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Chi va in carcere perde il lavoro?

19 Gennaio 2019 | Autore:
Chi va in carcere perde il lavoro?

Il detenuto mantiene il posto di lavoro? L’azienda può licenziare il dipendente arrestato? Chi va in carcere conserva il diritto alla retribuzione?

Le persone che vanno in carcere sono quelle che hanno commesso un reato: per nessun altro tipo di infrazione, infatti, la legge prevede una sanzione del genere. Possiamo definire il reato come quella condotta talmente grave alla quale l’ordinamento reagisce con la punizione più severe che possa infliggere: la reclusione, appunto. Per ovvie ragioni, stare in prigione impedisce al detenuto di compiere quelle normali attività che prima, quando era libero, era solito porre in essere: essendo ristretto nell’istituto penitenziario, chiaramente la sua libertà è limitatissima. Tra le cose che un detenuto non potrà più fare c’è anche quella di lavorare: a differenza degli arresti domiciliari, chi si trova in prigione non può chiedere il permesso di uscire per andare a lavorare. Cosa accade, dunque? Probabilmente penserai alla risposta più ovvia: chi va in carcere perde il lavoro. In realtà non è così; o meglio, non lo è sempre. Bisogna distinguere a seconda del reato commesso, o meglio della sua circostanza: se il colpevole, infatti, ha agito per finalità estranee a quelle lavorative, la sua azienda non può licenziarlo in tronco. In pratica, se vai a finire in carcere per motivi del tutto diversi dal tuo lavoro, non puoi essere licenziato su due piedi. Se quanto ti ho narrato sinora ti interessa, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: ti spiegherò se chi va in carcere perde il lavoro.

Carcere: si perde il posto di lavoro?

Chi va in carcere perde il lavoro? La risposta più scontata è quella affermativa: come potrebbe un detenuto raggiungere il posto di lavoro? D’altronde, non sarebbe ingiusto continuare a retribuirlo mentre sconta la sua pena? A queste domande ha risposto la giurisprudenza, secondo cui chi va in carcere mantiene il posto di lavoro, ma a determinate condizioni. Vediamo quali sono.

Chi va in carcere mantiene il posto di lavoro?

Chi va in carcere mantiene il posto di lavoro se il reato per cui è stato condannato in via definitiva non riguarda la propria professione e se lo stato di detenzione del dipendente non causa un danno eccessivo all’azienda [1]. In pratica, se il crimine che hai commesso nulla c’entra con l’impresa per cui lavori ed essa, durante la reclusione, riesce a sopperire alla tua assenza, allora hai diritto a conservare il posto di lavoro, anche se sei stato condannato a scontare una pena detentiva. Al contrario, se il delitto concerne proprio il tuo lavoro (ad esempio, sei stato riconosciuto colpevole di aver sottratto indebitamente somme di danaro dalle casse dell’azienda), allora sì che il tuo datore potrà licenziarti in tronco. Ugualmente, si potrà procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro se occorre necessariamente assumere qualcuno che ti sostituisca, pena grave pregiudizio per l’azienda.

La Corte di Cassazione precisa che bisogna distinguere da caso a caso, a seconda di fattori che di volta in volta dovranno essere esaminati e tenuti in debito conto: ad esempio, un elemento fondamentale per comprendere se chi va in carcere mantiene il posto di lavoro è la durata della carcerazione, così come lo sono l’importanza delle mansioni svolte dal detenuto, l’organizzazione aziendale, la possibilità di sostituirlo o di procedere a nuove assunzioni, ecc.

Il detenuto che conserva il lavoro va pagato?

Il fatto che chi va in carcere mantiene il posto di lavoro (almeno in linea di massima) non significa che conserva automaticamente anche il diritto alla retribuzione: ed infatti, bisogna scindere tra i due aspetti, visto che il datore di lavoro, pur non potendo licenziare in tronco il dipendente finito in gattabuia, è legittimato a non retribuirlo. Quindi, chi va in carcere non perde il lavoro, ma la retribuzione sì.

Chi va in carcere ha diritto al reintegro nel posto di lavoro?

La Suprema Corte [2] si è spinta oltre, stabilendo non soltanto che chi va in carcere non perde il lavoro, ma anche che, nel caso di licenziamento illegittimo derivante proprio dallo stato di detenzione, al lavoratore spetta il risarcimento del danno e, se lo chiede, il reintegro nel posto di lavoro.

note

[1] Cass., sent. n. 12721/2009.

[2] Cass., sent. n. 26561/2007.

Autore immagine: Pixabay.com


2 Commenti

  1. Buongiorno e grazie per queste info. vorrei fare una domanda. Un detenuto può fissare la residenza in carcere anche dopo che ha scontato la pena? grazie

    1. Molti Comuni d’Italia consentono di conservare la propria residenza in carcere anche dopo aver acquistato la libertà ad un numero limitato di ex detenuti senza più dimora. Sono ipotesi eccezionali, consentite nel caso in cui il detenuto abbia soggiornato a lungo dietro le sbarre e, all’uscita, non sappia più dove andare. Si tratta di una residenza provvisoria: decorso un determinato lasso di tempo si procede alla cancellazione d’ufficio.

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