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Come verificare taratura autovelox

16 Dicembre 2018


Come verificare taratura autovelox

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



Multa stradale per eccesso di velocità: verbale nullo se il Comune non allega le verifiche periodiche di funzionalità dell’apparecchio.

Hai recentemente ricevuto una raccomandata con, all’interno, una multa per eccesso di velocità. Un autovelox ti ha fotografato mentre viaggiavi su una strada statale. La velocità rilevata è di poco superiore al limite: chiunque avrebbe potuto distrarsi per qualche secondo e sbagliare. Trattandosi di una differenza minima, ti chiedi se non possa trattarsi piuttosto di un errore dell’autovelox: chi ti assicura che l’apparecchio fosse correttamente funzionante? Sai bene che ormai tutti gli strumenti di controllo elettronico della velocità devono essere sottoposti – oltre alla normale verifica di funzionalità all’atto del collaudo, che però avviene una sola volta – a una taratura annuale. Senza tale check-up il verbale – a detta della Corte Costituzionale – è illegittimo. Ma come verificare la taratura dell’autovelox?

In questi ultimi anni sono state emesse delle sentenze della Cassazione che danno una risposta a tale quesito. Ecco cosa hanno detto i giudici della suprema Corte con una ordinanza pubblicata in questi giorni [1] che riprende gli ultimi orientamenti in materia.

Non basta il verbale a certificare il funzionamento dell’autovelox

Prendi in mano la multa che ti è stata spedita dalla polizia stradale o dalla municipale. È molto probabile che vi troverai scritto «la contravvenzione è stata elevata a mezzo di autovelox modello … n…. il cui corretto funzionamento è stato verificato all’inizio delle operazioni dagli agenti…». Ebbene, questa dizione – che dovrebbe servire a tranquillizzare l’automobilista sull’assenza di difetti della macchinetta, in quanto effettuata da un pubblico ufficiale – secondo la Cassazione non è sufficiente. Non basta cioè che l’agente dichiari di aver accertato il funzionamento dell’autovelox prima di metterlo in azione e di aver controllato che lo stesso non fosse guasto. A garanzia dell’utente della strada, il verbale deve indicare i dati della prima omologazione e dell’ultima taratura. Ciò perché, quando nel 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittimo il codice della strada nella parte in cui non impone un controllo periodico di tutti gli strumenti di controllo elettronico della velocità, ha raccomandato che la taratura avvenisse almeno una volta all’anno. Con la conseguenza che il verbale è illegittimo se tale operazione non è stata eseguita da una ditta specializzata E proprio su questo aspetto si è poi inserita la Cassazione prescrivendo un ulteriore elemento come presupposto di validità della multa: non basta effettuare la taratura; non basta neanche che i verbali della stessa siano messi a disposizione del cittadino tutte le volte che voglia prenderne visione (magari subito dopo aver ricevuto una multa, al fine di valutare se fare ricorso o meno), ma è anche necessario che la contravvenzione indichi espressamente la data dell’ultimo controllo eseguito sull’autovelox. E ciò perché non si può onerare il cittadino di una verifica presso gli uffici pubblici. 

Come fare annullare la multa autovelox

In buona sostanza, se esiste un modo certo per ottenere l’annullamento di una multa per eccesso di velocità è quello di: 

  • verificare che il verbale contenga l’indicazione della data di prima omologazione e dell’ultima taratura;
  • verificare che tale taratura sia stata effettivamente eseguita;
  • in caso contrario contestare l’omessa taratura o l’omessa indicazione della stessa sul verbale.

Come verificare se l’autovelox è stato sottoposto a taratura

Non è il cittadino a dover verificare che l’autovelox sia stato sottoposto a taratura, ma è l’amministrazione a dovergliene rendere conto indicando gli estremi dell’ultimo check-up nel verbale stesso. Il trasgressore poi potrà fare una ulteriore verifica (per accertarsi che ciò che è riportato nel verbale corrisponde al vero) presentando una istanza di accesso agli atti amministrativi. 

Nel caso di specie deciso dai giudici supremi, «il verbale non indicava alcun dato relativamente alla omologazione e alla taratura dell’autovelox» ma «si limitava ad attestare» genericamente che «l’apparecchiatura era stata debitamente omologata e revisionata». Questa osservazione non è stata ritenuta sufficiente, ragion per cui la multa è stata ritenuta nulla.

La Cassazione ha ricordato che «tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento», essendo inutili, invece, «certificazioni di omologazione e conformità».

L’amministrazione deve comprovare l’effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura dell’autovelox. È assolutamente irrilevante, quindi, il fatto che «il verbale riporti che la violazione sia stata rilevata a mezzo apparecchiatura autovelox debitamente omologata e revisionata, della quale gli agenti avevano accertato preventivamente e costantemente la corretta funzionalità» se però non vengono riportati gli estremi di tali operazioni di controllo (ad esempio il numero di protocollo e le date) in modo da consentire al cittadino una puntuale verifica. 

«La prova del regolare funzionamento dell’apparecchiatura al momento della constatazione dell’infrazione non è insita nel peculiare valore del verbale di accertamento», da contrastare, quindi, solo con «la querela di falso».

In sostanza, «il verbale non riveste fede privilegiata – e quindi non può far fede fino a querela di falso – in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura autovelox» in merito al «contestato eccesso di velocità».

note

[1] Cass. ord. n. 32369/2018 e n. 5227/2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 4 ottobre – 13 dicembre 2018, n. 32369

Presidente Lombardo – Relatore Abete

Motivi in fatto ed in diritto

Con ordinanza ex art. 204 c.d.s. in data 5.12.2011 veniva ingiunto ad D.A. il pagamento della complessiva somma di Euro 345,30 in relazione al verbale n. (omissis) , elevato dalla polizia municipale di Roma, con il quale le era stata contestata la violazione di cui all’art. 142, 8 co., c.d.s. commessa il (omissis), a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio “autovelox”.

Con ricorso al giudice di pace di Roma D.A. proponeva opposizione.

Deduceva, tra l’altro, che il verbale di contestazione non indicava alcun dato relativamente alla omologazione ed alla taratura dell’apparecchio “autovelox”, ovvero si limitava ad attestare che l’apparecchiatura era stata “debitamente omologata e revisionata”.

Chiedeva l’annullamento del verbale.

Con sentenza n. 51356/2013 l’adito giudice di pace rigettava l’opposizione. Interponeva appello D.A. .

La Prefettura di Roma – Ufficio Territoriale del Governo non si costituiva e veniva dichiarata contumace.

Con sentenza n. 9400/2017 il tribunale di Roma rigettava il gravame.

Dava atto previamente il tribunale della declaratoria – con pronuncia n. 113/2015 – di illegittimità costituzionale dell’art. 45, 6 co., del c.d.s. da parte della Corte costituzionale.

Indi evidenziava che/ alla stregua delle indicazioni di cui al verbale di accertamento della violazione dovevano reputarsi rispettati i requisiti richiesti per la regolarità della contestazione.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso D.A. ; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni susseguente statuizione.

La Prefettura di Roma – Ufficio Territoriale del Governo non ha svolto difese.

Con l’unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360, 1 co., n. 3, cod. proc. civ. la violazione e falsa applicazione della legge n. 273/1991, dell’art. 345 del d.p.r. n. 495/1992, dell’art. 23, 12 co., della legge n. 689/1981, dell’art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 e dell’art. 2697 cod. civ.; ai sensi dell’art. 360, 1 co., n. 5, cod. proc. civ. la contraddittorietà della motivazione.

Deduce che con l’esperito appello aveva specificamente censurato la statuizione di primo grado nella parte in cui il primo giudice aveva respinto la doglianza concernente la mancata prova della omologazione e della taratura dell’apparecchio “autovelox”.

Deduce che ha reiterato la surriferita censura in seconde cure viepiù alla luce della sentenza n. 113/2015 della Corte costituzionale.

Deduce che il tribunale, pur avendo dato atto che “le apparecchiature di misurazione della velocità (…) devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro funzionamento” (così sentenza impugnata, pag. 5), ha tuttavia ritenuto in maniera del tutto incongrua che i requisiti richiesti per la regolarità della contestazione fossero stati osservati.

Il ricorso è fondato e va accolto.

Questa Corte spiega che, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere periodicamente tarate e verificate nel loro corretto funzionamento, non essendone consentita la dimostrazione od attestazione con altri mezzi quali le certificazioni di omologazione e conformità (cfr. Cass. 11.5.2016, n. 9645).

E spiega ancora che, poiché, a seguito della declaratoria di illegittimità costituzionale dell’art. 45, 6 co., del dec. lgs. n. 285/1992 (Corte cost. 18.6.2015, n. 113), tutte le apparecchiature di misurazione della velocità devono essere sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura, in caso di contestazioni circa l’affidabilità dell’apparecchio il giudice è tenuto ad accertare se tali verifiche siano state o meno effettuate (Cass. (ord.) 11.1.2018, n. 533).

Ebbene, nella fattispecie non risulta, in rapporto all’ampia proiezione del primo motivo di appello e con riferimento all’apparecchiatura “autovelox” con la quale si ebbe a contestare ad D.A. in data 25.1.2011, alle ore 9,41, la violazione di cui all’art. 142, 8 co., c.d.s., né che la prefettura abbia allegato e comprovato l’effettuazione di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura né che il tribunale abbia riscontrato l’effettuazione di siffatte verifiche.

In questi termini non è sufficiente che il verbale riporti che “la violazione era stata rilevata a mezzo apparecchiatura autovelox (…) debitamente omologata e revisionata, della quale gli agenti (…) avevano accertato preventivamente e costantemente la corretta funzionalità” (così sentenza impugnata, pag. 5).

Al contempo non può essere condivisa l’affermazione del tribunale secondo cui “la prova del regolare funzionamento dell’apparecchiatura al momento della constatazione dell’infrazione (…) sia insita nel peculiare valore del verbale di accertamento, per contraddire il quale l’unico rimedio esistente sarebbe stato la querela di falso” (così sentenza impugnata, pag. 5).

Difatti, nel giudizio di opposizione a ordinanza – ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa pecuniaria, il verbale di accertamento dell’infrazione fa piena prova fino a querela di falso solo e limitatamente ai fatti attestati dal pubblico ufficiale come da lui compiuti o avvenuti in sua presenza, o che abbia potuto conoscere senza alcun margine di apprezzamento o di percezione sensoriale, nonché quanto alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni a lui rese (cfr. Cass. 20.3.2007, n. 6565).

Evidentemente il verbale non riveste fede privilegiata – e quindi non può far fede fino a querela di falso – in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura “autovelox”, allorché e nell’istante in cui ebbe a rilevare a carico della D. il contestato eccesso di velocità.

In accoglimento del ricorso va cassata la sentenza del tribunale di Roma n. 9400/2017, con rinvio allo stesso tribunale in persona di diverso magistrato.

All’enunciazione, in ossequio alla previsione dell’art. 384, 1 co., cod. proc. civ., del principio di diritto ben può farsi luogo per relationem, nelle medesime forme espresse dalle massime desunte dagli insegnamenti di questa Corte n. 9645/2016 e n. 533/2018.

Nonché nelle ulteriori seguenti forme:

il verbale di contestazione della violazione di cui all’art. 142, 8 co., c.d.s., a seguito della rilevazione della velocità operata con apparecchio “autovelox”, non riveste fede privilegiata – e quindi non fa fede fino a querela di falso – in ordine all’attestazione, frutto di mera percezione sensoriale, degli agenti circa il corretto funzionamento dell’apparecchiatura “autovelox”, allorché e nell’istante in cui l’eccesso di velocità è rilevato.

In sede di rinvio si provvederà alla regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

In dipendenza del buon esito del ricorso non sussistono i presupposti perché, ai sensi dell’art. 13, 1 co. quater, d.p.r. n. 115/2002, la ricorrente sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma del 1 co. bis dell’art. 13 cit..

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza del tribunale di Roma n. 9400/2017 e rinvia allo stesso tribunale in persona di diverso magistrato anche per la regolamentazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

 


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