico, con contratto privatistico, ha diritto al rimborso?

  3. per i neo pensionati , oltre a ricevere gli arretrati dall’ex datore di lavoro (Azienda sanitaria provinciale) spetta anche il ricalcolo dell’importo della pensione?

  4. Io sono andato in pensione il 31. 12.2010, sono stato subito bloccato da questa legge farsa, sono 7 anni in pensione e non ho mai avuto n essun adeguamento, che devo fare.

  5. Sono un pensionato della PA, sono andato in pensione il 31 dicembre 2010, sono stato subito bloccato dalla entrata in vigore della nuova legge.

  6. Essendo andato in pensione a febbraio 2015. La vicenda interessa anche il mio caso? Essendo
    ex dipendente pubblico

  7. Sono andata in pensione il 15/12/2012 mi aspettano gli arretrati per il mancato rinnovo contrattuale sino al 2012 cosa bisogna fare. Grazie

  8. Come volevasi dimostrare…
    non abbiamo visto nessuna una tantum nel mese di gennaio né tanto meno a febbraio. Anzi lo stipendio di febbraio è arretrato (altro che arretrati…) in misura consistente grazie ad una nuova trattenuta, questa sì una tantum, relativa ad un conguaglio fondo pensione (novità assoluta) che varia in misura proporzionale allo stipendio. Nel mio caso 130 euro in meno. Beffati per l’ennesima volta.

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