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Pensione: cosa cambia nel 2019

21 Dicembre 2018 | Autore:


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Aumento assegni, blocco dei requisiti per la pensione anticipata, incremento di 5 mesi per le altre pensioni, quota 100, integrazione con reddito di cittadinanza: novità 2019.

Sono davvero numerose le novità previste in materia di pensione dal 1° gennaio 2019: dall’aumento dell’importo degli assegni Inps, comprese le prestazioni di assistenza come l’assegno sociale, e del trattamento minimo, grazie alla rivalutazione dell’1,1%, all’incremento dei requisiti per la generalità delle pensioni, al blocco degli adeguamenti per la pensione anticipata. Ci sono poi delle novità molto importanti che stanno per essere confermate da un apposito provvedimento normativo: si tratta della pensione quota 100 e della pensione di cittadinanza, o meglio dell’integrazione della pensione col reddito di cittadinanza.

Confermata anche la proroga dell’opzione donna, una pensione di anzianità sperimentale che può essere raggiunta dalle lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 anni per le lavoratrici autonome). Appena definito, poi, il provvedimento sul taglio delle pensioni d’oro attraverso l’applicazione di un contributo di solidarietà: il taglio degli assegni più alti va da un minimo del 15% a un massimo del 40%, a seconda delle fasce d’importo.

Per conoscere, nel dettaglio, tutte le novità, procediamo per ordine e facciamo il punto sulla pensione: cosa cambia nel 2019.

Rivalutazione della pensione 2019

Dal 2019 tutte le pensioni e le prestazioni riconosciute dall’Inps, se inferiori a 3 volte il trattamento minimo, aumentano dell’1,1% grazie all’applicazione del meccanismo di perequazione. Ricordiamo che la rivalutazione, o perequazione della pensione, consiste nell’adeguamento dell’importo del trattamento all’inflazione. Con l’attuale normativa, l’adeguamento della pensione in misura pari al 100% dell’inflazione è applicato soltanto ai trattamenti d’importo sino a 3 volte il minimo, ossia sino a 1.522,26 euro mensili (valore 2018; per il 2019 il valore previsto è pari a 1539 euro).

Come si rivaluta la pensione dal 2019?

Le pensioni che superano di 3 volte il trattamento minimo subiscono una riduzione della rivalutazione, che dal 2019 cambia, rispetto agli adeguamenti applicati in precedenza. Nel dettaglio:

  • per le pensioni fino a 3 volte il minimo, l’adeguamento è pari al 100%;
  • per le pensioni oltre 3 e fino a 4 volte il minimo è del 97%;
  • per le pensioni oltre 4 e fino a 5 volte il minimo è del 77%;
  • per le pensioni oltre 5 e fino a 6 volte il minimo è del 52%;
  • per le pensioni oltre 6 e fino a 8 volte il minimo è del 47%;
  • per le pensioni oltre 8 e fino a 9 volte il minimo è del 45%;
  • per le pensioni oltre 9 volte il minimo è del 40%.

In pratica, con questo sistema, chi possiede una pensione pari a 1.600 euro dal 2019 beneficia dell’applicazione di una rivalutazione pari al 100% dell’inflazione sui primi 1530 euro (3 volte il minimo nel 2019), mentre per l’importo che supera 3 volte il trattamento minimo ottiene una rivalutazione pari al 97% dell’inflazione.

Per saperne di più: Come cambiano gli importi delle pensioni dal 2019.

Aumento pensioni 2019

Nel dettaglio, le pensioni riconosciute dall’Inps, nel 2019, aumenteranno in questo modo, salvo interventi del Governo:

  • pensioni fino a 3 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,1%;
  • pensioni di importo da 3 a 4 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari all’1,067%;
  • pensioni di importo da 4 a 5 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,847%;
  • pensioni di importo da 5 a 6 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,572%;
  • pensioni di importo da 6 a 8 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,517%;
  • pensioni di importo da 8 a 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,495%;
  • pensioni di importo oltre 9 volte il minimo: si applicherà un tasso di rivalutazione pari allo 0,44%.

Taglio pensioni d’oro 2019

Le pensioni più elevate, d’importo superiore a 100mila euro annui (circa 5mila euro netti al mese), subiranno un taglio fisso in misura percentuale per 5 anni, con l’applicazione di un contributo di solidarietà.

Nello specifico, il taglio delle pensioni d’oro dovrebbe funzionare in questo modo:

  • pensione tra 100 e 130mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro;
  • pensione tra 130 e 200mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130mila euro;
  • pensione tra 200 e 350mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200mila euro;
  • pensione tra 350 e 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200mila euro, taglio dell’assegno pari al 35% per la parte eccedente i 350mila euro;
  • pensione oltre i 500mila euro: taglio dell’assegno pari al 15% per la parte eccedente i 100mila euro, taglio dell’assegno pari al 25% per la parte eccedente i 130mila euro, taglio dell’assegno pari al 30% per la parte eccedente i 200mila euro, taglio dell’assegno pari al 35% per la parte eccedente i 350mila euro, taglio del 40% dell’assegno per la parte eccedente i 500mila euro.

Le pensioni calcolate col sistema integralmente contributivo non saranno tagliate.

Pensione quota 100 2019

Dal 2019, la pensione potrà essere raggiunta anche quando la quota posseduta dal lavoratore, cioè la somma degli anni di contributi e d’età, risulta almeno pari a 100, con un’età minima di 62 anni ed una contribuzione minima di 38 anni.

La pensione con quota 100 potrà essere ottenuta solo dopo un determinato periodo di attesa: si tratta delle cosiddette finestre fisse, che saranno 4 ogni anno per i lavoratori del settore privato, a partire da aprile 2019, 2 per i dipendenti pubblici, da ottobre 2019,  e una sola per il personale della scuola.

Ai fini del requisito contributivo si potranno sommare versamenti accreditati in gestioni previdenziali diverse, escluse le casse dei liberi professionisti; è ancora incerta la possibilità di far valere senza limiti i periodi coperti da contributi figurativi. Per quanto riguarda il calcolo dell’assegno, non sono previste penalizzazioni, né l’applicazione di ricalcoli.

Per approfondire: Pensione quota 100, come funziona?

Blocco requisiti per la pensione anticipata ordinaria

La pensione anticipata ordinaria si può ottenere, sino al 31 dicembre 2018, con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, e con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini.

Dal 2019 il requisito sarebbe dovuto aumentare:

  • a 43 anni e 3 mesi di contributi, per i lavoratori;
  • a 42 anni e 3 mesi di contributi, per le lavoratrici.

Secondo quanto indicato nel cosiddetto “pacchetto previdenza” 2019, però, dal 2019, e sino al 2023, i requisiti per la pensione anticipata resteranno gli stessi; la decorrenza dovrebbe però essere spostata in avanti di tre mesi con l’applicazione delle finestre fisse.

Blocco dei requisiti per la pensione anticipata precoci

lavoratori precoci, cioè coloro che possiedono almeno 12 mesi di contributi versati prima del 19° anno di età, possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contributi, se appartengono a una delle categorie salvaguardate: disoccupati, invalidi in misura almeno pari al 74%, caregiver (coloro che assistono, da almeno 6 mesi, un familiare entro il 1° grado- a determinate condizioni entro il 2° grado- convivente, con handicap grave) e addetti ai lavori gravosi e usuranti.

Per ciascuna di queste categorie sono previsti dei requisiti specifici, al fine di ottenere la pensione anticipata precoci. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2019, c’è tempo sino al 1° marzo 2019 per inviare la domanda di certificazione dei requisiti, anche se potranno essere prese in considerazione domande tardive sino al 30 novembre 2019. Per chi perfeziona i requisiti richiesti entro il 31 dicembre 2020, ci sarà tempo sino al 1° marzo 2020 per inviare la domanda, e resterà aperta la valutazione delle domande tardive sino al 30 novembre 2020, e così via, di anno in anno, in quanto il beneficio è strutturale.

Aumento requisiti pensione anticipata a 64 anni

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo della pensione può ottenere, nel 2019, la pensione anticipata a 64 anni di età. Si tratta della cosiddetta pensione anticipata contributiva, che potrà essere ottenuta, nel 2019, con i seguenti requisiti:

  • almeno 64 annidi età;
  • almeno 20 anni di contributi;
  • un assegno di pensione pari almeno a 2,8 volte l’assegno sociale, cioè pari a 1268,40 euro mensili (valore valido per l’anno 2018; non è ancora possibile sapere se nel 2019 l’assegno sociale, attualmente pari a 453 euro, sarà incrementato).

Ricordiamo che i lavoratori che hanno diritto al calcolo integralmente contributivo della pensione e che possono richiedere la pensione anticipata contributiva sono coloro che:

Proroga opzione Donna 2019

Nel 2019, con tutta probabilità, sarà prorogata l’opzione donna, una speciale pensione agevolata dedicata alle sole lavoratrici, che possono anticipare notevolmente l’uscita dal lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della prestazione.

Ad oggi, per potersi pensionare con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti di età:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni e 7 mesi di età entro il 31 luglio 2016, e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Con la proroga dell’opzione donna si vorrebbe offrire l’opportunità di ottenere questo trattamento sino al 31 dicembre 2019, rendendo così possibile raggiungere la pensione per tutte le lavoratrici che possiedono 35 anni di contributi, ma con un minimo di 58 anni di età (se dipendenti, diversamente, se autonome, con un minimo di 59 anni).

Nona salvaguardia

Tra i vari interventi volti a limitare le conseguenze negative della Legge Fornero è stata ipotizzata anche la proroga, per il 2019, degli interventi di salvaguardia.

In particolare, si vorrebbe una nona salvaguardia per consentire la pensione con le vecchie regole, cioè con le regole precedenti all’entrata in vigore della Legge Fornero: di anno in anno, a partire dal 2012, data di entrata in vigore della Riforma Fornero, si sono difatti succeduti otto decreti di salvaguardia.

La nona salvaguarda dovrebbe tutelare le stesse categorie beneficiarie dell’ultima salvaguardia, ossia:

Ape volontario 2019

Nel 2019 potrà ancora essere richiesto, inoltre, l’Ape volontario, ossia l’anticipo pensionistico che consente l’uscita dal lavoro con 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, il cosiddetto prestito pensionistico, un finanziamento che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

Il trattamento è esentasse: ciò significa che l’assegno ricevuto mensilmente a titolo di Ape non ha trattenute tributarie, non essendo gravato dalle imposte.

L’Ape volontario, al contrario dell’Ape sociale, cioè all’anticipo a carico dello Stato, non è uguale alla futura pensione (con il tetto massimo di 1500 euro), ma può arrivare:

  • al 75% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 36 mesi;
  • all’80% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è superiore a 24 e pari o inferiore a 36 mesi;
  • all’85% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’Ape è compresa tra 12 e 24 mesi;
  • al 90% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, se la durata di erogazione dell’APE è inferiore a 12 mesi.

L’Ape volontario determina un taglio della futura pensione: la penalizzazione non è soltanto dovuta ai costi di restituzione di prestito pensionistico, ma anche all’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza e al contributo per il fondo di garanzia.

Proroga Ape sociale 2019

Nel 2019 sarà anche prorogato l’Ape sociale, cioè l’anticipo pensionistico a carico dello Stato. L’ultima possibilità di inviare le domande per quest’agevolazione, relativamente all’anno 2018, era il 30 novembre. Le nuove domande di certificazione dei requisiti per l’Ape sociale 2019 dovrebbero essere inviate entro il 31 marzo 2019, con la possibilità di apertura di una seconda finestra sino al 15 luglio 2019 e di una “finestra d’emergenza” al 30 novembre 2019, come per le annualità passate.

Per sapere quali sono i requisiti necessari per accedere all’agevolazione: Ape sociale, i requisiti.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni 2019

Restano infine invariati, nel 2019, i requisiti per accedere alla pensione agevolata a favore degli addetti a mansioni usuranti e turni notturni. Questa pensione di anzianità, lo ricordiamo, si può raggiungere con un minimo di 35 anni di contributi e di 61 anni e 7 mesi di età.

Nel dettaglio, per ottenere la pensione di anzianità, è necessario che il lavoratore maturi i seguenti requisiti, validi sino al 31 dicembre 2026 (non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita):

  • quota pari a 97,6, con:
    • almeno 61 anni e 7 mesi d’età;
    • almeno 35 anni di contributi.

Dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione non è più necessario attendere la cosiddetta finestra, pari a 12 mesi per i dipendenti e a 18 mesi per gli autonomi, perché è stata abolita dalla Legge di bilancio 2017.

Se l’interessato possiede anche contributi da lavoro autonomo, i requisiti sono aumentati di un anno.

Hanno diritto alla pensione d’anzianità anche i lavoratori adibiti a turni notturni, ma le quote sono differenti a seconda del numero di notti lavorate nell’anno.

Per saperne di più: Pensione addetti ai lavori usuranti ed ai turni notturni.

Aumento requisiti pensione di vecchiaia ordinaria 2019

La pensione di vecchiaia ordinaria è un trattamento che gli iscritti all’Inps (assicurazione generale obbligatoria, gestioni sostitutive ed esclusive, gestioni dei lavoratori autonomi, gestione separata…) possono attualmente ottenere con:

  • 66 anni e 7 mesi di età sino al 31 dicembre 2018;
  • 20 anni di contributi (15 anni per chi può beneficiare di una delle cosiddette deroghe Amato);
  • un assegno superiore a 1,5 volte l’assegno sociale, per chi non possiede versamenti entro il 31 dicembre 1995, o per chi è comunque assoggettato al calcolo integralmente contributivo della prestazione.

Dal 2019, l’età pensionabile salirà a 67 anni, a causa dell’adeguamento alla speranza di vita media, che determina l’incremento di 5 mesi del requisito.

L’incremento non ha luogo per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi, non beneficiari dell’Ape sociale.

Aumento requisiti pensione di vecchiaia e di anzianità in totalizzazione

La totalizzazione è uno strumento che dà la possibilità di ottenere il diritto alla pensione sommando i contributi versati in gestioni diverse.

In pratica, i contributi non coincidenti accreditati presso fondi previdenziali diversi sono sommati per verificare il diritto alla pensione. Per quanto riguarda la misura della pensione, cioè l’ammontare dell’assegno, ogni gestione calcola la quota di prestazione secondo le proprie regole: se, però, presso la gestione non si raggiunge il diritto ad autonoma pensione, si applica il calcolo contributivo della prestazione.

La facoltà di totalizzazione, prima dell’introduzione del cumulo, era molto utilizzata, soprattutto per l’aumentare dei lavoratori con una carriera discontinua, che versano contributi in più gestioni. Con l’entrata in vigore del cumulo le domande di totalizzazione sono diminuite a causa del fatto che questa nuova possibilità, almeno presso le gestioni Inps, non obbliga al ricalcolo contributivo della prestazione.

Con la totalizzazione è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia, con:
    • 65 anni e 7 mesi di età: il requisito aumenta a 66 anni dal 2019;
    • 20 anni di contributi;
    • l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti alla liquidazione del trattamento, pari a 18 mesi;
    • in ogni caso, per ottenere la pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione, devono esistere gli ulteriori requisiti, diversi da quelli di età ed anzianità contributiva, previsti dai rispettivi ordinamenti dei fondi previdenziali;
  • la pensione di anzianità, con:
    • 40 anni 7 mesi di contributi: il requisito aumenta a 41 anni dal 2019;
    • l’attesa di una finestra di 21 mesi;
  • è possibile poi ottenere la pensione d’inabilità e la pensione ai superstiti.

Aumento requisiti pensione di vecchiaia anticipata 2019

La pensione di vecchiaia anticipata è un trattamento che si può ottenere con un’età pensionabile inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia ordinaria; la prestazione può essere richiesta da diverse categorie di invalidi, tra cui i non vedenti e chi possiede un’invalidità riconosciuta almeno pari all’80%. Oltre al riconoscimento dell’invalidità, però, il lavoratore deve soddisfare diverse condizioni per usufruire dell’agevolazione:

  • possesso di almeno 20 anni di contributi (15 anni per i beneficiari di una delle deroghe Amato);
  • possesso di un’età almeno pari a 60 anni e 7 mesi di età, se uomini, o a 55 anni e 7 mesi, se donne; i requisiti aumenteranno, rispettivamente, a 61 ed a 56 anni dal 2019;
  • per i non vedenti, i requisiti di età sono pari, rispettivamente, a 55 anni e 7 mesi per gli uomini e 50 anni e 7 mesi per le donne; i requisiti aumenteranno, rispettivamente, a 56 ed a 51 anni dal 2019.

Non sono ammessi al beneficio i lavoratori del settore pubblico ed i lavoratori autonomi.

Aumento requisiti pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi

Chi non possiede versamenti al 31 dicembre 1995 può ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi: l’età richiesta per il diritto al trattamento è pari, nel 2018, a 70 anni e 7 mesi, dal 2019 a 71 anni.

La pensione può essere ottenuta, in alcuni casi, da chi opta per il sistema di calcolo contributivo della pensione o da chi si avvale del computo presso la gestione Separata. per approfondire: Opzione contributiva

Pensione di cittadinanza 2019

Il 2019 vedrà anche l’operatività del reddito di cittadinanza, un sussidio a favore di tutti coloro che si trovano sotto la soglia di povertà. L’intervento dovrebbe essere attuato in due fasi: dal 2019, tutte le pensioni basse si trasformeranno in pensione di cittadinanza ed aumenteranno sino a 780 euro al mese, per chi possiede i requisiti di reddito e patrimoniali richiesti (patrimonio mobiliare non superiore a 10mila euro, patrimonio immobiliare oltre alla prima casa non superiore a 30mila euro, Isee non superiore a 9360 euro); successivamente, tutti i cittadini senza redditi, o con redditi sotto la soglia di povertà, se in possesso dei requisiti patrimoniali richiesti, avranno diritto al reddito di cittadinanza da 780 euro al mese.

L’attuazione in due fasi non è dovuta all’assenza di risorse, come chiarito dalla viceministro all’Economia Laura Castelli, ma alla necessaria riforma dei centri per l’impiego, che richiederà circa 4 mesi di tempo. Senza la riforma dei centri per l’impiego, riconoscere il reddito di cittadinanza non sarebbe possibile, in quanto il sussidio è subordinato all’adesione, da parte dei beneficiari, a misure di politica attiva del lavoro. I disoccupati, in pratica, dovranno impegnarsi, supportati dai centri per l’impiego riformati, nella ricerca attiva di lavoro, nella frequenza di corsi di formazione e dovranno lavorare per 8 ore alla settimana a favore del Comune di residenza.

Quest’impegno non è invece richiesto per la pensione di cittadinanza, in quanto la misura interessa i soli pensionati, non più in età lavorativa. La pensione di cittadinanza dovrebbe assorbire sia l’integrazione al trattamento minimo, che dal 2019 ammonterà a 513 euro al mese, che le maggiorazioni sulla pensione, come la maggiorazione sociale e l’incremento al milione: considerando che dal 2019 la pensione minima, comprensiva di integrazione al trattamento minimo, maggiorazione sociale e incremento al milione, può arrivare a circa 650 euro mensili, la differenza con la pensione di cittadinanza non sarebbe enorme. La misura, in ogni caso, dovrebbe essere applicata sia alle prestazioni previdenziali, come la pensione di vecchiaia o anticipata, che alle prestazioni di assistenza, come l’assegno sociale.

Per approfondire: Pensione di cittadinanza 2019.


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1 Commento

  1. Salve, da quanto leggo nell’emendamento presentato dal governo alla legge di bilancio 2019 le percentuali di indicizzazione delle pensioni si applicano su tutto l’importo e non solo sulla fascia oltre tre volte il minimo come specificato nell’esempio da voi pubblicato. Saluti

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