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La prescrizione dei crediti tra marito e moglie

16 Dicembre 2018


La prescrizione dei crediti tra marito e moglie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2018



La sospensione della prescrizione tra coniugi non opera per i crediti legati al mantenimento: in tutti gli altri casi si verifica la sospensione.

Alcuni anni fa, tuo marito ti ha chiesto un prestito. Aveva bisogno di soldi e tu glieli hai dati senza pensarci troppo, ma con la promessa – fatta a voce – che, prima o poi, te li avrebbe restituiti, cosa che però non è mai avvenuta. Di tanto in tanto, nei successivi anni, gli hai ricordato l’impegno preso ma mai reclamando i tuoi diritti in modo categorico, anche per non turbare la serenità familiare. Né tantomeno ti sei mai sognata di fargli firmare un documento in cui ammettesse il proprio debito e si impegnasse a restituirtelo entro un termine prefissato. Ora però che i rapporti tra di voi si sono incrinati e vi siete separati hai intenzione di non attendere oltre. Peraltro lui ha smesso anche di versarti l’assegno di mantenimento impostogli dal giudice della separazione. Le somme che ti deve sono ormai lievitate. Hai così fatto la voce grossa e gli hai chiesto la restituzione immediata dei soldi. Per tutta risposta, ti ha detto che i termini sono ormai scaduti e che il vecchio debito è caduto in prescrizione. Tu gli hai fatto presente che, se anche non esiste una carta che dimostri il prestito, è inverosimile che tra coniugi si firmino contratti. Per stabilire chi di voi ha ragione è necessario conoscere una regola del codice civile non a tutti nota: quella della prescrizione dei crediti tra marito e moglie e della relativa sospensione. 

Se non sai di cosa stiamo parlando, non ti devi preoccupare. Qui di seguito ti spiegheremo, in modo semplice e pratico, cosa prevede la legge in caso di debiti tra coniugi. Lo faremo anche alla luce di una recentissima sentenza della Cassazione [1] che è intervenuta in tema di prescrizione dell’obbligo di pagamento dell’assegno di mantenimento. Ma procediamo con ordine.

Prescrizione dei debiti

I debiti vanno sempre restituiti, a meno che il denaro non sia stato regalato. Secondo la giurisprudenza, nell’incertezza di ricostruire la natura del passaggio di denaro – se a titolo di prestito o di donazione – è la parte che ha ricevuto i soldi a dover dimostrare che si è trattato di un regalo. Quindi, si parte da una presunzione di prestito salvo prova contraria. 

Il prestito tra privati non richiede necessariamente un contratto scritto: ben può avvenire verbalmente; l’importante è che ci sia stata la consegna del denaro. È in questo stesso momento che nasce un rapporto giuridico e l’obbligo della restituzione. In questo modo si stipula – seppur in modo informale – un contratto di mutuo.

La restituzione del denaro deve avvenire nel termine concordato o, in assenza di una specifica indicazione, a richiesta del mutuante. 

Se il mutuante non rivendica il proprio diritto, ossia non si cura di pretendere la restituzione dei soldi, il suo credito si prescrive in dieci anni. Se però nell’arco di questo decennio il beneficiario rilascia una dichiarazione scritta in cui ammette il debito, il termine di prescrizione si sospende e inizia a decorrere da capo (e così per ogni successiva ammissione del debito). 

La sospensione della prescrizione si può ottenere anche con una diffida scritta inviata dal mutuante al mutuatario; anche in tale ipotesi il termine inizia a decorrere di nuovo dall’inizio e la prescrizione si sposta in avanti di altri 10 anni.

Sospensione della prescrizione tra coniugi

Il codice civile [2] stabilisce che la prescrizione rimane sospesa tra coniugi. Cosa significa questa affermazione? Si presume che, tra marito e moglie, i rapporti siano sempre improntanti alla reciproca collaborazione e che, proprio in ragione dell’affetto familiare, i diritti non vengano rivendicati categoricamente. Una diffida o, peggio, un’azione legale potrebbe turbare l’armonia familiare. Con la conseguenza che, anche se trascorrono più di 10 anni, il credito non cade in prescrizione. Si può quindi pretendere un pagamento anche se si è formato il normale termine di prescrizione proprio perché la prescrizione tra coniugi non opera o meglio “si sospende”. La sospensione cessa di esistere quando però i coniugi si separano o divorziano: in tale ipotesi il termine torna a decorrere. 

Prescrizione dell’assegno di mantenimento

Come tutti i debiti, anche l’assegno di mantenimento cade in prescrizione, ha cioè una “data di scadenza”.

Il diritto al pagamento dell’assegno di mantenimento ha ad oggetto prestazioni autonome, distinte e periodiche da pagare in termini inferiori all’anno per cui il termine di prescrizione è di 5 anni decorrenti dalle singole scadenze di pagamento [3]. Tale infatti è la disciplina prevista dal codice civile [4] secondo cui si prescrivono in cinque anni (…) in generale tutto ciò che deve pagarsi periodicamente entro un anno o in termini più brevi.

Il termine riguarda le singole rate e inizia a decorrere dalle singole scadenze di pagamento delle prestazioni dovute, in relazione alle quali sorge di volta in volta il diritto all’adempimento. Dunque la prescrizione non decorre dalla data della pronuncia della sentenza di separazione [5].

Sospensione della prescrizione dell’assegno di mantenimento

Secondo la Cassazione la sospensione della prescrizione tra coniugi non opera per i crediti legati all’assegno di mantenimento accordato con la separazione personale. La riluttanza a convenire in giudizio l’ex collegata al timore di turbare l’armonia familiare non è infatti configurabile in caso di crisi ormai conclamata, con la conseguente cessazione della convivenza.

Quindi, gli arretrati dell’assegno di mantenimento vanno reclamati entro massimo cinque anni inviando un sollecito altrimenti cadono in prescrizione e non possono più essere pretesi, neanche ricorrendo al giudice.

note

[1] Cass. ord. n. 32524/18 del 14.12.2018.

[2] Art. 2941 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 13414/2010.

[4] Art. 2948 n. 4 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 7981/2014, n. 6975/2005.

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 9 ottobre – 14 dicembre 2018, n. 32524

Presidente Giancola – Relatore Caiazzo

Rilevato che:

T.C. propose opposizione avverso il precetto con cui la moglie separata, B.D. – sulla premessa che il marito, pur avendo regolarmente corrisposto l’assegno di mantenimento fissato nella sentenza di separazione emessa dal Tribunale di Lanciano, non l’aveva però integrato con la rivalutazione periodica – aveva chiesto il pagamento delle differenze dovute, eccependo: che il credito era prescritto e di dovere soltanto la somma di Euro 746,91, dall’ottobre 2008 all’ottobre 2012, comprensiva di quanto richiestogli, pagata banco judicis ed accettata dalla moglie in conto del dovuto.

Resisteva la B. .

Il Tribunale respinse l’opposizione sul rilievo che la prescrizione restava sospesa per effetto del perdurante vincolo matrimoniale, a norma dell’art. 2941, n. 1, c.p.c..

Il T. propose appello, deducendo che la prescrizione, nei rapporti tra i coniugi, non era sospesa in ordine al credito derivante dall’assegno di mantenimento. La Corte d’appello dell’Aquila, con sentenza non definitiva del 14.1.2015, ha accolto parzialmente l’impugnazione limitatamente al motivo riguardante la liquidazione delle spese per la notifica del precetto e gli onorari del processo esecutivo (che invece vanno liquidate dal giudice dell’esecuzione), e al calcolo della rivalutazione, rimettendo la causa a nuovo ruolo con separata ordinanza.

Con sentenza definitiva del 21.10.15, la stessa Corte d’appello ha riliquidato la somma dovuta alla B. per rivalutazione, limitandola a Euro 8788,72 – inferiore a quanto accertato dal c.t.u. – in mancanza di appello incidentale.

Il T. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resiste la B. con controricorso.

Ritenuto che:

Con il primo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione degli artt. 2948 e 2941, n.1, c.c., nonché del principio di equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post-matrimoniali e delle azioni esercitate dai coniugi separati. Al riguardo, il ricorrente ha richiamato recente giurisprudenza di questa Corte nel senso della non sospensione della prescrizione in ordine al credito derivante dal mantenimento al coniuge separato.

Con il secondo motivo è stata denunziata violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., avendo la Corte d’appello errato nel condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali, per soccombenza, atteso il parziale accoglimento dell’appello.

Il primo motivo va accolto in conformità dell’ormai consolidato orientamento di questa Corte a tenore del quale la sospensione della prescrizione tra coniugi di cui all’art. 2941, n. 1, cod. civ. non trova applicazione al credito dovuto per l’assegno di mantenimento previsto nel caso di separazione personale, dovendo prevalere sul criterio ermeneutico letterale un’interpretazione conforme alla ratio legis, da individuarsi tenuto conto dell’evoluzione della normativa e della coscienza sociale e, quindi, della valorizzazione delle posizioni individuali dei membri della famiglia rispetto alla conservazione dell’unità familiare e della tendenziale equiparazione del regime di prescrizione dei diritti post-matrimoniali e delle azioni esercitate tra coniugi separati. Nel regime di separazione, infatti, non può ritenersi sussistente la riluttanza a convenire in giudizio il coniuge, collegata al timore di turbare l’armonia familiare, poiché è già subentrata una crisi conclamata e sono già state esperite le relative azioni giudiziarie, con la conseguente cessazione della convivenza, il venir meno della presunzione di paternità di cui all’art. 232 cod. civ. e la sospensione degli obblighi di fedeltà e collaborazione (Cass., n. 7981/14; ord. n. 18078/14; n. 8987/16).

Il secondo motivo è assorbito dall’accoglimento del primo.

Pertanto, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte d’appello dell’Aquila, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello dell’Aquila, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati significativi, a norma del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, art. 52.


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